Tra le indiscrezioni più gettonate degli ultimi tempi riguardo Apple vi sono quelle relative alle automobili. Alcuni giorni fa era stata vista girare per le strade californiane una strana Dodge nera in leasing all'azienda guidata da Tim Cook e dotata di una nutrita serie di fotocamere. Si è pensato sin da subito alla possibilità di una versione in proprio di Street View da integrare nell'app Mappe, che aveva perso la funzionalità dopo il divorzio da Google. Non tutti erano convinti, tra cui l'analista Rob Enderle, più propenso per studi sulle auto a guida autonoma, come sta facendo proprio la già citata Google. Ipotesi fantasiosa? Forse meno di quanto creduto, dato che ci sono degli sviluppi interessanti.

carplay

Il nuovo report proviene dall'autorevole Financial Times (via 9to5Mac), che attraverso le sue fonti sarebbe venuto a conoscenza di un buon flusso di nuovi dipendenti in Apple provenienti dal settore automobilistico. A questa campagna acquisti avrebbero contribuito, e lo starebbero facendo tuttora, numerosi incontri tra i designer guidati da Jonathan Ive ed elementi di spicco dell'industria a quattro ruote, talvolta solo per chiacchiere informali talvolta per vere offerte di lavoro. Queste persone opererebbero all'interno di un "laboratorio top secret", creato poco dopo settembre scorso, e guidato da manager di lunga esperienza interna, principalmente provenienti dal gruppo di sviluppo dell'iPhone. A insospettire su un progetto più grande di un'evoluzione di CarPlay sarebbero soprattutto il profilo e l'esperienza degli innesti. A riguardo, è disponibile un indizio pubblico, ovvero il profilo LinkedIn di Johann Jungwirth, entrato in Apple proprio a settembre 2014 dopo quasi 17 anni in Daimler/Mercedes-Benz, dov'era diventato presidente e CEO della divisione americana dedicata a ricerca e sviluppo. Ufficialmente occupa un ruolo dirigenziale nell'ambito Mac, ma per quanto non si possa mai escludere la volontà di un cambio di carriera è difficile pensare che uno col lauto incarico citato poco sopra passi a ricoprire un ruolo inferiore limitato perlopiù allo sviluppo di nuovi computer. Non vi sarebbe da stupirsi, dunque, se si trattasse solo di una copertura, contando su un'assenza di particolari sospetti da parte dei media che potesse innescare domande. Fino ad oggi.

I rumor su una macchina made in Cupertino si rincorrono da molto. Nel 2007 si parlava addirittura di una collaborazione con Volkswagen per realizzarla, mentre 5 anni dopo, nel 2012, il membro (ex dal 10 marzo prossimo) del consiglio di amministrazione Apple Michael Drexler ha rivelato che tra i sogni di Steve Jobs c'era pure una iCar. Un pensiero che sembra ricorrere periodicamente nell'area di One Infinite Loop e che potrebbe risultare un'eredità del defunto CEO, quantomeno dal punto di vista spirituale. Di certo il crescente interesse di Google può essere tra i maggiori motivi di una discesa in campo da parte di Apple, come sappiamo impegnata in una guerra aperta contro la rivale di Mountain View in qualsiasi settore possa farle battaglia. Ma anche Tesla, la famosa azienda di automobili elettriche guidata dall'imprenditore Elon Musk, potrebbe essere negli obiettivi. Il dente si sta avvelenando specialmente negli ultimi tempi, in cui si sta assistendo a una migrazione di ingegneri da una parte all'altra, costringendo l'esecutivo Apple a controproposte per tenerli o riprenderli, con scarso successo a detta di Musk. Difficile pensare che scaramucce impiegatizie possano portare a un'offensiva tecnico/commerciale su vasta scala, ma qualcuno internamente sembrerebbe essere certo che avverrà.

Fin qui abbiamo analizzato quelle che potrebbero in fondo essere "reazioni d'orgoglio". Ci sono però altri due fattori potenzialmente più determinanti che sono da considerare: il primo è relativo alla stessa Apple, che dalla seconda era Jobs ad oggi non ha mai mancato la partecipazione a sfide importanti dal punto di vista innovativo al fine di ridefinire un mercato più o meno esistente. Le auto elettriche hanno ancora forti margini di sviluppo, mentre sulle soluzioni a guida totalmente autonoma la corsa seria è di fatto appena iniziata. Una iCar potrebbe pertanto avere in tal senso un impatto non troppo diverso da quello avuto da iPod, iPhone e iPad. Il secondo è un discorso puramente economico, che ci ricorda John Gruber di Daring Fireball. Come dimostrano i principali marchi di lusso del settore auto, occupare una ricca nicchia può portare a conseguire grandi profitti, molto graditi ad Apple. Anche qui si rinverrebbe un'analogia con l'iPhone, la cui quota è sì su scala globale piuttosto distante da quella del dominante Android, ma porta guadagni superiori in virtù del suo posizionamento. Lecito pensare che per il debutto motoristico si agirebbe al medesimo modo, andando a scontrarsi con Tesla e le tedesche di fascia alta piuttosto che battersi con modelli di grandi volumi.

Un fuoco in grado di contenere tanta carne, ma ci vorrà tanto tempo. Lo sviluppo di automobili è ben più lungo di quello di un tablet, ancor più per chi come Apple sta muovendo i suoi primi passi. Occorreranno diversi anni prima che si potrà parlare concretamente di eventuali debutti; fino ad allora rimarremo come oggi nel campo delle indiscrezioni, ben lontani dal "laboratorio top secret" (sempre che il solito Gurman non trovi modo di avvicinarsi pure lì...).