Dalle nostre latitudini di Apple Pay non se ne parla molto, visto il mancato supporto al di fuori degli Stati Uniti almeno per questa che si può ancora considerare di fatto la fase di lancio del servizio (e la prima "annusata" al di fuori del continente americano arriverà a breve in Cina). Tuttavia a Cupertino non nascondono grandi ambizioni a riguardo, forti anche di un crescente numero di banche, negozi e istituzioni pronti ad accettare questa tipologia di pagamenti elettronici. Una torta a cui altre aziende non vogliono di certo rinunciare.

Samsung è tra le principali, che negli scorsi giorni ha portato a casa LoopPay, una tecnologia contactless multipiattaforma che fa uso dei POS preesistenti per carte a banda magnetica, con poche modifiche da effettuare. La parte principale è costituita dallo speciale case, disponibile anche per iPhone, in cui viene alloggiata la propria carta di credito; da lì si genera un campo magnetico rilevato dal POS che permette così di procedere con la transizione proprio come se la tessera fosse stata fisicamente utilizzata. Pertanto è non solo potenzialmente più economica ma pure di rapida diffusione, richiedendo solo di adattare dispositivi già in uso.

samsunglooppay

Le trattative si protraevano da qualche mese, e a prescindere dall'acquisizione pare ci fosse interesse da parte dei coreani per includere LoopPay all'interno del prossimo Galaxy S6, il cui debutto al Mobile World Congress 2015 si avvicina sempre più. Non è detto però se i tempi tecnici siano stati sufficienti per poterlo includere nell'imminente generazione; più probabile si ricorra ancora a un case esterno. LoopPay proseguirà il suo operato in modo semi-indipendente come azienda controllata dalla filiale americana di Samsung.

L'altra principale interessata all'emergente mercato è Google, che proprio oggi ha fatto la sua mossa. Anche la società di Mountain View procede tramite acquisizione, seppur in modo particolare. Larry Page ha infatti optato per prendersi le porzioni principali di Softcard, ossia tecnologie e brevetti, lasciando a parte il resto. Se tecnicamente è solo l'incorporazione di alcuni rami e non l'azienda intera, di fatto Softcard così com'è stata nota fino ad oggi difficilmente proseguirà le operazioni a lungo. Non a caso il loro comunicato ufficiale reca un eloquente "per ora" in merito al prosieguo delle operazioni.

softcard

Rispetto a LoopPay, il servizio offerto da Softcard è molto più vicino a quello di Apple Pay e Google Wallet. La tecnologia di riferimento è NFC, con cui si possono effettuare le transazioni contactless in tutti gli esercizi supportati; all'interno dell'app è possibile cercarli e mantenersi informati sulle offerte in corso nella propria zona. Insieme alle carte di credito dei principali istituti bancari statunitensi si possono salvare le tessere fedeltà delle catene, al fine di partecipare in modo automatico alle raccolte punti. Proprio l'appoggio delle banche è stato uno dei fattori che hanno portato Google ad aprire il suo, di portafogli; Wallet non aveva goduto di altrettanto supporto. Ancor di più, però, è la natura stessa di Softcard, che sin dalla fondazione col nome di Isis, cambiato nel 2014 per l'omonimia col tristemente noto gruppo terroristico, ha avuto l'apporto da tre dei quattro operatori mobili maggiori sul territorio americano: AT&T, Verizon e T-Mobile. Proprio con essi Google ha siglato un ulteriore accordo che prevede la preinstallazione di Wallet sui dispositivi Android commercializzati attraverso le loro reti di vendita. Nessuna variazione per il quarto carrier non menzionato, Sprint, con cui era già in atto una partnership separata.

Come abbiamo riportato più sopra, almeno per ora Softcard proseguirà nella sua attività indipendente, presumibilmente per il solo tempo necessario affinché gli ingegneri software di Big G procedano all'incorporazione delle sue tecnologie in una nuova versione di Wallet, da presentare all'annuale conferenza I/O. Insieme all'app, sarebbero all'ordine del giorno pure ripartizioni più favorevoli ai commercianti rispetto a quelle sinora praticate. Dovremo dunque attendere ancora qualche mese per saperne di più, dando già per altamente probabile purtroppo che noi europei assisteremo per l'ennesima volta da spettatori. Chissà che il 2016 non possa portare la battaglia anche da questa sponda dell'Atlantico.