Continua la spirale discendente di una delle aziende che hanno fatto la storia della tecnologia con tanti prodotti di successo. A discapito della presenza pubblica che continua a mostrare una nutrita serie di interessanti novità, l'elettronica di Sony mostra finanziariamente grandi sofferenze. Alcune divisioni hanno già pagato lo scotto, come quella dei Vaio, che nel 2014 è stata scorporata e ceduta a un fondo giapponese. Altre sono state solamente separate come spin-off, diventando aziende interamente controllate: questo è stato il destino della divisione TV, sempre nel corso dello scorso anno. Ma le dolorose mosse che il CEO Kaz Hirai dovrà compiere per riportare Sony sulla giusta strada purtroppo sembrano tutt’altro che terminate.

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Come riporta The Verge, Hirai ha ormai identificato quelli che per lui sono i tre ambiti di cui l’azienda asiatica non può disfarsi in alcun modo: la divisione Pictures Entertainment, che ha tutto sommato resistito bene nonostante i pesanti attacchi informatici di qualche mese fa; la PlayStation, che mese dopo mese prosegue a maltrattare la Xbox nei dati di vendita, ma ha necessità di ridefinire le proprie priorità sul versante mobile; la produzione di sensori fotografici per la vendita all’ingrosso ad altre aziende, in particolare proprio Apple.

Il grafico interattivo (purtroppo non è possibile fare l’embed, dobbiamo accontentarci di una cattura statica) mostra una situazione davvero disastrosa per una divisione in particolare, quella mobile, che ha generato perdite per oltre 1,5 miliardi di $. Le altre hanno un andamento decisamente migliore a confronto, persino Pictures nonostante sia in lieve territorio negativo. Gaming e fotografia vanno molto bene, così come le operazioni discografiche e i servizi finanziari, attivi nel solo Giappone, che comprendono banca e compagnia assicurativa.

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Per cercare di limitare le perdite, Sony ha già provato ad attuare un’ottica di snellimento per la gamma Xperia, riducendo sia i modelli in gamma sia la frequenza dei rilasci per i flagship, che hanno visto fino al 2014 ben due ricambi generazionali l’anno. Anche dal punto di vista software ci sono stati interventi, riducendo i servizi offerti spesso ridondanti a quelli Google e preferendo appoggiarsi direttamente a quest’ultima o altri vendor. Un esempio è Music Unlimited, soppresso proprio di recente a favore di una collaborazione con Spotify.

Nonostante la grave situazione, però, non sembra essere prioritaria la dismissione della parte dedicata a smartphone e tablet. Sony cerca invece la monetizzazione da altre divisioni più positive, come quella audio/video, che proprio come i televisori prenderanno la via dell’azienda separata. All’occhio del cliente cambierà poco, continueranno ad esservi Walkman, videocamere e home theater a marchio Sony, che avrà controllo totale sulla nuova società; dietro le quinte, però, essa dovrà agire in un’ottica di maggiore indipendenza, conscia soprattutto che qualora il piano triennale per l’aumento dei profitti, da 20 a 500 miliardi di Yen, non dovesse funzionare potrebbe subire lo stesso fato dei Vaio. Ciò avrebbe conseguenze pressoché fatali pure per gli Xperia, dal momento che sarebbero di fatto privi di qualsiasi ulteriore “parafulmine”. E nemmeno le tre divisioni fondamentali sono al salvo, in particolare quella dei sensori qualora da Cupertino decidessero che è giunto il momento di cambiare fornitore.

Un articolo del genere non è mai facile da scrivere a cuor leggero, considerato il blasone di Sony e la qualità di molti suoi prodotti; ma i segnali di allarme non si possono ignorare. Da parte nostra, ci auguriamo che questo glorioso colosso attivo dal 1946 possa superare il difficile momento, ritornando a macinare profitti, per il bene tanto degli utenti quanto dello stesso regime di concorrenza tecnologica.

(Nota di sabato 21 febbraio: a seguito di una revisione ho leggermente modificato il finale, che in precedenza diceva "ritornando all'innovazione". Non è quello il problema di Sony, a cui la volontà d'innovazione certo non manca, e lo dimostra sempre. Come già discusso anche nel resto del post, è la situazione economica a preoccupare. Ho pertanto ritenuto opportuno riformulare in maniera corretta l'augurio.)