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Come promesso nella recensione del Lexar DD512, ho provato per qualche mese anche i restanti componenti del Professional Workflow di Lexar. Ricapitolando, per chi si fosse perso la prima recensione, il sistema si compone di una Docking Station, disponibile in versione USB 3.0 (HR1) oppure con attacco Thunderbolt 2 (HR2), e da vari add-on che si inseriscono in essa. Sono disponibili lettori per le più comuni schede di memoria (microSD, SD, CF, XQD) e due SSD rispettivamente di 256 o 512 GB. Andiamo ad analizzare i vari aspetti di questo sistema. Esteticamente ogni componente ha la stessa rifinitura: in plastica lucida sul fronte e sul retro, e in plastica opaca per il corpo. Le connessioni sono sempre sulla parte posteriore mentre nel lato inferiore è presente un anello in gomma antiscivolo.

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La Docking Station segue le linee arrotondate degli altri componenti del sistema, è alta  150mm, larga 110mm e profonda 85mm (senza gli accessori all'interno), mentre lo spazio occupato in profondità aumenta fino 105mm con i dischi (o lettori) inseriti, perché fuoriescono di 2cm. Sul fronte troviamo 4 slot ben rifiniti all'interno dei quali è presente una connessione USB 3.0 di tipo B, mentre sul retro c’è l'ingresso per la presa USB e la presa di corrente, indispensabile per poter collegare più di una unità all’HR1. L’alimentatore è incluso nella confezione, così come il cavo USB 3.0.

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Gli SSD, già recensiti, presentano 5 LED frontali che mostrano lo spazio occupato su disco con scalini del 20%, mentre uno blu indica l’accensione e l’attività in corso. Rispetto alla precedente recensione posso aggiungere che i LED che indicano la capacità impegnata funzionano solo con il disco formattato in ExFat, mentre con tutti gli altri File System si accenderanno sempre il primo, il terzo ed il quinto.

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I lettori hanno lo slot per l’inserimento della scheda nella parte frontale e un LED blu (molto più luminoso di quello dei dischi) che segnala l’inserimento della memoria e l’attività sulla stessa. Ho molto apprezzato l’inclusione di un “tappo” in gomma morbida da applicare ai lettori quando questi non vengono utilizzati. Io ho comprato il lettore SD e quello per le CF, ma sono disponibili anche il modello per le XQD e quello per le microSD.

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La Doking Station HR1 (quella USB 3.0) è il componente che più ha stuzzicato il mio interesse, perché ho da subito immaginato le potenzialità dell’uso in RAID dei dischi e, soprattutto, costa molto poco. Purtroppo mi tocca subito smorzare l’entusiasmo di tutti quelli che, come me, ci hanno sperato. Infatti il RAID 0 è fattibile su Mac OS X tramite Utility Disco e viene gestito bene, ma purtroppo le velocità in lettura e scrittura risultanti sono addirittura inferiori rispetto al singolo disco. Ho fatto anche altre prove e credo sia un limite del controller della Dock HR1, infatti se si collegano i dischi ad un HUB USB 3.0 alimentato le velocità crescono, ma se si vuole raggiungere veramente il risultato sperato i dischi vanno collegati singolarmente su porte diverse dello stesso computer. Con questa ultima configurazione ho raggiunto 752MB/s in lettura e 457MB/s in scrittura, mentre il singolo disco si ferma rispettivamente a 423MB/s e 236MB/s. Un vero peccato non poter ottenere i medesimi risultati di velocità con gli SSD collegati nel proprio Dock.

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Credo che in Lexar avessero previsto questo scenario in quanto adesso è disponibile la nuova Docking Station HR2 (Thunderbolt 2), che "dovrebbe" ovviare al problema, purtroppo costa da sola più dell'SSD da 512GB. I due lettori che ho scelto, SR2 per SD Card e CR2 per Compact Flash, sono veramente molto veloci in lettura e scrittura e non ho notato incompatibilità con le varie SD e CF testate, come invece mi è capitato con il modello Lexar LWR300. Solo un piccolo appunto sul lettore CF che, con qualche scheda più lenta, tende ad avere un tempo di attesa prima di cominciare le operazioni di lettura o scrittura, e potrebbe risultare fastidioso. Per i miei test ho scelto di collegare al Mac Pro la Docking Station e di inserirvi entrambi i lettori di schede, inoltre ho occupato gli altri 2 slot disponibili con 2 unità DD512. Sto usando i dischi per lavorare con Final Cut Pro X e sono piacevolmente sorpreso della reattività e della fluidità che si ottiene: mai un rallentamento, mai un incertezza, aspetti comuni e familiari per chi già utilizza SSD interni o esterni, ma che potrebbe cambiare di molto l’esperienza per le persone che utilizzano ancora hard disk meccanici. Le importazioni da schede SD o CF sono veloci ed eseguite senza esitazioni, nel test che ho fatto sono riuscito ad importare 10GB di filmati in AVCHD da una scheda SD Samsung classe 10 in 6 minuti. Per completezza l’intero task (completo cioè anche di transcodifica e analisi) è durato circa 35minuti, ma questo dipende molto anche dal computer utilizzato.

Conclusione

Il sistema Professional Workflow di Lexar è palesemente indirizzato agli operatori fotografici e fideo e lo fa con un approccio diverso dal solito e con un prezzo accattivante, in particolare a me piace veramente molto la possibilità di “staccare un pezzo” ed usarlo su un altro computer, come spesso faccio portandomi il lavoro a casa. In fondo si potrebbe realizzare la stessa cosa con componenti diversi, ma ci sarebbero molti più cavi e alimentatori sparsi in giro, mentre proprio le ridotte dimensioni e la sua natura Plug & Play lo rendono affascinante e desiderabile, oltre che estremamente pratico. I prezzi, poi, sono generalmente molto contenuti, peccato soltanto non poter sfruttare il RAID per gli SSD con la Docking Station HR1 USB 3.0, ma anche senza le unità flash sono veloci e performanti. Di seguito trovate i link a tutti i componenti del sistema citati nell'articolo:

PRO
Design e finiture
Ampia scelta fra le possibili combinazioni di prodotti
Elementi veloci, sia gli SSD che i lettori di memorie
Praticità
Prezzo

CONTRO
Assenza dell’interruttore di spegnimento sulla dock
RAID software non efficace