Non molte settimane fa avevamo approfondito grazie alle informazioni ufficiali provenienti dal supporto Apple in che modo il Watch rilevasse ed analizzasse il battito cardiaco dei suoi utilizzatori. Non mancano casi in cui tale funzionalità è messa in difficoltà, come l'ambiente operativo, il posizionamento più o meno saldo attorno al polso e di recente anche la presenza di tatuaggi sull'area, ma nel complesso riesce a svolgere un buon servizio di base. Ma quanto buono? Su iClarified hanno riportato una prova effettuata da Brad Larson, ingegnere software presso Sunset Lake Software e cofondatore della società SonoPlot, che ha visto contrapporsi l'Apple Watch e un cardiofrequenzimetro dedicato, che ha visto il prodotto di One Infinite Loop ottenere un pareggio piuttosto sorprendente.

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Prima di vedere i risultati, però, è meglio conoscere il contendente. Si tratta del Mio Alpha, un prodotto completamente votato al fitness, senza ulteriori fronzoli come notifiche e mini-app per ambiti differenti. I dati raccolti, fino a 25 ore di allenamento, vengono inviati tramite Bluetooth 4.0 per l'elaborazione da parte delle app specifiche, come la proprietaria Mio Go ma anche altre più universali come Runtastic e Strava. Di base il Mio Alpha ha una tecnologia di rilevamento non molto dissimile da quella del Watch, adottando una combinazione di LED e una cellula elettroottica. Dai LED viene emessa una luce verde, colore "assorbito" dal sangue; il riflesso viene catturato dalla cellula elettroottica, consentendo così di monitorare il flusso sanguigno; questa operazione viene effettuata centinaia di volte al secondo. L'alternanza di un flusso di portata alta (battito) e bassa (intervallo tra i battiti) permette di calcolare in modo sufficientemente preciso le pulsazioni al minuto. I prezzi ufficiali si attestano sui 114 € per il modello originario e 169,95 € per il Mio Alpha 2 dotato di maggiori funzionalità come contapassi e analisi delle calorie bruciate.

Vista la specializzazione di questo prodotto comparata all'Apple Watch che deve fare sostanzialmente un po' di tutto, è più che lecito pensare il primo riesca a cavarsela meglio. Del resto è Apple stessa che consiglia l'uso di strumenti di terze parti dove il suo orologio smart non riesce. Eppure il grafico, risultato dell'elaborazione dei risultati ottenuti da entrambi i dispositivi, è abbastanza eloquente. Il Watch se la cava in modo egregio, con lievissime differenze nei picchi di battiti rilevati. Il tutto a fronte di un'altra differenza importante: il rilevamento del Mio Alpha è registrato ogni 3 secondi, mentre quello del Watch ogni 5.

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Una prova convincente, che dal punto di vista tecnico conclude la sfida su una sostanziale parità. Se proprio occorresse trovare un vincitore, diremmo di stretta misura l'Apple Watch, più che altro come una sorta di premio all'impegno. Ciò non svilisce comunque l'utilizzo dei cardiofrequenzimetri, che continueranno ad essere una solida scelta per chi non necessita di funzionalità slegate al mondo dell'attività fisica. Tanto per coloro che sono interessati a un pacchetto più ampio quanto per quelli che preferiscono attendere la maggiore maturità della seconda generazione, però, questo confronto potrà dare maggiore ottimismo sulle potenzialità della proposta di Cupertino.