C'è un nuovo prodotto Apple, in circolazione. Non è però in vendita, non è direttamente visibile alla comune utenza e ha scopi ben mirati, che si riflettono poi sull'esperienza d'uso finale. Si tratta di Applebot, rientrante nella categoria dei cosiddetti crawler, parte da anni fondamentale in una rete Internet in costante espansione.

applebot

Ma cosa è il crawler e di che si occupa? Si tratta di un software automatizzato che naviga nel web ai fini di individuare, copiare e indicizzare ogni contenuto disponibile in pubblico. Il lavoro è ininterrotto e periodicamente i siti già visitati vengono sottoposti a nuovo controllo per ottenere eventuali aggiornamenti da integrare a quanto già disponibile in precedenza. Considerata l'impressionante mole di informazioni che dovrebbero trovarsi a processare, però, si tende a programmare il lavoro dei crawler in base a criteri di priorità o altre regole che tendono a limitare il raggio d'azione su un gruppo di siti. Chi non gradisce l'approdo sulle proprie pagine di questi bot può creare il file robots.txt che può impedire l'indicizzazione di alcune porzioni o dell'intero sito. Nel caso di Applebot, esso è in grado di seguire sia impostazioni robots stabilite specificatamente per esso sia quelle del "collega" made in Google.

Non è un caso la menzione del colosso di Mountain View, dato che il crawler è di fatto il cuore dei motori di ricerca. Ce l'ha anche Microsoft per Bing e ce l'aveva Yahoo! finché non ha affidato le sue ricerche proprio allo stesso Bing. Ufficialmente Apple adopera il suo per Siri e Spotlight, che a loro volta ricevono già risultati dal motore sviluppato a Redmond così come da altre fonti più tematiche. Uno scopo limitato, dunque... Che potrebbe nascondere intenzioni più ambiziose? In fondo, il livello di competizione con Google è sempre più alto, con la volontà di contendersi l'un l'altra ogni settore disponibile. Viene lecito pensare che la ricerca possa essere il prossimo. Avrebbe davvero senso farlo? Non molto, se consideriamo che Microsoft ha sofferto per anni e solo proprio di recente sta iniziando a vedere per Bing un aumento di popolarità e una riduzione delle consistenti perdite subite. All'azienda guidata da Tim Cook non mancherebbero certo le risorse per reggere sforzi prolungati sul lungo termine, ma si tratterebbe di una mossa ormai tardiva che si scontra con una posizione dominante ben consolidata su pressoché ogni dispositivo esistente; ci viene più facile propendere su Applebot come uno strumento di integrazione e non di indipendenza, lasciando a una buona collaborazione i compiti più gravosi. Vedremo se a giugno nel contesto della WWDC verranno rivelate ulteriori informazioni, per quanto appaia difficile essendo un argomento non molto appetibile in chiave mediatica.