Prosegue la carrellata ormai quotidiana di indiscrezioni che il solito Mark Gurman di 9to5Mac propone grazie alle sue fonti, finora rivelatesi estremamente affidabili. Essendo la WWDC una conferenza per gli sviluppatori e dunque dedicata in modo prevalente al software, le tematiche degli approfondimenti vertono su iOS 9 e OS X 10.11, soprattutto il primo a dire il vero. Ma in questa occasione anche la prossima versione del sistema dei Mac, nome in codice interno "Gala", avrà uno spazio importante. Entriamo nel dettaglio di quel che potrebbe aspettarci dietro le quinte.

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Qualche mese fa, sempre Gurman rivelò le idee interne per rilasci differenti dal solito quest'anno, più vicini a Snow Leopard in termini di attenzione al bugfix e alla stabilità. Le discussioni tra gli ingegneri software, favorevoli a ciò, e l'esecutivo, tendenzialmente contrario, sono arrivate a un buon punto di incontro: le prossime versioni dei due sistemi operativi di Cupertino saranno dotate di nuove funzionalità ma in maniera controllata. Maggiore attenzione alla loro qualità piuttosto che alla quantità, concedendo così anche l'opportunità di perfezionare quelle già esistenti; qualora una feature non sia a un livello di sviluppo adeguato a garantirne l'inclusione sarà rinviata a un futuro aggiornamento se non addirittura cancellata del tutto.

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A ricevere la cura dimagrante più ferrea dovrebbe essere OS X 10.11, con vari stralci rispetto ai piani iniziali. Tra le papabili novità rientrerebbero il font San Francisco e vari tocchi estetici per completare le aree rimaste più trascurate dall'introduzione del nuovo look in Yosemite. Si torna a parlare del Centro di Controllo, già previsto per la versione corrente ma poi rimosso. In maniera simile all'omologo di iOS, dovrebbe contenere una serie di opzioni rapide sostituendo sia il menu Apple sia in parte le opzioni richiamabili premendo sulle icone di stato che diventerebbero semplici indicatori. Sebbene le probabilità per vederlo l'8 giugno appaiano più alte rispetto allo scorso anno ancora non è detta l'ultima parola.

Le altre aggiunte sarebbero tutte condivise con iOS 9. Gurman aveva già accennato in altre occasioni a miglioramenti per la sicurezza, e il più importante dovrebbe essere Rootless. Essenzialmente si tratterebbe di una protezione per le parti più critiche del sistema contro modifiche non autorizzate, impedendole persino agli utenti con privilegi di amministrazione. La buona notizia è che forse potrà essere disattivata sui Mac placando le ire in arrivo dei power users (che non si vedranno inoltre privati del Finder), la cattiva è che tale scelta non sarà disponibile sugli iDevices con forti ripercussioni per il mondo jailbreak, almeno nelle intenzioni di Apple. Rientra nel contesto della sicurezza pure Trusted Wi-Fi, che proteggerebbe i dispositivi quando connessi a reti non conosciute attraverso meccanismi tra cui la cifratura. Rispetto a Rootless, però, il suo fato appare incerto, con l'eventualità di essere rimandata a iOS 10 e OS X 10.12 se i test in corso, soprattutto con app proprie e di terze parti, non certificassero un'affidabilità sufficiente per la permanenza. Non derogabili sono invece le prossime mosse sul fronte iCloud Drive, che prevedono la sincronizzazione attraverso esso di componenti finora gestiti tramite il protocollo IMAP, come calendari, note e promemoria. Dopo l'aggiornamento, all'avvio delle specifiche app sarà proposta la transizione al nuovo metodo; questo varrà anche per i contenuti salvati presso terze parti come Google e Yahoo, con l'intento finale di sottrarre loro utenza convertendola ad iCloud. I server dedicati sono già in fase di potenziamento al fine di sostenere il potenziale aumento di accessi. Una delle speranze di molti utenti è di vedere su iOS un'app dedicata al proprio spazio iCloud Drive come nel caso di Dropbox, Google Drive e OneDrive: ebbene, sembra essere stata sviluppata e sarebbe funzionante, ma la disponibilità pubblica non viene data per garantita.

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Dall'aspetto funzionale passiamo a quello pratico, ovvero la volontà di offrire per iOS 9 un'esperienza d'uso più ottimizzata anche sui dispositivi anziani della gamma supportata. In questo contesto ricadrebbe la scelta di continuare ad aggiornare i dispositivi col System-on-Chip A5, tanto iPad mini di prima generazione e iPod touch di quinta ancora in commercio quanto i ritirati iPad 2, terza generazione e iPhone 4s. Il trucco tecnico adottato da Apple per raggiungere lo scopo è di sviluppare la nona versione in maniera opposta rispetto alle precedenti: al posto di preparare un sistema a blocco unico da cui poi sradicare le funzionalità non destinate ai vecchi prodotti, si parte da una base più piccola ed efficiente, dotata solo dello stretto necessario, su cui una alla volta vengono aggiunte e collaudate le feature. Il risultato garantirebbe una maggiore longevità dell'hardware così come la non ripetizione di situazioni critiche del passato come iOS 7.0.x sull'iPhone 4. Una mano in tal senso la darà pure il linguaggio di programmazione Swift, prossimo alla maturità con la versione 2.0. Ciò permetterà di integrare direttamente le apposite librerie in iOS e OS X, sollevando così gli sviluppatori di terze parti dalla necessità di includerle nelle loro app com'è attualmente d'uso. Ciò significa una riduzione delle dimensioni delle app scritte con Swift, a beneficio dei dispositivi con poco spazio di archiviazione e/o di chi non dispone di connessioni flat. Il passo successivo, ovvero la conversione dei software stessi di Apple, è invece previsto per il 2016 salvo complicazioni.

Come nelle precedenti occasioni, non sono mancati punti in grado di aumentare la curiosità su ciò che Cook e collaboratori andranno a presentare fra poco più di due settimane sul palco del Moscone West di San Francisco. È diventato quasi superfluo dire che non finirà qui, le cartucce pre-evento di Gurman sembrano davvero essere inesauribili. Speriamo riesca a rimanere almeno un po' di effetto sorpresa.