Quando fu presentata al grande pubblico, la tecnologia Thunderbolt interessò sin da subito tutti coloro i quali usano il computer per scopi professionali: la possibilità di collegare unità esterne senza colli di bottiglia (la prima versione dello standard supporta i 10 Gbps), per di più a cascata con monitor esterni (anche 4k) è stato uno dei motivi per i quali i primi dispositivi compatibili sono stati proprio quelli dedicati all'archiviazione di massa. Purtroppo, però, Intel ed Apple (con la quale è stata sviluppata la tecnologia) hanno mantenuto le royalties per lo sfruttamento di Thunderbolt sin troppo alte, tanto da minarne la diffusione capillare e trasformarla in una valida alternativa allo standard USB.

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Nonostante la tiepida accoglienza, Intel ha presentato la terza incarnazione dello standard che, oltre a supportare una velocità teorica di trasferimento dati sino a 40 Gbps (il doppio rispetto alla seconda versione) e le configurazioni a doppio monitor 4K a 60 Hz (controller delle schede video permettendo), adotta il connettore reversibile USB-C in luogo di quello Display Port. I vantaggi non sono da poco: oltre a poter inserire i dispositivi senza curarsi del verso di inserimento (anche se il connettore Display Port facilitava l'operazione grazie alla sua forma asimmetrica) i produttori di computer potranno creare portatili sempre più sottili garantendo, peraltro, la compatibilità delle porte con entrambi gli standard. Vien da sé che il processore e la scheda madre devono integrare i controller per Thunderbolt: dunque, il processore Core M del nuovo MacBook non può supportare la nuova tecnologia, essendo privo del chipset necessario.

In futuro, forse, ci aspettano nuovi MacBook Pro ad Air sottili quanto il MacBook, ma con un numero maggiore di connettori USB-C/Thunderbolt 3 che li rendano compatibili con tutti gli accessori dedicati al mercato professionale. È, inoltre, interessante notare come poco tempo fa era emerso un brevetto di Apple riguardante la possibilità di utilizzare il connettore USB-C per collegare dispostivi con supporto ad altri standard: dunque, l'ipotesi che ci possa essere davvero lo zampino di Cupertino dietro alla progettazione e alla diffusione di USB-C sembra farsi sempre più concreta.