Quasi sin dagli inizi uno dei punti più caratteristici di ogni versione di Android è stato il nome. Si iniziò nel 2009 con la 1.5 Cupcake, a cui seguirono negli anni successivi 1.6 Donut, 2.0 Éclair, 2.2 Froyo, 2.3 Gingerbread, 3.0 Honeycomb (solo per tablet), 4.0 Ice Cream Sandwich, 4.1 Jelly Bean, 4.4 KitKat (l'unica legata a un prodotto commerciale) e 5.0 Lollipop. Una delle novità introdotte proprio nel 2014 col sistema leccalecca è stata l'incognita sulla denominazione finale: dalla presentazione a fine giugno semplicemente come Android L occorse attendere fino ad ottobre per conoscerla (e nel frattempo si parlava di Lemon Meringue Pie). Nel 2015 Android M, mostrato al mondo lo scorso maggio, ha seguito il medesimo percorso, mettendoci un po' di meno però nel chiarire le idee. Diamo infatti oggi il benvenuto a Marshmallow.

androidmarshmallow

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Insieme a questa conferma ne arriva anche un'altra: tecnicamente si tratterà della versione 6.0, un salto appropriato alla luce delle numerose migliorie apportate rispetto a Lollipop, in una portata che ci sentiremmo di paragonare vicina a quella tra iOS 7 e 8 nel mondo Apple. In contemporanea all'annuncio è stata rilasciata la terza Developer Preview, l'ultima prevista, per tutti i Nexus supportati ufficialmente (5, 6, 7 modello 2013, 9 e Player); si tratta di una build pressoché identica a quella definitiva salvo bugfix, non verranno aggiunte altre funzionalità né le API subiranno cambiamenti, consentendo agli sviluppatori di preparare nuove app e nell'eventualità aggiornare quelle esistenti sul Play Store. La strada non è comunque finita, dato che il traguardo odierno è prettamente tecnico ma non commerciale: per toccare con mano Marshmallow nella sua forma davvero pubblica bisognerà attendere fino all'autunno, con buone probabilità di coincidenza con l'arrivo dei prossimi Nexus.