Nella vita ci viene continuamente chiesto di scegliere. Inter o Juve (o altre squadre a piacere del lettore)? Sinistra o destra? Coca-Cola o Pepsi? Da noi su SaggiaMente la domanda più pertinente è: Mac o PC? Sembrerà strano, molti penseranno “non c’è nemmeno da porsela una questione del genere”, ma al di là delle preferenze di campo si tratta di una decisione da ponderare bene, in base a ciò che offrono le due piattaforme, alle proprie esigenze, al budget prestabilito e ad altri fattori eventuali. Se si sceglie Mac è possibile poi avvenga una seconda fase di scelta qualora si abbia ancora bisogno di Windows: Boot Camp o virtualizzazione? Entrambe hanno vantaggi e svantaggi, la prima presenta un accesso più diretto all’hardware, è tutto eseguito in modo nativo e il Mac si comporta di fatto come un qualsiasi PC Windows; la seconda ha la comodità di non dover abbandonare l’ambiente operativo abituale ed offre una maggiore sicurezza visto che eventuali virus o problemi non intaccheranno il sistema principale e basterà ricostruire la macchina virtuale (magari partendo da uno snapshot) per ritornare operativi. La virtualizzazione è per quel che mi riguarda la soluzione prediletta, ottima soprattutto considerando che mi piace spesso invischiarmi in rilasci Beta passibili di poca stabilità. Su sistemi Windows il software di riferimento era per me VMware Player, gratuito e senza troppi fronzoli, faceva il suo dovere ma lasciava a desiderare se si chiedeva qualcosa di più avanzato. Con Virtualbox, invece, l’amore non è mai sbocciato, né su PC né tantomeno su Mac dopo lo switch, quando ho dovuto considerare un’alternativa al Player che non è disponibile per OS X. Confrontate le varie proposte a disposizione, alla luce di quello che ho ritenuto il miglior rapporto qualità/prezzo ho scelto Parallels Desktop, iniziando con la versione 8. Oggi siamo arrivati alla undicesima, oggetto di questa recensione.

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Non mancano le novità rispetto a Parallels Desktop 10, pur mantenendo in buona parte l’interfaccia e le logiche di funzionamento. La prima è nelle edizioni: assieme a quella tradizionale e alla ex-Enterprise, ora rinominata Business, si aggiunge la Pro. Solo su abbonamento, si rivolge in particolare modo agli sviluppatori, dato che fornisce un set completo di strumenti tra cui l’integrazione con Visual Studio e i container software Docker, limiti maggiori per core e RAM da dedicare alla macchina virtuale, reti configurabili con possibilità di simulare instabilità nella connessione, possibilità di effettuare il debugging per capire cosa è andato storto nelle applicazioni compilate, oppure testate, e supporto alle versioni professionali dei principali servizi cloud. La Business aggiunge infine funzionalità più specifiche per l’utilizzo in ambito lavorativo, con maggiori opzioni di gestione a disposizione dei sistemisti per l’applicazione e le licenze installate sui Mac aziendali.

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Entriamo ora più approfonditamente nel merito delle migliorie comuni a tutte le edizioni. Come da tradizione, la nuova versione di Parallels viene sottoposta a una forte ottimizzazione per le corrispettive nuove versioni dei sistemi operativi Apple e Microsoft, in questo caso OS X El Capitan e Windows 10. Per il primo si segnala il supporto sia come sistema host sia come guest, cioè in una macchina virtuale. Ma è per il secondo che sono state destinate le maggiori cure, al fine di far sentire l’ospite a suo agio. La modalità di visualizzazione Coherence è stata rivista con l’accesso rapido attraverso un nuovo pulsante blu in aggiunta al classico trio rosso/giallo/verde e una più profonda integrazione con OS X; in tal senso degni di nota sono l’arrivo di un pulsante dedicato nella barra dei menu per richiamare il Centro Notifiche di Windows 10 e la possibilità di sfruttare Quick Look pure per i documenti salvati sulla macchina virtuale.

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Si continua sulla scia delle novità utili con la possibilità per le applicazioni Windows rese fisse sul Dock di visualizzare una lista dei documenti aperti più di recente e lanciare azioni rapide dall’apposito menu contestuale, come si farebbe con una qualsiasi app nativa del Mac. Se si condividono i file tra i due sistemi, attraverso un’opzione specifica sarà possibile aprirli in Windows anche se non sono stati effettivamente elaborati al suo interno in precedenza. A prescindere da chi apre cosa, invece, le funzionalità di stampa saranno del tutto a cura di OS X, mantenendo così tutte le impostazioni disponibili e la maggiore affidabilità del driver host. A mio parere, benché personalmente non sia amante di queste visuali miste, trovo che per l’utente medio il lavoro svolto da Parallels sia molto ben riuscito, offrendo un’esperienza d’uso pressoché continua tra i due sistemi, come se Windows diventasse più una sorta di Rosetta per le applicazioni ad esso dedicate che una vera e propria installazione a sé stante. Completano questa parte della disamina la sincronizzazione del volume audio tra i due ambienti, così come la condivisione dei dati inerenti la geolocalizzazione e una più facile assegnazione dell’apertura di specifici file in un ambiente o nell’altro. Non è ancora finita, a dire il vero, dato che in un prossimo aggiornamento di Parallels Desktop 11 saranno integrate altre caratteristiche del nuovo OS X come Split View e i servizi di condivisione, perfezionando ulteriormente un quadro di suo già ricco.

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Una delle cose di cui El Capitan non dispone mentre Windows 10 sì è l’assistente virtuale. Certo, la 10.11 ha ricevuto vari ritocchi per Spotlight, con più tipologie di contenuti da ricercare e la possibilità di effettuare le richieste in linguaggio naturale, tuttavia non è la stessa cosa di avere Siri. Dall’altro lato Cortana è presente nella sua forma completa, come su Windows Phone e anche meglio. Parallels pone rimedio alla carenza permettendo l’integrazione di Cortana con l’ambiente Mac, a condizione ovviamente di avere la macchina virtuale accesa e soprattutto di avere attivato in Windows l’opzione specifica per richiamare l’assistente pronunciando “Hey Cortana”. Non bisogna preoccuparsi molto degli avvisi di incompatibilità del microfono, la configurazione potrà ugualmente essere svolta e conclusa con successo (posso dire inoltre che nell’ultima build del programma Insider di Windows 10 non viene più segnalata l’incompatibilità). Non si può dire che sia perfetta, talvolta è «dura di comprendonio» e non risponde al richiamo attivandosi, ma la maggior parte delle volte dopo circa due secondi di attesa si presenta. Il riconoscimento vocale è buono e nessuna parola viene persa; gli unici strafalcioni erano derivanti dalla pronuncia non perfetta avendo impostato il sistema in inglese e dunque usando Cortana in tale lingua – anche perché in italiano non riesco ad attivarla nonostante abbia fatto tutte le impostazioni necessarie. Direi nel complesso che da migliorare sono solo i tempi di reazione, compito più probabilmente a carico di Microsoft.

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Diamo infine un occhio agli accorgimenti per quel che concerne le performance. Parallels dichiara tempi di accensione e spegnimento ridotti fino al 50% rispetto alla precedente versione. Un obiettivo piuttosto ambizioso, forse fin troppo dato che i tempi si sono sicuramente ridotti ma di certo non così tanto: su un MacBook Air si tratta di qualche secondo in meno. Veritiere invece le stime per gli altri aspetti come la durata della batteria (+15%) e l’esecuzione delle applicazioni (+20%). Interessante la Modalità Viaggio, che istruisce Windows per conservare le prestazioni di sistema e rete a favore dell’autonomia, con la possibilità di impostare a quale percentuale di carica residua debba attivarsi automaticamente; in ogni caso l’operazione può essere fatta in via manuale per chi lo preferisse. Vedo i maggiori benefici per chi frequentemente viaggia per lavoro col proprio portatile, potendo stare per più tempo lontano dalla presa di corrente, e per i possessori del nuovo MacBook, la cui distribuzione di risorse tra host e guest va piuttosto «dosata».

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Conclusioni

Parallels Desktop 11 va visto principalmente in due ottiche: la prima è per coloro che necessitano la compatibilità perfetta con Windows 10 e OS X El Capitan. Da questo punto di vista ogni promessa è mantenuta e rispetto alla precedente versione il passo avanti è notevole, ragion per cui si confermano con merito le 4 stelle e mezzo già date lo scorso anno. Nulla comunque vi impedirà di utilizzare i due sistemi operativi sopra menzionati con Parallels Desktop 10, ma dovrete rinunciare alle peculiarità sopra descritte. La seconda ottica è per chi ha saltato appunto la decima tornata, rimanendo a Parallels Desktop 9. Per loro è molto consigliato effettuare l’upgrade, anche perché con buona probabilità è l’ultima chance di risparmiare pagando la licenza 49,99€ invece che 79,99 come da prezzo regolare. Gli sviluppatori, in particolare per mestiere, faranno invece una buona scelta investendo sull’abbonamento alla più accessoriata versione Pro, 99,99€ all’anno o 179,99 per due, con rinnovo automatico (disattivabile) e comprensivi delle versioni maggiori successive a quella installata e dell’app secondaria Parallels Access per l’accesso remoto alla propria postazione. Vi ricordo che è anche possibile scaricare una versione di prova gratuita della durata di due settimane.

PRO
+ Eccellente integrazione tra Windows 10 e OS X El Capitan (destinata a migliorare)
+ Cortana utilizzabile come se fosse una qualsiasi app per Mac
+ Prestazioni ulteriormente migliorate
+ Comoda modalità Viaggio
+ Versione Pro per gli sviluppatori

CONTRO
Nulla di rilevante

DA CONSIDERARE
- Bisogna avere un po’ di pazienza con Cortana se non ci ascolta al primo colpo

PS: per chi fosse curioso di sapere cosa c'è nella macchina virtuale "Esperimenti", nulla di particolare, si tratta solo di Windows ME installato come breve passatempo.