Torna la rubrica SaggeLettere, nella quale pubblichiamo i vostri contributi o pensieri circa gli argomenti trattati su SaggiaMente. Oggi diamo spazio ad una riflessione del nostro lettore Pier Luigi sui vantaggi del mondo Mac rispetto a quello dei PC Windows. La pubblichiamo integralmente, anche se ovviamente non significa che siamo d'accordo al 100% con ogni cosa che ha scritto. Se volete vederne pubblicata una vostra, scriveteci usando il modulo di contatto.

Di articoli che spiegano perché è meglio passare a Mac ce ne sono di innumerevoli, ma nessuno rispecchia perfettamente il mio pensiero. Non sono uno di quelli che idolatrano Apple, che fanno la fila ogni volta che esce un nuovo prodotto o che cambiano computer in continuazione. In un’ottica di “anticonsumismo” e di risparmio economico, io cerco il top della qualità ogni volta che devo acquistare qualcosa e pretendo che duri il più possibile nel tempo (solamente effettuando la regolare manutenzione). Per mia esperienza, nell’ambito dell’informatica, qualità significa Apple.

Non voglio convincere nessuno a comprare un Mac, perché io non ci guadagno niente, né in termini economici né morali. A me sta bene che rimanga un prodotto di nicchia, d’élite. Chi ci va male sono gli altri a non abbandonare quell’abominio dell’informatica chiamato Windows. Ho smesso di consigliare di passare a Mac quando ho capito che ogni volta quel consiglio sarebbe diventato (inesorabilmente e paradossalmente) per me una responsabilità. Per ogni persona cui ho suggerito l'acquisto di un Mac, sono diventato il tecnico di riferimento per la risoluzione dei problemi e valvola di sfogo per qualsiasi grattacapo.

Oggigiorno mi limito solamente a spiegare, quando mi viene chiesto, perché secondo me un Mac è meglio di un PC. In questa lettera a SaggiaMente ho deciso di mettere una volta e per tutte le mie opinioni su carta (o “su monitor”,  “su tastiera”, boh!), un po' esasperato dal dover ripetere sempre le stesse cose.

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Perché secondo me un Mac sarebbe meglio di un PC? In due parole: per il sistema operativo. Come diceva la stessa Apple: “è ciò che fa di un Mac un Mac”. Tanto per cominciare, al contrario di Windows (da ora in avanti frequentemente Winzozz, con affetto, si intende) che solo con l’ultima versione ha cominciato a – fingere di – essere gratis, da tanti anni le nuove versioni di OS X sono disponibili gratuitamente per l’installazione su tutti i Mac più recenti, quelli degli ultimi 5-6 anni. Chiunque abbia mai acquistato un PC con Winzozz sa che al primo avvio è necessario perdere parecchio tempo a installare tutta una serie di programmi di terze parti indispensabili anche solo per svolgere operazioni di base (come l’apertura di un file PDF o un archivio zip! Assurdo!). Come se non bastasse, sarà anche necessario perdere molto tempo per disinstallare i tantissimi programmi di prova, demo, inutility e quant’altro i produttori di PC usano per farcire di schifezze un sistema operativo che è già precario di suo. Comprando un Mac, invece, ti basta accenderlo per essere subito produttivo. Infatti OS X, al contrario di Winzozz, è un sistema operativo corredato già da subito di tantissimi software, tutti di alta qualità e tutti collegati tra loro mediante “servizi”, ossia funzionalità che un’applicazione condivide con le altre. Tanto per fare un esempio, all’acquisto di ogni nuovo Mac si dispone già di una suite office per la creazione di testi, fogli di calcolo e presentazioni; software per aprire e modificare PDF e immagini; software per la creazione di grafici di funzioni ed equazioni; dizionario di italiano e inglese; software per la creazione e la gestione di password; programmi di montaggio video, composizione musicale, gestione foto, gestione ebook, gestione libreria musicale; software per la creazione di flussi di lavoro automatizzati e tanti altri già installati e pronti ad essere utilizzati! Una cosa del genere non è neanche concepibile per chi è abituato ai PC Windows e che il più delle volte è anche convinto che sia normale che un computer debba essere “settato” prima che si possa cominciare a utilizzarlo.

Sebbene ci sia ancora qualcuno convinto del contrario, è ovviamente possibile installare un’infinità di altri software, come ad esempio lo stesso Microsoft Office, scaricandoli da internet oppure attraverso il Mac App Store. OS X è stato il primo sistema operativo desktop ad avere un app store: in esso si trovano moltissime altre applicazioni di alta qualità, anche di Apple, molte delle quali gratis. Tra queste per esempio vi è Xcode, software gratuito di sviluppo applicazioni (creato da Apple), il cui linguaggio di scrittura è opensource. E se proprio ci si trovasse nella rara condizione in cui non esiste un’applicazione per Mac che svolga uno specifico compito, è bene ricordare che si può sempre creare (peraltro in maniera semplicissima) una seconda partizione del disco su cui installare Windows o Linux. I Mac sono infatti gli unici computer che permettono di installare tutti e tre i maggiori sistemi operativi (OS X, Windows e Linux).

Andiamo avanti. Avete presente cosa succede quando collegate un nuovo mouse ad un PC Windows? Dovete attendere la ricerca dei driver, che a volte può essere anche estenuante. Anche questa è una delle cose che il più degli utenti Windows ritengono essere normale. Ebbene, ciò con OS X non succede: la stragrande maggioranza delle periferiche (mouse, tastiere, stampanti, monitor, ecc...) è subito utilizzabile una volta collegata. Altre piccole cose che fanno apparire Windows arretrato sono ad esempio il correttore ortografico di OS X, che funziona in tutte le app, così come il software di dettatura vocale. Analogamente, in ogni app che permette la stampa è già presente una stampante PDF. Nelle applicazioni di sistema di OS X e in alcune di quelle di terze parti il salvataggio dei documenti è automatico all’uscita dall’applicazione (non esiste il comando “salva”). Con Windows il salvataggio dei documenti (ma poi da cosa dovrebbero essere tratti in salvo? Da Winzozz stesso, ovvio!) può diventare un ossessione. Con un Mac, qualora si intenda recuperare una vecchia versione di un documento, esiste una semplice funzione chiamata Versioni che mostra, affiancandole, tutte le versioni di un documento, a partire dalla prima originale. Niente di più semplice e allo stesso tempo geniale!

Inoltre, vogliamo parlare di quel pot-pourri di finestre, schermate e link ramificati che compongono il Pannello di Controllo di Windows? In OS X le preferenze di sistema sono tutte (tutte!) in un’unica applicazione suddivise per categoria (“hardware”, “network”, ecc...). Le impostazioni delle applicazioni si trovano invece tutte nello stesso punto, ossia aprendo l’applicazione e cliccando il nome dell’app nel menu. Altra cosa difficile da far credere a chi usa Windows: la maggior parte dei programmi non richiedono l’installazione. Sono dei semplici “file” che si aprono e non richiedono neanche la disinstallazione: basta trascinare il programma nel cestino. Ancora una volta una semplicità spiazzante. Gli unici programmi che richiedono l’installazione sono quelli che sfruttano/modificano funzioni del sistema operativo e per questo richiedono anche l’inserimento della password. Per lo stesso motivo i virus sono praticamente inesistenti: un potenziale software malevolo richiederebbe infatti la password per funzionare. Non essendoci virus, su Mac son servono antivirus.

OS X è un sistema operativo a bassissima manutenzione, che non rallenta con il passare del tempo. Non esiste registro di sistema da correggere, non è necessaria la deframmentazione del disco così come altre operazioni comuni per chi usa Windows. Dunque, programmi come CCleaner e simili non sono necessari. Qualora si decidesse di formattare il Mac non sarà necessario il DVD di installazione del sistema operativo (che Microsoft peraltro neanche fornisce all’acquisto di un PC!): attraverso l’EFI sarà possibile scaricare da internet l’ultima versione del sistema operativo prima di installarlo.

Sono tante le cose che non ho scritto ma, come avrete ben capito, in un Mac ci sono funzionalità “che voi umani non potete nemmeno immaginare”. Letteralmente.

Pier Luigi