L’altro giorno al bar hai visto quel ragazzo. Vestito bene, normale insomma. Aveva accanto a sé un telefonino, un cellulare un po' vecchiotto a dire il vero. Lo senti parlare e dice a qualcuno: no, io lo smartphone non lo voglio, preferisco questo, almeno per telefonare e mandare sms funziona sempre.

Nel mondo della tecnologia, l’utilizzatore sottovaluta spesso l’importanza del suo ruolo e crede di essere semplicemente il fruitore di un prodotto. Il fatto che l’utente di un programma abbia un nome preciso, e sia definito “user”, non è un mero fatto simbolico, ma lo “user” è qualcosa di più di un semplice schiaccia tasti.

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Perché dare del retrogrado a quel ragazzo? Che problema c’è se lui vuole usare un prodotto arretrato? Saranno fatti suoi, no? Ebbene no, lui sta indirettamente rallentando tutti gli altri. Sta impedendo al progresso di andare ad un passo più spedito. Il fatto che lui usi quel telefono obbliga magari la compagnia che lo ha prodotto a continuare a fornirgli assistenza e produrre pezzi di ricambio. Una spesa per l’azienda che va nel passato e non nel futuro. Dà ai gestori di antiquati servizi presenti in quel modello, una motivazione per continuare a supportarli, e ancora una volta i soldi vengono spesi per restare indietro invece di andare avanti. Chi comunica con lui lo deve fare, ad esempio, tramite SMS e non via internet. Dove va ancora una volta la spesa per le infrastrutture? Vi risparmio altri esempi perché dovreste aver capito l’antifona.

Nel mondo dei sistemi operativi e dei software il discorso è identico. Quando si sviluppa un programma si devono spendere una certa quantità di energie per garantire il funzionamento del suddetto anche su sistemi e macchine datate. L’uomo comune ha la cattivissima abitudine di restare ancorato al passato informatico come una cozza allo scoglio, ed il povero programmatore invece di spendere la maggior parte delle sue energie per rendere il suo prodotto sempre più figo grazie alle nuove tecnologie, è costretto a sprecare (si, letteralmente sprecare) parte del suo tempo per assicurarsi che il tutto funzioni anche su sistemi antidiluviani.

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Chi usa ancora quel software vecchio di 3 anni sta dando un calcio sugli zebedei al progresso. Se poi è pure crackato non ha nemmeno la scusa di dire che dovrebbe spendere soldi per aggiornarlo. Poi c'è quello che nel 2015 sta ancora usando quell'antiquato cellulare perché spera che la prossima volta batterà il proprio record di Snake. Se la sente, incoraggiamolo magari!

Il timore più fondato di chi non aggiorna i software ed i sistemi operativi è legato alla compatibilità, al funzionamento ed ai bug. È verissimo. Aggiornare un OS o un programma una frazione di secondo dopo la sua uscita è un grande azzardo. Si diventa “early adopter” – o cavie da laboratorio – può andare bene ma anche molto male. Lungi da me suggerire di cliccare sul pulsante aggiorna di un programma compiendo un atto di fede, ma diciamo che quando vedo i miei studenti arrivare in classe con Adobe CS4 alzo gli occhi al cielo e mi dico: perché? PERCHÉ!? Scusate lo sfogo.

paura degli aggiornamenti

Se pensate che io stia esagerando, ci tengo a portarvi alla memoria quello che è successo con Internet Explorer 6. È stato votato come uno dei peggiori prodotti tecnologici della storia. Instabile, incompatibile, aggiornato con estrema lentezza e con delle falle di sicurezza catastrofiche. La stessa Microsoft ed i vari governi hanno dovuto lanciare delle campagne per spronare la gente ad aggiornare il proprio browser. Un sito ha addirittura creato una mappa che fa il conto alla rovescia auspicandone la scomparsa. Insomma, vi rendete conto di quante energie e soldi spesi per chi si ostina ad usare la tecnologia in maniera totalmente sbagliata?

Io spero che il divario tra una nuova release e la sua adozione di massa si restringa sempre di più. Cosa che per fortuna si sta già avverando in casa Apple e, di recente, anche Microsoft, complici la gratuità degli aggiornamenti e le nuove formule in abbonamento. Ma la cosa più importante è che le persone sviluppino una coscienza tecnologica. L’high-tech d'altronde è parte integrante del nostro futuro.