Fino ad alcuni anni fa, in ambito informatico la scelta primaria da fare in fase d’acquisto per molti utenti era una: PC o Mac? Essenzialmente era una lotta a due tra Microsoft e Apple, più di tecnologie che di volumi di vendita per via del dominio costruito dalla prima nel corso del tempo e dagli errori della seconda prima del rientro di Jobs, che non ha comunque forzato la mano su una diffusione di massa al fine di non compromettere la qualità. Volutamente non inserisco nel discorso Linux, dato che guardo la questione in prevalenza da un punto di vista commerciale; anche se non tra i personal computer, il Pinguino ha comunque conseguito il suo successo, e sicuramente ci si ha a che fare ogni giorno attraverso uno strumento su cui è installata una sua distribuzione in modo diretto (smartphone, router e persino televisori) oppure indiretto (server che ospitano siti web).

Da quando l’iPhone ha modificato in maniera permanente il mercato mobile, i vecchi sistemi dell’epoca (Symbian, Palm OS, BlackBerry, Windows Mobile) sono stati spazzati via o ridotti a una quota insignificante nel giro di qualche anno appena. Google è entrata nell’arena prendendo qui il posto che nei computer tradizionali era di Microsoft, e rapidamente, generazione dopo generazione di dispositivi, si è creato un settore molto più variegato, estesosi ben oltre la telefonia. E se un giorno ci si chiedeva «ma questo software c’è per PC e Mac?» oggi la domanda è «l’app è disponibile su iPhone e Android?».

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In un mondo sempre più connesso e con la tecnologia ormai appannaggio di quasi tutti, viene da chiedersi se davvero bisogna limitarsi a questo duopolio di fatto. In economia non è una situazione configurabile tra le migliori, in quanto riduce le capacità concorrenziali di un mercato e la libertà di scelta dell’utenza. Almeno nel caso in esame, però, bisogna dire che Apple e Google non cercano il raggiungimento di un equilibrio. Anzi, continuano a darsi battaglia serrata. Rispetto alla vecchia sfida con Microsoft, qui a Cupertino sono consapevoli di giocarsela senza problemi anche a livello numerico, nonostante l’assenza nelle fasce medie e basse di mercato, e i risultati le danno ragione. Ma proprio perché i numeri sono ampi è curioso che sembri come se non ci sia spazio per una terza piattaforma, in grado di ravvivare ulteriormente il mercato. E in questo caso è la vecchia dominatrice, Microsoft, ad essere stata messa ai margini.

Non è neanche tanto Windows il problema. 8 ha sofferto la scarsa volontà dell’allora capo dello sviluppo, Steven Sinofsky, di ascoltare tanto la stampa quanto l’utenza, che presagiva il risultato poco efficace di creare un ambiente misto tarpando sia l’esperienza d’uso desktop sia quella tablet. 8.1 ha fatto qualcosa, ma non sufficiente a risolvere tutti i problemi. A ciò si è unito il problema della versione RT, che replicava i medesimi errori su piattaforma ARM con l’aggravante di non avere alcuna compatibilità con le app sviluppate per x86. Nonostante ciò, dopo le sberle iniziali al limite del miliardario, la gamma Surface è diventata molto più apprezzata nelle sue recenti iterazioni, specialmente dopo la decisione – tutto sommato giusta – di fare all in su Intel, garantendosi la massima compatibilità. Windows 10 ha poi risolto quasi del tutto il problema delle interfacce, confluendo le risorse in una sola e in grado di adattarsi ad ogni dispositivo ed esigenza. La gratuità per tutti coloro che aggiornano da 7 sta facendo il resto, dando ottimi risultati per il bacino d’utenza.

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Il problema di Microsoft non è da ricercarsi lì, dunque. È Windows Phone a causare mal di testa in quel di Redmond. Ripercorriamo in breve la sua storia: arriva nel 2010 per sostituire il vecchio Windows Mobile, tecnologicamente inadeguato alle esigenze del mercato smartphone. La versione 7.0 mantiene comunque molti legami dietro le quinte col suo predecessore grazie al kernel Windows CE; tuttavia l’interfaccia è completamente diversa per merito del design allora chiamato Metro (adesso conosciuto come Modern e, almeno per quanto mi riguarda, uno dei migliori per pulizia e consistenza, se ben sfruttato). Inoltre tante funzionalità si persero nella transizione, alcune delle quali destarono vivaci polemiche considerato che ripercorrevano simili errori compiuti da iOS (copia/incolla in primis). Le versioni successive recuperano larga parte di quanto perso, e nel 2011 l’alleanza con Nokia, favorita dal grande ex Stephen Elop, sembrava rendere più agevole il recupero del divario commerciale coi sistemi concorrenti.

Non è andata come Microsoft sperava. I fasti di Nokia erano ormai terminati a causa di Samsung e nel 2012 l’azienda allora guidata da Steve Ballmer fece un passo falso con Windows Phone 8, che tecnicamente risultò sì più avanti del predecessore, grazie al kernel NT in comune con la versione tradizionale, ma commercialmente si alienò le simpatie di molti sostenitori a causa del mancato aggiornamento dei vecchi dispositivi, a cui venne destinata una versione 7.8 piuttosto limitata nelle migliorie apportate. L’avanzamento funzionale più rapido di iOS e Android, nonché il problema di attrarre gli sviluppatori nell’ecosistema, contribuirono a peggiorare la situazione, che nemmeno la ben più ricca 8.1 è riuscita a ribaltare. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ad eccezione di alcuni paesi, tra cui peraltro si annovera l’Italia, la quota di mercato globale supera di poco il 3% e, come di recente ha ricordato The Verge, le defezioni di eccellenza nel parco app, specialmente nella natia America, non accennano a cessare.

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Ora si prepara una nuova sorta di reset con Windows 10 Mobile. La conduzione di Satya Nadella ha portato Microsoft ad un approccio più pratico e aperto, facendo in modo di offrire alla propria utenza la migliore esperienza d’uso qualsiasi piattaforma scelgano, e questo vale pure per quella di casa. La nuova versione, che debutterà in via definitiva a novembre sui nuovi Lumia 950 e 950 XL per poi estendersi agli altri dispositivi già esistenti (evitando così il vecchio errore di Windows Phone 8), mantiene molte delle peculiarità apprezzate dall’utenza, aumentando al contempo le funzionalità e modificando il design del sistema per rendere più agevole la transizione agli utenti provenienti da altri smartphone, specialmente Android. Nel tentativo di risolvere il problema app, inoltre, è stato introdotto il nuovo modello di sviluppo Universal, che consente a un singolo prodotto di essere eseguibile su tutti i dispositivi dotati di Windows 10 e si stanno ultimando i preparativi per strumenti di conversione che permettano agli sviluppatori di riutilizzare quasi per intero quanto già creato per iOS e Android, riducendo gli interventi preparatori al minimo.

Anche il vecchio CEO Ballmer è convinto della bontà di quanto la nuova Microsoft sta mostrando. In un’intervista concessa a Bloomberg ha fatto i complimenti ad Apple per quanto fatto dal 1997 in poi, affermando tuttavia che la sua ex-azienda, solo Lei, sarà in grado di rendere la vita difficile in quel di Cupertino, grazie alle sue capacità odierne di occuparsi sia dell’hardware che del software. In effetti, come abbiamo già scritto sopra, le potenzialità ci sono, grazie a Windows 10 e anche grazie ai nuovi dispositivi come il Surface Book, che stanno dimostrando come le buone idee non debbano per forza arrivare dalla California.

Detto ciò, allo stato attuale delle cose, la posizione di Microsoft rimane debole rispetto alle altre due rivali e occorrerà un grosso sforzo su ogni fronte per convincere l’utenza della qualità di ciò che è stato realizzato. Tuttavia, per la prima volta da anni, si avverte davvero la possibilità che una terza piattaforma emerga, a beneficio del progresso nel settore e dei consumatori. C’è maggiore fiducia, maggiore curiosità su quanto arriva da Redmond, anche da parte nostra che tradizionalmente siamo più portati verso il mondo Apple. Forse sarà il mio vecchio passato da sostenitore Microsoft che lo vuole e non è detto in futuro decida di fare uno switch back anche solo parziale (ovvero lato smartphone), ma personalmente tifo affinché il mercato abbia davvero spazio per tre. Non resta che attendere.