Dopo le recensioni dei nuovi Magic Mouse 2 e Magic Trackpad 2, è arrivato il turno della Magic Keyboard. La sequenza non è stata casuale e neanche il timing. Abbiamo iniziato con il mouse, perché è più o meno lo stesso del precedente; poi siamo passati al trackpad, che ha richiesto più tempo per analizzare le novità e l’uso desktop del Force Touch; infine, dopo un rodaggio di 20gg, possiamo finalmente parlare dalla tastiera.

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Non so se esiste un software che conta quanti caratteri digitiamo ogni giorno, ma considerando gli articoli, le email, la navigazione web, i social e tutta la messaggistica istantanea, credo di superare in scioltezza le 10.000 parole 6 giorni su 7. Insomma, la tastiera è un elemento per me fondamentale, molto di più del dispositivo di puntamento. Per questa ragione ho dedicato un periodo più lungo ad usarla, superando la fase di adattamento per verificarne la resa effettiva. Si tratta della prima tastiera con “Magic” nel nome, ma questo non implica delle caratteristiche particolari. Semplicemente Apple ha iniziato ad usare il termine nel 2009 con il Magic Mouse, mentre la precedente Wireless Keyboard risaliva al 2007. Come quest’ultima offre un layout “compatto”, in tutto e per tutto simile a quello dei portatili, quindi se ci serve quella estesa con tastierino numerico dobbiamo optare per la vecchia Apple Keyboard. Io non ne sento più la necessità, ma non capisco perché non facciano anche un modello aggiornato con Bluetooth e tastierino, costringendo chi ne ha bisogno ad utilizzare quella col filo o ad optare per soluzioni di terze parti.

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In termini di layout ci sono due differenze rispetto la vecchia tastiera, entrambe apparentemente dovute ad una “questione di stile”. Si è infatti deciso di avere tutti i tasti alla stessa altezza, con unica eccezione nelle frecce sopra e sotto (che essendo attaccate sembrano un unico tasto). Esattamente come nel MacBook Retina (recensione), troviamo quindi le frecce laterali più alte, ma, a differenza di tutte le altre tastiere Apple, sulla Magic Keyboard sono a tutta altezza anche i tasti funzione della prima riga. Qui troviamo anche ⏏ per retro compatibilità con i vecchi Mac che possiedono il SuperDrive o per chi ne usa uno via USB.

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A livello estetico notiamo anche il cambio di font utilizzato, ora San Francisco come su El Capitan ed iOS 9. Si è anche scelto di eliminare la storica dicitura ctrl in favore della più estesa “control”, nonché di sostituire l’icona in corrispondenza di alt con la scritta option. In ottica di una normalizzazione sono scelte che non condivido: se su command abbiamo sia la scritta che il simbolo ⌘, non capisco perché non farlo anche su alt e control. Comunque queste “novità” sono riprese pari pari dal MacBook, quindi è prevedibile che saranno lo standard che Apple utilizzerà per i prossimi anni.

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La Magic Keyboard è leggerissima, ma costruita molto bene grazie all’uso di alluminio per tutta la struttura (tranne il fondo di plastica). C’è pochissima cornice intorno, sembra quasi di vedere solo tasti, e l’inclinazione è stata ulteriormente ridotta rispetto quella già bassa della Wireless Keyboard. Questo è un aspetto che mi ero ripromesso di verificare accuratamente dal punto di vista ergonomico, ma poi me ne sono completamente dimenticato. Il succo è che non si nota affatto, perché bassa era la prima e bassa è anche la seconda. Ho provato in questo momento a mettere un leggero rialzo sul retro e onestamente non migliora la comodità, anzi ci costringe a tenere i polsi contratti per sollevare le dita, per cui alla fine dei conti “basso è meglio” (a dispetto di quello che ho sempre pensato a riguardo).

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La cosa più importante nell’esperienza di scrittura è probabilmente la corsa dei tasti, ovvero la sua estensione e precisione. Per il recente MacBook Apple ha creato il meccanismo a farfalla, che ha consentito di ridurre notevolmente l’altezza della tastiera per essere inserita nel minimo spessore del case, ma è fin troppo sottile e a qualcuno non è piaciuta. Nella Magic Keyboard si mantiene la struttura tradizionale a forbice, ma è stata comunque riprogettata ed ottimizzata. I tasti sono più piatti, hanno una superficie maggiore e scendono giù in modo più preciso ed uniforme, anche premendoli da uno spigolo. La corsa è stata leggermente ridotta, ma non come nel MacBook. Siamo di fronte ad un’ottima via di mezzo, che mantiene un feedback più concreto rispetto al meccanismo a farfalla ma risulta più “leggiadra” nell’uso.

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Il primo impatto, comunque, qualche grattacapo me lo ha dato. Uso così tanto la tastiera, che anche la più piccola variazione mi risulta evidente, come se improvvisamente cambiasse il pavimento su cui cammino. Questa minore corsa mi ha fatto sentire un po’ a disagio nei primi 3gg, causando anche qualche errore di battitura di troppo dovuto alla mancanza di sicurezza. Niente di troppo fastisioso, sia ben inteso, ma la piena dimestichezza l’ho raggiunta solo dopo una settimana. La cosa incredibile è che provando ad usare oggi la Wireless Keyboard mi sembra quasi una macchina da scrivere tanto avverto la maggiore altezza dei tasti, ma sul momento non mi era sembrata una differenza così evidente. Comunque promuovo a pieni voti l’esperienza di scrittura, che Apple ha ben ottimizzato con piccole modifiche nella giusta direzione.

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Diverso è il discorso sui tasti freccia, che onestamente continuo a non digerire. È più o meno da 28 anni che sono abituato ad usarli con la classica disposizione a piramide, questo fatto di avere i laterali più alti mi manda in confusione. Sono certo che anche in questo caso sia la mia memoria muscolare eccessivamente sedimentata a parlare, ma troppo spesso premo shift invece della freccia in alto. Il motivo è molto semplice e dipende dal fatto che tenendo l’indice sulla freccia sinistra, sono abituato ad andare un po’ più in su col medio per trovare la freccia superiore, mentre su questa tastiera (e su quella del MacBook) è allo stesso livello. Non mi piace, c’è poco da fare, mi sto piano piano abituando ma non ne capisco neanche il senso. Va bene il coordinamento estetico, ma non quando mina l’esperienza d’uso. Purtroppo ormai è chiaro che sarà così in tutte le future tastiere Apple, cosa che da un certo punto di vista è anche un bene, perché ci consentirà di adattarci più facilmente, ma su questo aspetto una strigliata ad Ive gliela farei volentieri.

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Manca la retroilluminazione. Oh, my God! Ce la aspettavamo tutti, molte fonti la davano quasi per certa, e invece abbiamo ottenuto un due picche. Ci stava, non si può negarlo. Magari non sarà utile a tutti, ma personalmente l’avrei molto apprezzata. Con i LED non avrebbe consumato quasi nulla e si sarebbe – forse – potuto sfruttare il sensore di luminosità del Mac per “dire” alla tastiera quando accenderla. Inoltre ci sono i tasti F5 ed F6 senza funzioni dedicate: sarebbero stati già belli e pronti per gestirne l’intensità. Secondo me l’avranno anche provata una tastiera con questa caratteristica, non ci credo che non ci abbiano pensato, ma alla fine non l’hanno prodotta. Così su due piedi non mi vengono in mente ragioni concrete per scartarla, dopotutto se è retroilluminata la tastiera del MacBook sicuramente non c’erano problemi di spessore. L’unica cosa su cui ho riflettuto, è che non si sarebbe potuta fare con i tasti bianchi, mandando in fumo il coordinamento che abbiamo con mouse e trackpad su desktop. Se vi ricordate i primi MacBook Pro con retroilluminazione in cui i tasti erano grigi, la visibilità era buona nel buio completo, ma nei passaggi intermedi era pessima. Con la luce si schiarivano le lettere e si perdeva il contrasto con il grigio di sfondo. Il problema è stato risolto con i modelli successivi grazie ai tasti neri, ma si sarebbe presentato ancor più evidente con quelli bianchi. Non so se abbiano davvero fatto un ragionamento simile in Apple, ma è l’unica motivazione che trovo apparentemente sensata per l’esclusione di questa caratteristica. Ed essendo basata su una riflessione di carattere estetico/funzionale, non mi meraviglierei se fosse quella giusta. In tutti i casi credo che avrei preferito una tastiera nera pur di avere la retroilluminazione, dopotutto è stata presentata insieme ai nuovi mouse e trackpad, che si sarebbero potuti fare grigi per mantenere un certo coordinamento sulla scrivania e rispetto ai MacBook. Siamo comunque nel regno dell'opinabile, dei se e dei ma.

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Per la questione della batteria integrata e inutile ripetere le cose già dette nelle recensioni di Magic Mouse 2 e Magic Trackpad 2. In sintesi è una spesa in meno per l’utente (non si devono comprare batterie e caricabatterie), è più semplice da caricare (basta collegare il cavo Lightning in dotazione anche mentre la si usa), ha un’ottima autonomia (sono al 56% dopo 20gg di uso molto intensivo) ma non si può sostituire la batteria (quanto durerà fra 10 anni? Boh…). Decisamente comodo il tasto on/off fisico sul retro, che finalmente ci consente di capire chiaramente se la tastiera è in funzione o no. Può essere utile anche la possibilità di usarla via cavo evitandosi l’abbinamento Bluetooth.

Conclusione

Temo di non aver più nulla da aggiungere. Facciamo dunque un rapido recap: bella, comoda, costosa. Troppo sintetico? Beh, alla fine sono questi i punti chiave, perché l’esperienza di scrittura è ottima (giusto qualche giorno per abituarsi), con la batteria integrata e la ricarica tramite cavo ci si dimentica della scomodità del cambio batteria e il prezzo è indiscutibilmente alto. Il Magic Mouse 2 è aumentato di 10€ con due sole principali novità: batteria integrata e cavo Lightning. Le stesse cose le ritroviamo anche qui, ma la Magic Keyboard è passata da 79€ a 119€ (+40€). A differenza del mouse, però, è stata completamente riprogettata, un po’ come è avvenuto per il Magic Trackpad 2 che addirittura costa 149€. La tastiera è un po’ a metà, perché è sì diversa ma non include tecnologie particolarmente nuove (come il Force Touch del trackpad). Se seguiamo questo ragionamento, il cambio prezzo e il posizionamento a metà tra gli altri due dispositivi ha un senso. Rimane una spesa molto elevata, tuttavia se il Magic Mouse 2 non rappresenta un upgrade necessario e il Magic Trackpad 2 può interessare solo a pochi, la Magic Keyboard è un buon passo avanti nell’esperienza di scrittura, per cui mi spingo a consigliarne l’acquisto anche a chi possiede la precedente Wireless Keyboard. Solo se la si usa molto, ovviamente.

PRO
+ Leggera, solida, ben costruita
+ Ottima esperienza di scrittura
+ Tasti precisi e ampi con layout tradizionale
+ Batteria di lunga durata e semplice da caricare
+ Comodo selettore on/off (il pulsante precedente era un mistero)

CONTRO
- Prezzo alto
- I tasti freccia laterali a piena altezza non li digerisco