Gli SSD sono sempre più capienti ed economici, infatti inizialmente li usavamo solo per il sistema operativo e le app, mentre oggi risultano comodi anche per l'archiviazione esterna. La soluzione più comoda è quella di scegliere il disco che si preferisce ed acquistare un case USB 3.0 in cui inserirlo, ma molti non sanno che solo alcuni di questi sfruttano tutta la banda disponibile. Il nostro utente Danilo Ronchi ha voluto mettere in chiaro la faccenda, condividendo con noi e con voi la sua esperienza.

La qualità della porta USB 3.0 è spesso motivo di discussione, perché le velocità teoriche dichiarate non vengono quasi mai raggiunte. E sebbene questo limite fosse difficilmente verificabile quando gli hard disk più diffusi erano meccanici, oggi è diventato evidente con quelli a stato solido. Cominciamo a fare due conti. La velocità massima teorica di throughput veicolabile da una porta USB 3.0 è pari a 5 Gb/s, ovvero a 625 MB/s. Oltre non si può andare. In verità questo numero deve essere ritoccato al ribasso, perché i dati vengono integrati da un protocollo di correzione degli errori che porta singole stringhe da 8 bit ad essere codificate in 10 bit, con quello che viene chiamato protocollo DC. Questo porta ad una ulteriore perdita del 20%, per cui i 625 MB/s diventano 500, ma sempre teorici. Bisogno poi considerare le perdite dovute al segnale e al controllo di flusso, che possono abbassare quel numero ad un più realistico 400 MB/s. A questo punto c’è però un altro possibile collo di bottiglia: il protocollo di comunicazione.

Per trasferire i dati fra dispositivi si utilizza quello che viene chiamato bulk-only-transport (BOT) il quale elabora un singolo comando per volta. Questo protocollo è stato sviluppato per l’USB 1.1 e mantenuto sia nell’USB 2 che nell’USB 3. Il problema è che il BOT utilizza un trasferimento da 64 KB per ciclo, ma siccome i trasferimenti sequenziali hanno bisogno di 128 KB, sono necessari due cicli di BOT. E questo può quasi dimezzare la velocità, portandoci su valori prossimi ai 250 MB/s. Come ho detto in apertura, fino a quando avevamo a disposizione dischi meccanici, con prestazioni massime nell’ordine di 120 MB/s, tutto ciò non era un problema, ma oggi che abbiamo a disposizione SSD molto più performanti il limite si nota.

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UASP: USB Attached SCSI protocol

Per superare il problema si è quindi proceduto a lavorare su un nuovo standard di comunicazione, il protocollo USB Attached SCSI che ha sostituito il BOT di vecchia memoria. In pratica prima si utilizzava un processo seriale che doveva far passare le richieste ed i dati, mentre lo UASP sfrutta fino a quattro canali paralleli indipendenti. L’unico problema è che il protocollo deve essere supportato sia dal computer con dalla periferica per funzionare. Da quel che mi risulta tutti i Mac con USB 3.0 sono compatibili con il protocollo UASP, mentre quelli che hanno solo le porte USB 2 non troverebbero nessun giovamento utilizzandolo. Bisogna però sottolineare che questo non funziona con un qualsiasi HUB USB, quindi i miglioramenti si notano solo collegandosi direttamente al computer.

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Io utilizzavo un SSD Samsung 840 EVO da 1TB all’interno di un case esterno USB 3.0 di Orico, ottenendo velocità massime di circa 230MB/s sia in lettura che scrittura (immagine superiore). Venendo a conoscenza del protocolla UASP ho comprato un nuovo case, questa volta di Inateck, che lo supporta. L’ho pagato 17,99€ su Amazon con spedizione inclusa e vi ho inserito all’interno lo stesso SSD. Il case in questione è costruito discretamente bene, con un frontale in alluminio spazzolato ed un pratico meccanismo di apertura che si sblocca tramite una leva nella zona posteriore. Qui si trova anche la porta di collegamento ed un LED che segnala l’attività cambiando colore: bianco su USB 2.0 e blu su USB 3.0. ALl’interno della confezione troviamo sia il cavo che un adesivo di spugna che può servire per stabilizzare gli SSD sottili all’interno del case.

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Collegando lo stesso SSD al Mac, questa volta nel case di Inateck, le prestazioni sono esplose. In scrittura sono passate da 230 a oltre 400 MB/s, con un incremento dell’80%. Altrettanto bene in lettura, dove ho riscontrato una velocità massima di circa 415 MB/s invece dei precedenti 238. Ma c’è di più: utilizzando lo UASP si riduce enormemente anche l’utilizzo della CPU per via del più efficiente protocollo che lavora in parallelo. Si passa infatti da un’occupazione fra il 6 e l’8% ed una ben più ridotta compresa tra 1 e 3%. Chiunque utilizzi un SSD esterno non può che ottenere un grande giovamento con un case USB 3.0 UASP compatibile, nel mio caso ho quasi raddoppiato le prestazioni con una spesa di soli 17,99€.

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