Come vi avevamo anticipato alcuni giorni fa, è andata in onda una puntata speciale di 60 Minutes, la storica trasmissione giornalistica della CBS. Il tema di questo episodio è stata Apple e in particolar modo i laboratori di Jony Ive, dove l’azienda progetta i nuovi prodotti. Le telecamere della nota trasmissione americana sono entrate nel quartier generale a Cupertino e hanno intervistato Tim Cook e diversi altri dirigenti dell’azienda.

Tim Cook

Il documentario è iniziato con una chiacchierata tra Tim Cook e il conduttore dello show Charlie Rose. In primis si è parlato di Steve Jobs e di quanto l’ex CEO sia rimasto nell’anima dell’azienda. Dopo aver elogiato il suo predecessore, Cook ha parlato dell’eredità che egli ha lasciato e ha risposto a coloro che criticano Apple, che vedono un’azienda diversa, lontana dall’attenzione ai dettagli e al perfezionismo tanto caro a Jobs.

Questa è ancora l’azienda di Steve Jobs. È nata in questo modo e sarà ancora così. Non ho mai incontrato nessuno sulla faccia della terra come Jobs, che ha sempre avuto questa incredibile e misteriosa capacità di vedere dietro l’angolo. Ci ha dato quella forza trainante e implacabile di cercare sempre la perfezione.

Successivamente si è parlato di privacy e Cook ha precisato che gli utenti non devono essere costretti a scegliere tra la loro riservatezza e la sicurezza nazionale.

Penso che questa sia una visione troppo semplicistica. Siamo l’America. Dovremmo avere entrambe le cose e noi siamo assolutamente contrari ad inserire una backdoor nei dispositivi consumer. I dispositivi iOS, oggi conservano un sacco di informazioni personali, compresi i dati sulla salute, quelli finanziari e le conversazioni private, per questo è necessaria una chiave speciale per accedere a questi dati, una chiave che nemmeno Apple ha. Se c’è un modo per entrare, qualcuno lo troverà. Ci sono persone che ci suggeriscono di aprire una backdoor, ma la realtà è che se la si mette, questa sarà aperta per tutti, buoni e cattivi.

Il fulcro della conversazione si è spostato poi sulla Cina, sulla manodopera nel Paese asiatico e su tutti i problemi ad essa collegati. Cook ha spiegato che Apple non assembla i propri prodotti all’estero per questioni economiche, ma semplicemente perché i lavoratori cinesi possiedono quelle competenze tecniche che gli americani non hanno.

La Cina pone particolare importanza sul settore manifatturiero e sulle abilità di tipo professionale. Negli Stati Uniti, nel tempo, abbiamo perso queste qualità. Potresti prendere ogni operaio [con queste skill] che c'è negli Stati Uniti e probabilmente riempiresti una stanza. In Cina, ci riempi interi campi da calcio. [...] Questo perché si sono focalizzati su [questo settore], hanno focalizzato su questo il loro sistema educativo.

Quanto alle condizioni di lavoro, Cook ha spiegato che Apple si prende sempre le proprie responsabilità, che negli anni ha cercato di migliorare la situazione e che continuerà sempre a farlo.

Ogni anno pubblichiamo un report a riguardo e cerchiamo di prendere le giuste decisioni. Ci teniamo ad assicurare la massima sicurezza per i lavoratori in Cina e stiamo facendo di tutto per migliorare le condizioni di lavoro. Se bisogna fare di più, lo stiamo facendo e lo faremo.

Voltando pagina, Rose ha chiesto a Cook quali competenze bisogna avere per entrare in Apple. Il CEO ha spiegato che non basta avere una semplice specializzazione, ma si deve avere “un fuoco dentro che spinga a cambiare il mondo”.

I nostri dipendenti devono essere idealisti che sognano grandi cose e devono essere in grado di sapere che tipo di tecnologia bisogna creare per il futuro. Vogliamo le persone che devono voler cambiare il mondo e lavorare con passione. Le persone che non accettano un no come risposta. Le persone che non accettano lo status quo. Le persone che non sono mai soddisfatti delle cose e cercano la perfezione. Le persone che vedono le cose e sanno che dovrebbero essere diverse, quindi si siedono e si concentrano fino a quando non trovano una risposta. Le persone che non accettano di sentirsi dire che questa cosa è impossibile da fare.

Il conduttore, quindi, ha chiesto come Apple cerca nuovi dipendenti e Cook ha risposto dicendo:

Noi non facciamo prove. Non assumiamo qualcuno attraverso un colloquio. Abbiamo dodici persone che parlano con i candidati, ma poi li valutiamo da diversi punti di vista. Siamo alla ricerca di persone intelligenti e con grande grinta, che combattono per le proprie idee.

Riunione

Rose ha avuto l’opportunità di partecipare all’incontro settimanale di ogni lunedì mattina tra i vari dirigenti e anche se non è stata consentita la registrazione dell’evento, ha spiegato che intorno a un grande tavolo di legno si discute di strategie nel meeting tra Jony Ive, Eddy Cue (Senior Vice President Internet Software and Services), Phill Schiller (Senior Vice President Worldwide Marketing ora responsabile anche dell’App Store), Jeff Williams (Chief Operating Officer) e altri dirigenti.

Ive 1

La parte più interessante del documentario è stata senza dubbio quella dello studio segreto di Jony Ive. La prima cosa che ha notato il giornalista è il fatto che diversi tavoli erano coperti con dei teli scuri, poichè lì è “nascosto il futuro dei prodotti Apple”. Inizialmente si è parlato del processo che porta al design di molti dispositivi: è stato mostrato il procedimento adottato per costruire l’Apple Watch, i bozzetti, le cianografie elettroniche dei prototipi e com’è stato realizzato il case in alluminio. Ive ha poi mostrato le 10 varianti che Apple ha considerato per realizzare i nuovi iPhone e ha spiegato che bisogna creare un’emozione tra il design e l’utente.

Tutte queste cose nel loro complesso, se riusciamo a farle nel modo giusto, ritengo diano la sensazione che si tratti di un oggetto concepito come autentico, realmente ponderato.

Ive 2

Ive e Dan Riccio (Senior Vice President Hardware Engineering) hanno parlato anche del procedimento che ha portato alla nascita della batteria dei nuovi MacBook e delle sfide che Apple ha dovuto affrontare nel progettare per un case così piccolo una batteria capace di alimentare il computer per tutta la giornata.

Ogni decimo di millimetro nei nostri prodotti è sacro. Questo design ha coinvolto progettisti meccanici, fabbricanti di utensili, chimici e anche progettisti software per realizzare un oggetto in grado di essere collocato nella superfice del prodotto e allo stesso tempo funzionare in modo affidabile.

Ive 3

Molto interessante, inoltre, è stata la parte del documentario in cui Rose ha mostrato il modulo della fotocamera dell’iPhone 6s Plus che, stando a quanto spiegato Graham Townsend, Senior Director che si occupa specificatamente dell’hardware della fotocamera, è costruita con oltre duecento elementi e ha richiesto il lavoro di oltre 800 ingegneri.

Camera 1

Townsend ha mostrato il sistema di stabilizzazione ottico delle immagini e spiegato che in un dato momento l’iPhone esegue oltre 24 miliardi di operazioni per ottenere lo scatto più corretto possibile. 60 Minutes ha poi spiegato che il comparto fotografico dello smarphone viene testato in appositi laboratori, dove vengono simulate tutte le condizioni di illuminazione così da garantire un’ottima esperienza d’uso del dispositivo.

Camera 2

Continuando il suo tour nel campus di Cupertino, il conduttore ha parlato degli Apple Store insieme con Angela Ahrents, Senior Vice President Retail e Online Store. Charlie Rose è stato accompagnato in un edificio staccato dal campus principale dove vengono creati i mockup degli Apple Store. L'Ahrendts qui tiene diverse riunioni e in collaborazione con Ive decide in che modo ristruttare e costruire i negozi sparsi nel mondo.

Store

Chiuso il capitolo Apple Store, 60 Minutes ha intervistato Philip Schiller, Senior Vice President Worldwide Marketing.  Schiller ha detto che Apple mette volontariamente i suoi prodotti in competizione tra loro e che la “cannibalizzazione dei dispositivi è quasi concepita per sua natura”.

Si tratta di progettazione. È necessario che ogni dispositivo lotti per il proprio spazio. L’iPhone deve essere così grande così tu sai perchè vuoi un iPad. L’iPad è così grande così tu sai perchè vuoi un notebook. E un notebook deve essere così grande così tu non sai perchè vuoi un desktop. Il compito di ciascun dispositivo è quello di competere con gli altri.

Per quanto riguarda l'Apple Watch, anche questa volta non sono stati rivelati dettagli sui numeri di vendita, ma alla domanda se il dispositivo ha bisogno di migliorie, Cook ha risposto dicendo:

Ogni prodotto può essere migliorato e lo smartwatch non fa eccezione. Quando lanciamo un nuovo dispositivo, stiamo già lavorando al prossimo, e alcune volte anche a quello ancora dopo. Studiamo sempre cosa poter fare per migliorare.

Cook e Rose, inoltre, hanno discusso sulla scelta del CEO di fare coming out.

Ci tengo molto alla mia privacy, sono una persona molto riservata. Però ho pensato che uscire fuori avrebbe potuto aiutare altre persone a fare altrettanto. E sono contento perchè penso che un ragazzo da qualche parte del mondo, anche solo per un attimo, abbia pensato ‘se lui non si è tenuto dentro queste cose, allora posso farlo anche io’. Ci sono omosessuali vittime di bullismo o, peggio, che pensano al suicidio. Nel mio piccolo ho cercato di far capire che non c’è bisogno di farlo e che è possibile avere successo al di là di ogni differenza.

Infine, alle domande riguardanti i prodotti a cui si vocifera Apple stia lavorando (auto e TV), Cook ha risposto dicendo che “una delle cose fantastiche di Apple è che probabilmente ci sono più segreti qui che alla CIA”. L’intervista è finita mostrando il nuovo campus in costruzione, definito da Rose "il più ambizioso progetto Apple di sempre". Il documentario completo può essere visto a questo indirizzo.