Lo sviluppo di Apple Pay prosegue in modo graduale. Non è disponibile dalle nostre parti e probabilmente ne passerà di tempo prima che arrivi, ma volenti o nolenti ciò è anche conseguenza di mercati più maturi o promettenti su cui vale la pena investire in modo prioritario. Abbiamo visto in estate il primo sbarco europeo in Gran Bretagna, con la Spagna che seguirà nel 2016 (sebbene in modo più limitato, essendo almeno inizialmente una collaborazione esclusiva con American Express); anche in altre parti del mondo si sta assistendo, o si assisterà a breve, al debutto della piattaforma virtuale di pagamento "made in Cupertino". Parallelamente procede l'espansione in casa con tante nuove banche supportate dal circuito. Oggi, però, è arrivato lo sviluppo più importante dalla nascita di Apple Pay, con l'ufficialità dell'ingresso in Cina nei primi mesi del prossimo anno.

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In modo analogo alle partnership con American Express e altri circuiti di pagamento, Apple coopererà qui con China UnionPay, che insieme al supporto di 15 tra le principali banche cinesi permetterà l'utilizzo di Apple Pay in tutti gli esercizi commerciali dotati di terminali NFC abilitati al circuito QuickPass. L'esperienza d'uso per l'utenza locale dunque risultare pressoché identica a quella offerta negli altri paesi. Si tratta di un'opportunità molto ghiotta per la società guidata da Tim Cook, che potrà operare in un mercato molto ricettivo sulle novità tecnologiche, appassionato dei prodotti Apple nonostante la forte concorrenza delle realtà interne come Huawei, con forti transazioni economiche e soprattutto demograficamente impressionante per le opportunità (per quanto sia un valore massimo teorico, il bacino d'utenza potenziale della Cina supera da solo in modo abbondante il miliardo di persone).

L'indisponibilità di tempistiche più precise, quantomeno del mese, è dovuta alla necessità di superare le ultime verifiche con le autorità governative prima di ottenere il via libera, ma non dovrebbe essere un problema considerato che già da anni Apple ha fatto tutti gli sforzi e anche i compromessi necessari al fine di rispettare le leggi cinesi, cosa che le ha permesso di sfoderare proprio di recente quasi tutto il suo parco servizi digitali, al contrario di Google che invece ha preferito non cedere alle richieste rimanendo ai margini della Grande Muraglia (prova di ciò sono i tanti smartphone importati dalle nostre parti completamente privi delle app sviluppate a Mountain View). Viene lecito chiedersi in conclusione a quali altri mercati potrebbe guardare la dirigenza di One Infinite Loop oltre a quelli già annunciati (Hong Kong e Singapore): probabile si continuerà a puntare sull'Oriente, coinvolgendo paesi come Giappone e India. La speranza, comunque, è che non si dimentichino del tutto dell'Europa e soprattutto di noi.