applecare

I procedimenti giudiziari civili che vedono coinvolta Apple sono tanti (anzi, forse troppi) e, per questo, di molti di essi o non si ha notizia o, ancora, si preferisce non darne pubblicità vista la loro asetticità. È il caso di una class action promossa qualche mese fa in USA da un gruppo di consumatori sottoscrittori di AppleCare+ che ritenevano di non aver ricevuto da Apple dispositivi sostitutivi di qualità pari a quella dei nuovi. Infatti, come sanno tutti, Cupertino si riserva la facoltà di sostituire il prodotto difettoso (e, nel caso di AppleCare+, anche danneggiato) con un altro nuovo o con un rigenerato pari al nuovo che, cioè, rispecchi gli elevati standard aziendali. Inoltre, gli attori avevano registrato tutte le conversazioni intercorse con gli operatori dell'assistenza telefonica, in modo da poter dimostrare di non aver ricevuto non solo un prodotto adeguato, ma anche un servizio di assistenza all'altezza della fama di Apple nel settore. Il giudice, però, ha ritenuto che tutte le prove fossero state precostituite su indicazioni degli avvocati dei consumatori: infatti, i legali avrebbero incitato i propri assistiti a sottoscrivere volontariamente la polizza AppleCare+, a distruggere i propri terminali, a farseli sostituire e a lamentarsi dell'inefficienza del servizio fornito. Pertanto, la Corte ha rigettato la domanda proposta dai consumatori, apostrofando i loro avvocati come "manifestamente incompetenti", anche alla luce della riserva contrattuale sulla fornitura di prodotti sostitutivi ricondizionati in luogo di quelli nuovi.