Già nell'informaticamente lontano 2014, Apple si lamentava di essere l'azienda americana più citata in giudizio per presunte violazioni di brevetti alla base di alcuni suoi servizi. Infatti, in USA esiste una tipologia "grigia" di società spesso identificate come "patent troll", il cui business si basa sul depositare molte richieste di brevetto su tecnologie non ancora esistenti, al fine di chiedere, in futuro, le royalties per il loro sfruttamento.

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Per fare un esempio azzardato ma d'effetto, è come se oggi la società X registrasse un brevetto sulle telefonate olografiche, per richiedere il pagamento delle royalties ad Apple (o chi per lei dovesse poi realizzare tale tecnologia fra 5, 10, 20, 100 anni). VirnetX, azienda texana, ha agito nella stessa maniera, citando in giudizio Apple per aver violato alcuni suoi brevetti alla base delle connessioni VPN utilizzate dai servizi come FaceTime e iMessage, chiedendo un risarcimento di 368.2 milioni di dollari. Solitamente, le cause intentate dai patent troll hanno un esito infelice per gli attori, ma, in questo caso, la Corte del Texas ha accolto all'unanimità la domanda spiegata da VirnetX e ha condannato Apple a risarcire il maggior importo di $625 milioni. Ad ogni modo, giova ricordare che non è la prima volta in cui Apple viene condannata in una causa intentata da un patent troll: infatti, proprio lo scorso anno, la SmartFish LLC ha avuto la meglio sul gigante di Cupertino, che le ha dovuto risarcire l'importo di $532.9 milioni.