Sin dagli albori del mercato smartphone così come lo conosciamo oggi (e, quindi, dell'era post Symbian), Google ha preferito adottare un approccio agli antipodi rispetto a quello di Apple: se la seconda ha, come sempre, scelto di produrre assieme hardware e software (cucito su misura), Google ha fornito ai produttori di terze parti solamente il software: Android. Qualche anno dopo il lancio della prima versione del suo sistema operativo mobile, Big G ha iniziato a commercializzare i dispositivi della linea Nexus che, seppur realizzati da aziende partner, hanno puntato tutto sull'esperienza Android "stock", ossia senza personalizzazioni e bloatware di qualsiasi genere, oltre che su un prezzo decisamente abbordabile (almeno fino all'annuncio del Nexus 6).

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Sembrava, quindi, che in quel di Mountain View stessero tastando il terreno per il lancio di una linea di dispositivi proprietaria. Il sentore si fece ancora già consistente quando Google annunciò l'acquisizione di Motorola Mobility, divisione dedita allo sviluppo e alla produzione di telefoni cellulari, venduta dopo tre anni alla cinese Lenovo che, peraltro, ha deciso di non far sopravvivere il marchio se non nella sua iconica linea Moto. Nonostante il rilascio di Nexus 6, 6P e 5X avessero fatto intuire che Big G avrebbe intrapreso la strada della produzione in collaborazione con altre aziende, un rumor di DroidLife riporta che Sundar Pichai, attuale amministratore delegato della società, abbia riferito ad alcuni suoi colleghi di aver deciso di prendere il controllo della produzione dei Nexus, esattamente come per la linea di dispositivi Pixel. Dunque, in un prossimo futuro Google dovrebbe progettare, costruire e commercializzare i propri terminali, abbandonando ogni collaborazione esterna e ponendosi in diretta concorrenza con Samsung, Huawei, HTC, LG, Xiaomi e gli altri big del settore che hanno contribuito alla diffusione a livello mondiale di Android. L'obbiettivo è quello di conquistare una fetta più grande del mercato smartphone high-end, attualmente dominata in larga parte da Apple. Nelle migliori intenzioni di Pichai, la strada maestra da seguire è proprio quella tracciata nel corso degli ultimi 9 anni dalla concorrente. Dunque, i dispositivi Nexus dovrebbero diventare (ma non si sa quando) ciò che per Apple è iPhone: basterà questo dualismo a cambiare le sorti del mercato? La risposta, ovviamente, potrà darcela solo il tempo.