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Allo scadere del termine ultimo dato dall'Autorità giudiziaria ad Apple per rendere disponibile una backdoor in iOS per l'FBI per poter sbloccare l'iPhone dell'attentatore di San Bernardino, ecco verificarsi un nuovo colpo di scena: un dirigente di Apple ha dichiarato alla CNBC che nelle 24 ore successive da che l'FBI è entrata in possesso del telefono oggetto di indagini, qualcuno avrebbe cambiato la password dell'Apple ID associato. Se questo non fosse accaduto, sarebbe stato possibile accedere al backup dei dati per poterlo esaminare ed estrapolare le informazioni in esso contenute, fondamentali per il prosieguo delle indagini. Dunque, se l'FBI avesse provveduto a contattare Apple immediatamente, non si sarebbe resa necessaria la contestata richiesta dell'apertura di una backdoor in iOS. Peraltro, durante il mese di gennaio, la società avrebbe già suggerito agli inquirenti almeno quattro metodi per accedere al backup dei dati ed uno di questi prevede di connettere iPhone a un network Wi-Fi conosciuto dal sistema operativo. Ad ogni modo, sembra che oggi ci sarà un incontro fra Tim Cook e il capo dell'FBI per discutere della faccenda e, quindi, trovare una soluzione che non violi le libertà fondamentali riconosciute dalla Carta degli Stati Uniti.