Sin dagli albori dell'informatica, qualsiasi dispositivo elettronico (che sia un computer, un telefonino, un tablet o una console da gioco) ha bisogno di un sistema operativo per funzionare. Nella quasi totalità delle volte, questo è installato nella stessa memoria di massa dedicata all'archiviazione dei dati. Ovviamente, l'OS (e, sempre più spesso, i bloatware) erodono prezioso spazio per la memorizzazione di altre informazioni, inducendo l'utente a rivolgersi o a memorie esterne o all'archiviazione via cloud dei dati. Inoltre, spesso l'effettiva capacità di memoria è espressa per eccesso, visto che la conversione fra byte e bit è in base otto.

La questione è già stata al centro di un'indagine dell'Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato Italiana che, il 19 dicembre 2014, ha comminato a Samsung una sanzione di un milione di euro per pratica commerciale scorretta per averla riconosciuta colpevole di aver alterato deliberatamente i dati relativi alla capacità di memoria dei propri prodotti di consumo, quali smartphone e tablet. Nel caso di specie, l'AgCM rilevò che la memoria per l'archiviazione dei dati a disposizione dell'utente fosse pari al 22% nei modelli da 4 GB nominali (0,88 GB liberi all'avvio), fino ad arrivare al 71% per i dispositivi da 16GB (11,36 GB liberi all'avvio).

Ricerca dell'AgCM sui dispositivi Samsung

Ricerca dell'AgCM sui dispositivi Samsung

Oggi Altroconsumo ha annunciato di aver condotto le stesse indagini anche sui prodotti Apple, rilevando, in alcuni casi, una differenza fra la memoria dichiarata e quella effettiva pari al 40%. Uno stesso studio è stato condotto in USA, il quale però ha rilevato differenze sino al 23.1%.

Ricerca effettuata per conto della class action USA sui dispositivi Apple

Ricerca effettuata per conto della class action USA sui dispositivi Apple

L'associazione dei consumatori più conosciuta d'Italia ha pertanto dichiarato di voler avviare una class action contro Apple e Samsung, poiché le due aziende, dichiarando capacità di archiviazioni superiori rispetto a quelle effettive, avrebbero alterato le scelte dei consumatori nell'acquisto dei prodotti. Inoltre. Altroconsumo sostiene che i consumatori hanno il diritto di richiedere un rimborso pari alla differenza percentuale fra la memoria dichiarata e quella effettiva, moltiplicata per il prezzo di acquisto del bene, purché abbiano conservato la scatola del prodotto e lo scontrino di acquisto.

Per quanto non sia questa la sede per approfondire la questione, la richiesta di Altroconumo potrebbe effettivamente essere fondata sotto il profilo della pratica commerciale scorretta visto che le aziende potrebbero indicare, anche in piccolo, l'effettivo spazio disponibile al momento dell'acquisto (anche se è ovvio che il sistema operativo occupi spazio e che esso sia vitale per permettere al terminale di funzionare), tuttavia mi sembra che il calcolo del risarcimento sia poco corretto: infatti, il prezzo del bene acquistato non si riferisce alla mera capacità di archiviazione, ma a tutte le componenti hardware, software ed anche ai costi di ricerca e sviluppo che le aziende hanno sostenuto per progettarli, nonché a quelli i logistica connessi alla loro distribuzione. Pertanto, qualora dovesse trovare accoglimento la domanda di risarcimento, o meglio, di riduzione del prezzo avanzata da Altroconsumo, questa dovrebbe essere calcolata sulla scorta del valore di mercato (e non di quello all'ingrosso riservato ai produttori che, peraltro, sarebbe inferiore) della memoria NAND che, attualmente, si aggira a meno di 5 dollari ad unità.