Secondo quanto riportato dal New York Times, la popolare app di messaggistica istantanea WhatsApp sarebbe nel mirino dell'FBI. Infatti, forse non tutti sanno che la società (controllata al 100% da Facebook) ha iniziato ad introdurre dallo scorso anno la crittografia per le chat e le chiamate effettuate tramite l'app. L'FBI e il Dipartimento di Giustizia temono che l'app possa essere utilizzata anche da criminali e terroristi per organizzare le loro operazioni evitando le intercettazioni da parte degli inquirenti, ai quali, peraltro, sarebbe anche impedito di accedere ai backup e agli archivi delle conversazioni nel caso in cui entrino in possesso dei dispositivi dei malintenzionati. Ovviamente, né l'FBI né WhatsApp hanno voluto rilasciare commenti circa la notizia trapelata.

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Del resto, la battaglia dell'FBI e del DOJ (Department of Justice) per ottenere un ampio accesso alle piattaforme di comunicazione per scopi di indagine sta assumendo connotati sempre più forti: infatti, BGR riporta che il DOJ ha affermato che, qualora Apple non intenda collaborare o continui ad opporsi alle ordinanze delle Corti, chiederà che gli sia fornito il codice sorgente di iOS per poterne sviluppare una versione necessaria alle indagini. Tale scenario appare di orwelliana memoria oltre che irrispettoso degli sforzi profusi dai programmatori di Cupertino per migliorare il sistema operativo mobile. Peraltro, qualora dovesse mai concretizzarsi una simile possibilità, i danni economici per Apple sarebbero indeterminabili, visto che i propri OS sono, assieme al design dei dispositivi, il più forte motivo di differenziazione dell'azienda rispetto alla concorrenza. L'audizione di Apple in tribunale è prevista per il prossimo 22 marzo, esattamente il giorno dopo la presentazione di iPhone SE e del probabile rilascio degli aggiornamenti di OS X, iOS, watchOS e tvOS e chissà che proprio dal palco dell'auditorium di One Infinite Loop Cook e soci non si espongano pubblicamente sulla vicenda.

La crittografia per la tutela dei dati personali è una funzione implementata sempre più di frequente fra i produttori di sistemi operativi e sviluppatori software. Le implicazioni giuridiche di tale scelta sono più che evidenti, tuttavia il bilanciamento fra tutela della privacy e della sicurezza nazionale sembra essere sempre più lontano, anche a causa delle posizioni sempre più dure ed arroccate delle parti in causa.