Sir Jonathan Ive non si può dire sia il personaggio più pubblico di tutta Apple. Lo conosce pressoché chiunque utilizzi un prodotto proveniente da Cupertino e anche chi preferisce altre marche, il suo lavoro ha una grande influenza non solo su specifici dispositivi ma pure su interi settori merceologici; di suo il Chief Design Officer è schivo, dosa con cura le sue presenze esterne e ai keynote il suo apporto è di norma ridotto a video già registrati. Per questo le rare interviste, quando le concede, sono un'ottima occasione per capire maggiormente sia l'approccio che mette in fase progettuale sia la sua stessa personalità. Il giornalista Charlie Rose di CBS, che già aveva avuto modo di parlare con Ive nel corso di un celebre speciale su Apple, è tra i pochi privilegiati, ottenendo un incontro dai dettagli molto interessanti.

jonyive

La prima parte è incentrata sul rapporto che intercorre tra Apple e il design, in particolare nella ricerca di personale qualificato. In tal senso, la seguente porzione (da noi tradotta) descrive sinteticamente e al tempo stesso precisamente ciò che Ive vuole dal suo team:

Siamo chiari qui (in Apple, ndr) sulle priorità. Il nostro lavoro non è quello di far soldi per Apple. Noi dobbiamo fare i migliori prodotti possibili. Abbiamo fiducia nel farlo se essi sono buoni e se riusciamo nei nostri intenti di crearli e spiegarli, cosicché siano attraenti e dunque venduti. Verranno venduti in quantità e così faremo soldi.

Le assunzioni non vengono per forza basate sul solo profilo tecnico dell'individuo, ma anche sulla sua visione del mondo e sull'ambizione nel creare prodotti di successo. Doti creative che hanno talvolta portato Jony ad assumere sulla fiducia, anche senza bozzetti o precedenti esperienze di rilievo, venendo ripagato della decisione presa. Si prosegue poi sull'attenzione per l'estetica, arrivando anche ad elementi solitamente non soggetti a grande cura, come il confezionamento:

Passiamo tanto tempo a pensare in modo delicato e coscienzioso come usare i materiali per il confezionamento, ma perché hanno una funzione ben oltre quella di proteggere il prodotto. È la prima volta che vedi e usi la tua unità, dopo avere osservato quelle in esposizione. [...] Ciò ci piace, ma talvolta quando è tardi, oppure è trascorso un mese impegnativo, viene lecito chiedersi perché preoccuparsi così tanto dell'interno di quel lembo di carta messo lì sotto, che nessuno vedrà mai. Ma tu sai che è giusto farlo.

Nel corso dell'intervista c'è spazio anche per nuovi dettagli sul legame lavorativo e amicale con Steve Jobs, quasi sempre in completa sintonia. L'aneddoto di esempio raccontato coinvolge proprio l'Italia, in uno dei viaggi di lavoro condotti dai due, dove entrambi allo stesso tempo notarono i cambiamenti nei riflessi su un coltello in vendita in un negozio. Non fu un processo immediato di affinità, tuttavia, dato che nei primi anni Ive cercò di smorzare il temperamento di Jobs da "tutto o niente" su certe questioni di design. Senza successo, col fu iCEO che anzi ribaltò completamente la situazione, mostrando ad Ive come tendesse a privilegiare sé stesso piuttosto che il gruppo di lavoro. Da lì in poi, il resto è storia che possiamo vedere nei dispositivi Apple dell'ultimo decennio.

E riguardo la persona Ive? Bisogna dire che ne esce un quadro piuttosto sorprendente, di una persona che all'apparenza può sembrare alquanto piena di sé ma che invece dimostra di saper riportare i piedi per terra quando necessario, probabilmente aiutato pure dal "counseling" di Jobs sopra descritto. Nessuna paura di assumersi le proprie responsabilità:

Penso di essere in parte artista, in parte designer, in parte ingegnere, in parte artigiano. Ma in tutto questo, mi sento comunque a mio agio tanto nel rimanere sorpreso quanto nello sbagliare, e sono il primo ad alzare la mano se qualcosa che pensavo fosse buona si rivela invece terribile. È importante saper essere critici anche con sé stessi. (...) Le opinioni negative (dagli utenti, ndr) più forti sono fondamentali in ciò che facciamo. L'abbiamo capito tempo fa, facendolo diventare parte integrante del nostro processo di design e del lavoro.

Un processo comunque fuori dagli schemi, che deve «rifiutare l'uso della sola ragione per poter innovare», consentendo ad Apple di essere affamata e folle ancora per tanti anni a venire, come vorrebbe Jobs. Per chi volesse gustarsi l'intervista completa, in inglese, ecco il video (l'originale, a maggiore qualità, è sulla piattaforma statunitense Hulu ma col blocco geografico non funziona dalle nostre parti; possiamo comunque contare sul caricamento su YouTube da parte di un utente):