Sulla politica dei prezzi adottata da Apple è in atto da anni forse la parte più agguerrita della contrapposizione tra sostenitori e detrattori, coi primi che ritengono quanto praticato dall'azienda adeguato alla qualità dei prodotti mentre i secondi non ritengono tale rapporto bilanciato rispetto a proposte analoghe dalle principali concorrenti. La cosa certa sinora per entrambe le fazioni è quella relativa ai margini di guadagno per Apple, tra i più alti del settore. Ma è possibile che persino a Cupertino decidano di adottare una strategia commerciale leggermente diversa, se il dispositivo la richiede. Questo sembra essere il caso dell'iPhone SE.

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In una nota agli investitori da parte dell'analista Amit Daryanani, pervenuta ad AppleInsider, viene infatti quantificato un guadagno di circa il 35% su ogni iPhone SE venduto, almeno nella sua versione base. Un dato niente male, ma inferiore rispetto al medesimo per il 6s che oscilla tra il 40 e il 50%. La distinta base (nota in inglese come Bill of Materials, o BoM) del piccolo smartphone si aggira sui $260, calcolata sulla base dei componenti interni rinvenuti nei teardown, e considerato che il prezzo di accesso negli USA è di $399 giustifica i margini ridotti. La storia è un po' diversa in Europa, con percentuali maggiori visti i cambi applicati da Apple ben lontani da quelli ufficiali (dovendo comunque tener conto delle tasse incluse), ma anche in questo caso SE non arriva ai profitti del modello maggiore.

Una strategia più aggressiva, al fine non solo di spingere all'upgrade coloro che sono rimasti col 5s in attesa di un vero sostituto, ma anche tra l'utenza Android, presso cui effettivamente sembrerebbe aver riscontri positivi. Non si pensi però che Apple abbia deciso di non eccedere nei margini solo in virtù di questi motivi: il ribasso al dettaglio è frutto a sua volta di negoziazioni coi fornitori all'ingrosso, sia per la componentistica riutilizzata dal 6s (facendo leva sulle eccedenze produttive giacenti) sia per quella già adottata dal 5s (vista la maggiore anzianità, è normale rinegoziare prezzi risalenti a quando erano invece l'ultimo grido). Un gioco delle parti che una volta tanto vede beneficiarne anche il consumatore, quantomeno quello americano. Speriamo che in futuro queste "ottimizzazioni" possano arrivare dal nostro lato dell'Atlantico.