Per un utente comune, lo sblocco dell'iPhone tramite password (o anche con l'impronta del dito, dal 5s in poi) è una prassi quotidiana, in cui non s'impiega più di qualche secondo ogni volta. Quando la password viene dimenticata, però, le cose si complicano. Specialmente se il dispositivo è oggetto di indagini ed è l'FBI a richiederne lo sblocco. L'ormai tristemente celebre iPhone di San Bernardino è stato violato con successo diverse settimane fa, scoprendo che l'azione è stata compiuta da hacker professionisti e non società di settore come originariamente si pensava. I servizi di questi "gray hats" hanno avuto un prezzo, e risulta tutt'altro che modico.

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Il direttore dell'FBI, James Comey, ha rivelato nelle scorse ore una stima approssimativa, come riportato da Reuters. Si va ben oltre 1,34 milioni di $, corrispondenti al salario complessivo che Comey riceverà nei prossimi 7 anni e 4 mesi di incarico (al netto di eventuali aumenti). La cifra esatta rimane ancora un mistero. L'occasione di questa scoperta è stata la conferenza Aspen Security Forum, svoltasi a Londra, cui ha presenziato anche il federale proprio per discutere della vicenda.

Un lavoro lautamente pagato, stabilendo il record tra le operazioni di hacking note al pubblico, ma che Comey è contento di aver autorizzato visto il risultato ottenuto. Resta comunque la limitazione dell'applicabilità sugli iPhone fino al 5c. Non è un caso che l'altro fronte che vedeva contrapposti Apple e il dipartimento di giustizia statunitense sia finito in tutt'altro modo. Hamza Shaban, redattore di BuzzFeed, ha pubblicato su Twitter la lettera ufficiale con cui il DoJ ha ritirato la mozione contro l'azienda di Cupertino per lo sblocco di un iPhone 5s appartenente a un narcotrafficante. Il motivo? Tutt'altro che tecnico: una persona, rimasta nell'anonimato, ha consegnato agli inquirenti il codice di accesso del dispositivo. Una curiosa conclusione che per fortuna soddisfa entrambe le parti.