Essendo nato al confine temporale tra gli anni 80 e 90, nella mia infanzia non compresi la reale portata del dominio che Microsoft stava costruendo nel settore dei computer, o meglio, quando lo capii era già ben consolidato. Il mio primo PC lo ebbi nel 1997 e Windows 95, così come altri programmi di Redmond, Office in primis, erano il riferimento. Le alternative erano ben poche: andare sui costosi Macintosh, peraltro nel periodo più difficile di Apple (Jobs era appena tornato), oppure affidarsi a Linux, mondo totalmente sconosciuto a un bambino di 7 anni e tantomeno ai suoi familiari che col computer stavano davvero prendendo confidenza solo in quel periodo. Una situazione destinata a durare per tanto tempo ancora, fino all'avvento di smartphone e tablet, con cui Apple e Google fecero capire alla vecchia regina che il mondo tecnologico non avrebbe più seguito i "comodi" di Windows.

windowsxpshutdown

Il resto è storia che ben conosciamo. Oggi la battaglia principale si svolge tra Cupertino e Mountain View, mentre il colosso di Redmond cerca di mantenersi come terzo incomodo non riscontrando però molti favori del pubblico. Windows 10 e la sua controparte Mobile non sono per nulla male, risultano ben curati, con un'interfaccia moderna e app incluse che non hanno molto da invidiare alle loro controparti su iOS o Android. Sono però arrivati tardi, pagando il dazio di scelte sbagliate durante l'era Ballmer, errori di cui ha beneficiato soprattutto Google. Chrome ha ormai rimpiazzato Internet Explorer come browser di riferimento, mentre Android detiene nel settore mobile percentuali vicine a quelle che negli anni 90 aveva Windows sui PC desktop e i prossimi sviluppi di Chrome OS minacciano grande battaglia persino in quel mercato tradizionale, rimasto ancora nelle mani di Microsoft. A tal proposito, sempre più spesso si sente dire che Google è la nuova Microsoft.

Nel bene e nel male. L'antitrust europea sta valutando per la società guidata da Sundar Pichai sanzioni nient'affatto dissimili da quelle che toccarono anni fa a Ballmer e soci. Ancor di più, c'è chi come Jason Snell su Macworld contesta a Google non solo una superiorità commerciale degna della Microsoft anni 90, ma anche un analogo comportamento arrogante. A quei tempi, infatti, non solo si andava verso l'egemonia di Windows, ma si tentava pure d'imporre il medesimo stile grafico anche su Mac tramite Office, come si può vedere nello screenshot sottostante:

vecchioofficemacvswin

Nelle successive release, a seguito del malcontento da parte degli utenti, Microsoft correggerà parzialmente il tiro, anche se Office non ha mai assunto un aspetto davvero nativo su Mac (la versione 2016 in modo particolare è una replica quasi fedele della UI della variante per Windows). Lo stesso starebbe facendo Google col Material Design, rendendo le sue app su iOS più simili a quelle Android. Un esempio è, tanto per rimanere in tema di software di produttività, Documenti Google. Il confronto (mio screenshot su Android a sinistra, screenshot di Snell su iOS a destra) rende piuttosto evidenti tutte le parti comuni:

googledocsandroidvsios

Ad eccezione delle differenti risoluzioni dei due dispositivi, ogni elemento è allo stesso posto su entrambe le versioni. Ciò metterebbe Google nella stessa condizione in cui era Microsoft, non rispettando lo stile dell'altro sistema operativo su cui le sue app girano. Dall'altro lato, invece, Apple Music su Android segue quasi fedelmente il Material Design:

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Pur rispettando la disamina di Snell, non mi sento di dire che siamo tornati a quell'invadenza tipica degli anni 90. Il motivo è semplice: ci troviamo davanti a contesti totalmente diversi. Ai tempi, Microsoft conquistò rapidamente il mercato non tanto per superiorità tecnica sulla concorrenza (in alcuni casi era in effetti così, ma in altri no), quanto per l'abilità che dimostrò nelle trattative con gli OEM, praticando prezzi convenienti per le licenze di Windows e offrendo ulteriori incentivi se si precaricava sui PC altro software Microsoft. Fu proprio così che iniziò l'ascesa di Internet Explorer nel settore dei browser, sopravanzando Netscape nel giro di qualche anno. Google predilige invece un approccio più bilanciato tra qualità e quantità, assicurandosi sì i favori del mercato ma non trascurando il "benessere" dell'utente finale. In passato, si utilizzavano i prodotti Microsoft in quanto costretti dalla necessità; con Google spesso è perché lo si desidera.

Quanto detto sopra introduce un altro fattore: la maggiore competitività odierna. Ai tempi, le proposte alternative al dominio Microsoft erano poche e non avevano presa sull'utenza, vuoi perché di qualità inferiore vuoi perché avevano prezzi più alti. A partire dallo stesso sistema operativo, quasi ogni servizio Google può essere tralasciato in tutta tranquillità a favore di uno pari se non addirittura superiore per le proprie esigenze, proveniente da Apple, Microsoft o sviluppatori minori ma non per questo meno agguerriti (es. Dropbox, Spotify). Da questo punto di vista, paradossalmente è proprio iOS che sembra somigliare più al Windows di una volta, non permettendo di cambiare le app predefinite o disinstallare quelle integrate che non ci servono (anche quando su Android non è possibile farlo in via ufficiale, chi vuole ci riesce comunque).

iosvsandroidbattle

Infine, il design: pur non essendo di casa su iOS, quello Material non vi sfigura nemmeno così tanto. Fatta eccezione per il pulsante fluttuante nella parte inferiore destra, gli altri elementi non danno l'impressione di essere completamente dei pesci fuor d'acqua. Oltre a ciò, come lo stesso Snell ha osservato, su alcune app Google sta procedendo verso uno stile più nativo della piattaforma Apple, pertanto in futuro questo problema di coerenza potrebbe essere superato. Ammesso che si possa parlare effettivamente di un problema: in fondo, ciò che davvero conta è che il software sia in grado di soddisfare meglio le aspettative dell'utente rispetto ai concorrenti. Un'eventualità che negli anni 90 era tutt'altro che scontata. Perciò sì, quel periodo è davvero lontano, per il beneficio di tutti.