Negli ultimi tempi la nostra attenzione verso i cosiddetti “cinafonini” è aumentata in modo considerevole. Rispetto i marchi tradizionali peccano di minore esperienza, lo si vede pure da molti design iPhone-like, ma la volontà non manca e spesso convincono con un solido rapporto qualità/prezzo. Oggi parliamo di un prodotto di UMI, uno dei tanti brand che stanno attraversando la Grande Muraglia per giungere fino a noi. Lo smartphone testato è tra i prodotti di punta dell’azienda, UMI Touch. Ma, come vedremo nella recensione, non è purtroppo all’altezza del suo status.

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Caratteristiche principali

Complessivamente, ci troviamo davanti a hardware rispettabile per la fascia di mercato in cui si propone. Iniziamo dallo schermo, una generosa unità da 5,5“ con risoluzione Full HD. Il System-on-a-Chip presente è a cura Mediatek, MTK6752, octa-core con architettura Cortex-A53 a 64-bit; il chip grafico è il Mali T720 di ARM. La RAM ammonta a 3 GB, mentre la memoria di archiviazione è di 16 GB, espandibili tramite microSD fino ad ulteriori 128. La fotocamera principale è di provenienza Sony, con un sensore da 13 MP dotato di autofocus e supporto alla registrazione video 1080p, a cui si affianca un flash LED a doppia tonalità. Il sensore anteriore Hynix è invece da 5 MP, anch’esso con flash. Sul fronte connettività troviamo 4G LTE con tutte le bande italiane (cosa non ancora comune tra gli smartphone cinesi), Wi-Fi 802.11n dual-band e Bluetooth 4.1. Niente NFC, ma è un’assenza quasi standard nei ”cinafonini", nonostante la presenza del sensore d’impronte digitali. La batteria è non rimovibile, da ben 4.000 mAh. Completano il tutto radio FM, A-GPS e i soliti sensori (accelerometro, giroscopio, ecc..).

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Parlando della confezione, è forse ciò che colpisce di più, dando grandi aspettative sul dispositivo. La trama in simil-filigrana della superficie è molto accattivante. L’interno è disposto in maniera ordinata, offrendo tuttavia ben poco oltre lo smartphone: cavo micro-USB e caricatore. Assenti gli auricolari, ma qui non la vedo in maniera negativa: ho già avuto modo di esporre il mio punto di vista in merito nella recensione del Nexus 5X. Less is more, ci troviamo già parecchie volte ad accumulare paia tra i vari prodotti acquistati che alla fine è quasi un punto di forza non averne un altro tra i piedi (a meno che non sia di eccellente qualità).

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Design ed ergonomia

Il design presenta una ben poco negabile ispirazione all’iPhone 6/6s. Scocca quasi interamente in metallo, vetro anteriore con curvatura 2.5D, completa assenza di loghi frontali, fresature ai bordi… Anche in questo caso vengono fornite all’utente alte aspettative, un terminale destinato a restituire in termini d’esperienza d’uso più di quanto è costato. Da questo punto di vista, constatare che un dispositivo di valore doppio come il Nexus 5X debba accontentarsi di una costruzione in policabornato mi ha lasciato con l’amaro in bocca.

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A livello di ergonomia, si può dividere il tutto in due parti. Una è relativa al peso: per dirla terra terra, è proprio un patatone. Ci troviamo in mano 190 grammi, nient’affatto pochi ma in linea con un altro peso massimo del settore: iPhone 6s Plus. Peso a parte, però, l’impugnatura è molto solida e non si vive per nulla nel terrore di ritrovarselo a terra all’improvviso (anche nel caso succedesse, per quel che costa questo UMI probabilmente gli rpm dei “Paesi Bassi” non raggiungerebbero lo stesso valore di quando è un iPhone a impattare col pavimento). Andando ad analizzare più nel dettaglio il frontale, troviamo sulla parte superiore la capsula auricolare per le chiamate, col sensore fotografico sulla destra e il flash a sinistra. Male il posizionamento dei singoli elementi: lo speaker è centrato orizzontalmente ma non verticalmente, mentre flash e fotocamera appaiono messi quasi a caso, non allineati né centrati. Meglio lo schermo, che appare ben posizionato ed è protetto dal Gorilla Glass 3 di Corning. Sotto invece tornano a complicarsi le cose, col pulsante Home storto e i due pulsanti di navigazione a sfioramento (richiamo menu contestuali a sinistra, indietro a destra; il task switcher viene visualizzato tenendo premuto il pulsante Home, tutto in stile vecchi Samsung Galaxy) con luci LED di diversa luminosità tra loro. Il tasto centrale comprende pure il sensore d’impronte digitali, davvero poco performante. Tante, troppe volte non riconosce il dito impostato, costringendo a inserire il codice di sblocco.

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Sulla sinistra troviamo solo lo slot per l’inserimento di micro-SIM e scheda di memoria. Il telefono è dual-SIM, ma se occorrono più dei 16 GB di spazio interno è necessario sacrificare a tale scopo uno dei due alloggiamenti previsti nel carrellino (di facile estrazione con la graffetta inclusa). Sulla destra abbiamo rispettivamente il bilanciere del volume e il pulsante di accensione/blocco. Il posizionamento lo trovo idoneo, verso l’alto, ma nemmeno qui è tutto rose e fiori: la maggior parte dei dispositivi prevedono sopra il pulsante di accensione/blocco e sotto il bilanciere, mentre qui è il contrario. Come risultato, sono più le volte che nel voler alzare il volume ho finito per abbassarlo o bloccare lo schermo. Tornando in striscia positiva, il gioco dei tasti è ridotto mentre la corsa risulta equilibrata tra l’evitare azioni accidentali e il non richiedere un’eccessiva pressione.

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Il retro è semplice e pulito: fotocamera, flash sottostante, logo UMI, più in basso le certificazioni e l’altoparlante principale. Nulla di più, nulla di meno. Anche qui, guardando proprio con occhio clinico, si nota qualche lieve disallineamento, ma nulla di esagerato come nella parte frontale. Sul bordo superiore del dispositivo troviamo il jack cuffie, mentre quello inferiore ospita la porta micro-USB e l’unico microfono a disposizione.

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Display

Ci troviamo davanti a un pannello IPS, che non rappresenta un punto negativo per la fascia in cui si propone. La riproduzione dei colori non è male se si gioca con la taratura; già affidarsi all’abilitazione della funzionalità software MiraVision migliora di molto le cose, dando maggiore vivacità (forse anche leggermente troppa). La visione all’aperto si è dimostrata adeguata nella maggior parte delle situazioni. Agli angoli, l’alterazione delle tonalità colpisce soprattutto quelle scure. Menzione infine per la buona reattività al tocco.

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Multimedia

Questo è l’ambito in cui UMI Touch pecca di più. Iniziamo dall’audio: deludente la capsula, con un output basso anche a volume massimo. Si rifà un po’ con l’altoparlante principale, ben presente soprattutto con contenuti vocali, ma la posizione infelice lo condiziona parecchio quando è appoggiato a una superficie. Va meglio con gli auricolari, anche grazie alla presenza di un equalizzatore. Nulla di particolare da segnalare per l’unico microfono presente, che svolge il suo compito in modo accettabile.

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Il vero brutto colpo, però, questo dispositivo lo dà quando si coinvolge la fotocamera. L’interfaccia ormai abbiamo imparato a conoscerla da alcune recensioni: è pressoché la stessa del Wander W6 Plus, dell‘Oukitel K4000, dell’Ulefone Paris e del Mlais MX Base. Non sarebbe il caso di differenziarsi maggiormente? Huawei/Honor, Meizu e Xiaomi lo fanno. Le opzioni sono nutrite, con stabilizzazione digitale, regolazione per esposizione e bilanciamento bianco, filtri e altro ancora.

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La prova è stata un’autentica via crucis. Nonostante due aggiornamenti e altrettanti reset, l’app Fotocamera tende il più delle volte ad andare in crash. Nell’ultima settimana d’aprile ero in vacanza e avevo portato UMI Touch con me per tutte le prove del caso. Ho dovuto arrendermi a non usarlo per le foto, lasciando tale compito a San Nexus 5X. Persino i due screenshot soprastanti sono stati una battaglia per ottenerli. Delle poche foto che mi ha concesso di fare (senza HDR, perché attivandolo proprio non ne voleva sapere) metto qui la migliore: ci si perde poco, rumore di sottofondo visibile, tanti dettagli persi, colori eccessivamente saturati. Ingrandendola al computer appare più vicina a un dipinto che a una foto. La messa a fuoco è snervante, con svariati secondi di attesa e altrettante imprecazioni perché comunque spesso la va a perdere. Il dispiacere maggiore è soprattutto per Sony, il cui nome campeggia sulle pagine promozionali di UMI, tra i punti chiave del prodotto. Per fortuna, l’azienda giapponese è molto più di un sensore fotografico sfruttato male da una committente. Voglio nel complesso sperare di essermi pure trovato davanti a una unità difettosa, dato che non ho visto recensioni su altri siti avere una tal quantità di problemi. Per i video ho lasciato perdere in toto (anche in quel caso, da prove altrui non c’è da strapparsi i capelli).

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Prestazioni

Ci troviamo davanti a prestazioni senza infamia e senza lode. Si tratta di un octa-core Mediatek con architettura Cortex-A53, non ci discostiamo molto da alcuni dei Kirin visti sugli Huawei/Honor di fascia medio-alta. Se raggiungesse le stesse frequenze operative di Honor 7 credo proprio che lo scarto di punti tra i due dispositivi sarebbe minimo. Le complicazioni principali sono dovute al riscaldamento: con l’uso intensivo diventa davvero una stufa, superiore anche a quello di un Nexus 5X sotto pari sforzo. È al limite del sopportabile. A ciò si aggiunge un’esperienza d’uso software che ha margini di miglioramento per quel che riguarda l’ottimizzazione, visti gli sporadici ma evidenti impuntamenti.

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Per quanto riguarda la connettività, la ricezione non presenta particolari problematiche e rimane buona. Il supporto 4G c’è per tutte le bande adoperate in Italia, pertanto chi ha Wind o PosteMobile potrà utilizzarlo in tutta tranquillità (ammesso che nel caso di quest’ultimo siate tra i fortunati che hanno l’accesso al 4G abilitato; nonostante la fresca sostituzione di SIM con una di quelle nuove su rete Wind tramite una procedura squisitamente burocratica e la presenza di un piano dati, non si schioda dal 3G nonostante da ricerca reti il telefono veda la rete LTE del gestore arancione…). In Wi-Fi tende invece ogni tanto ad “addormentarsi”, costringendo alla riattivazione manuale. Buoni invece Bluetooth e GPS, che fanno il loro dovere senza sbavature.

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Software

A bordo di questo UMI Touch troviamo Android 6.0.1 Marshmallow, cosa che fa molto piacere se consideriamo che tanti altri smartphone anche di fasce superiori ancora faticano ad andare oltre Lollipop. L’aspetto è quasi stock, col launcher predefinito molto simile a quello Google, fatta eccezione per il comodo contatore per gli elementi non letti in prossimità delle icone. A proposito di queste ultime, alcune presentano una curiosa somiglianza che dirà tanto a chi è abituato all’uso di ROM alternative come la Cyanogenmod (non c’è però alcuna parentela tecnica, al di là di ciò). Le app integrate lasciano parecchio perplesso: alcune, come Galleria, sono davvero povere di opzioni, mentre altre hanno un comportamento bizzarro. Perché il Browser chiede per forza di registrare audio, video, accedere a foto e contatti per poter essere utilizzato? Richieste troppo ficcanaso per un’app di tal genere, nonostante una scansione antivirus non abbia rilevato minacce. Ho preferito risolvere installando il ben più affidabile Chrome. Più in generale, è proprio meglio installarsi altre app, perché quelle presenti non sono all’altezza. Meglio va nelle impostazioni, dove insieme alle sezioni stock di Android troviamo molte opzioni basate sulle gesture, sia sul display (come il doppio tocco per riattivarlo o il disegno di specifiche lettere per avviare le app corrispondenti) sia tramite movimento. L’ultimo appunto è per la traduzione in italiano, ancora approssimativa in certe aree. Si spera che futuri aggiornamenti possano completare l’opera. UMI non ne sta facendo mancare, va detto: praticamente uno a settimana.

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Parliamo ora di una particolarità di UMI, che ha reso disponibile un software (solo Windows) per l’installazione rapida di ROM alternative. Possiamo scegliere così di trasformare il nostro dispositivo in uno Xiaomi, con la MIUI, oppure in un Huawei, con la EMUI. Tutte le ROM presentano già il root abilitato, dando pertanto massima libertà d’azione sul sistema. Il lato buffo della vicenda? Il Touch non è ancora supportato, a dispetto di quanto dice il materiale promozionale del sito UMI. Si può solo utilizzare la parte secondaria di RootJoy, in cui agisce come una sorta di iTunes, consentendo di gestire app e dati presenti nonché effettuare un backup.

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Batteria

La batteria da 4.000 mAh è il vero aspetto positivo di questo UMI Touch. Si comporta bene durante l’uso intensivo, facendolo arrivare a sera in maniera agevole, e ancor meglio se si sceglie di sfruttarlo prevalentemente come telefono secondario. Non arriva neanche per idea ai 15 giorni che dichiara UMI, ma almeno 4 lontano dalla presa elettrica è capace di farli, appunto prevedendo un uso leggero (probabile si possa spingere oltre i 4 giorni, però avrei dovuto usarlo proprio come se fosse stato il mio primissimo telefono, Siemens C35). Parlando del caricatore, non è proprio il massimo, arrivando appena a 1 A. Una batteria così generosa avrebbe meritato il supporto alla ricarica rapida nonché un caricatore più potente. Dopo una carica di prova, ho deciso che era meglio affidarmi a un Samsung da 2 A già in casa, che ha restituito al telefono tempi di ricarica accettabili.

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Conclusione

Inutile nascondere la mia delusione. Se questo UMI Touch aveva il compito di mostrarmi le capacità dell’azienda, non ce l’ha fatta per niente. È un dispositivo che si fa valere in ben pochi ambiti e delude in molti altri. In giro, nella stessa fascia di prezzo, ci sono tanti “cinafonini” meglio riusciti. Lo posso consigliare solo come muletto da navigazione, più sulla falsariga di un tablet che di uno smartphone. Un po’ consolante è che, fotocamera e sensore d’impronte a parte, molto può essere sistemato via software. Per i maldestri allineamenti ottenuti durante il gioco “Chi vuol essere Jony Ive”, invece, c’è poco da fare per coloro che già lo possiedono, possono solo sperare i futuri utenti in eventuali revisioni produttive. Il prezzo in sé sarebbe allettante: su GearBest risulta attualmente a 132,65€. Alla luce dei fatti, però, non so quanta curiosità di acquistarlo io possa aver messo in chi sta leggendo questa recensione.

PRO
+ Costruzione solida
+ Schermo dalla resa soddisfacente (con tarature)
+ Buon livello di connettività
+ Personalizzazioni leggere
+ Batteria di grande durata

CONTRO
- Posizionamento al limite del goffo di certi elementi fisici
- Sensore d’impronte pessimo
- Comparto audio sotto la sufficienza complessiva
- Fotocamera da dimenticare per app e risultati
- Sensibile riscaldamento sotto sforzo
- App predefinite inferiori alle corrispondenti Google o di altri

DA CONSIDERARE
| Le funzionalità di flashing di RootJoy dovrebbero arrivare (prima o poi)