Alcuni giorni fa parlammo di Viv, la nuova assistente virtuale creata dagli ideatori di Siri, Dag Kittlaus e Adam Cheyer. Hanno promesso una nuova forma d'interazione, in grado di far fronte a pressoché qualsiasi richiesta dell'utente, anche quelle più complesse, fornendo risposte puntuali e dettagliate. Oggi, al TechCrunch Disrupt in corso a New York, la nuova start-up ha effettuato una prova pratica più che convincente del suo fiore all'occhiello.

Viv

L'obiettivo di Kittlaus e Cheyer è di dare davvero vita ai nostri dispositivi, generando conversazioni sempre più vicine al livello umano. Consideriamo la prima domanda posta durante la demo: «Alle 17 di dopodomani, vicino al Golden Gate, ci sarà una temperatura superiore ai 21 °C?» Una richiesta così complessa manda in confusione Siri, limitandosi per risposta a presentare il meteo dei successivi giorni o arrendendosi direttamente col classico «Mi spiace, non ho capito.» Viv, invece, ha recepito e collegato correttamente tutti gli elementi che componevano la domanda, rispondendo con precisione «No, dopodomani alle 17 lì non farà così caldo», mostrando le temperatura di quell'ora e delle successive. Anche al resto dei quesiti non si è tirata indietro, passando a pieni voti l'esame pubblico (ovviamente, sulla base di una scaletta preparata, ma nulla toglie alla buona riuscita, dato che Viv non ha presentato alcuna incertezza).

Tali livelli di comprensione sono stati ottenuti attraverso il lavoro su due aree principali. Il primo è la potenziale integrazione con qualsiasi servizio di terze parti, al fine di fornire le informazioni più complete e attinenti alla richiesta dell'utente. Ad impressionare ancor di più è che tale processo di comprensione, elaborazione e risposta viene fatto in tempi rapidissimi, come dimostrato sul palco da Kittlaus effettuando una transazione monetaria a un amico o prenotando una camera a Palm Springs per il Labor Day (la festa del lavoro americana, che si svolge il primo lunedì di settembre). Qui interviene ciò che viene definito il vero segreto dietro Viv: dynamic program generation. In sostanza, l'assistente procede dopo ogni domanda a creare un proprio script automatico per l'ottenimento della soluzione migliore da proporre. L'intervento diretto del programmatore diventa così molto ridotto. Non mancano inoltre capacità di auto-apprendimento in base alle specifiche esigenze dell'utente e all'evoluzione dei servizi collegati.

Nonostante quanto ben mostrato, Viv rimane comunque lontana dalla disponibilità per tutti. Occorreranno altri svariati mesi per perfezionare tutti gli aspetti, stringere collaborazione con un adeguato numero di servizi per il lancio e soprattutto dare una voce all'assistente, che per ora fornisce le risposte solo in maniera visiva. Intanto, l'azienda continua a negarsi alle offerte di potenziali acquirenti, preferendo il finanziamento da fondi e investitori privati per mantenere l'indipendenza di piattaforma, al contrario di quanto avvenne con Siri. Avremo di certo modo di ritornare in futuro a parlare di Viv; per ora, chiudiamo col (lungo) video in cui la si può vedere in azione: