Nel 2012, Apple era stata citata in giudizio da alcune associazioni di consumatori con l'accusa di aver volutamente costituito un cartello con alcuni importanti editori per falsare il mercato degli ebook, sfavorendo Amazon, suo diretto concorrente. L'offerta agli editori era allettante, visto che la società avrebbe consentito la vendita dei libri elettronici ad un prezzo ben più alto che sul Kindle Store ($14.99 contro $9.99).

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Nonostante Apple fosse stata condannata in primo grado a rifondere i consumatori, aveva ritenuto opportuno proporre appello. Nelle more, aveva anche presentato una proposta transattiva alle sue controparti (fra le quali si annoverano anche alcuni Stati americani) per il pagamento di $450 milioni di dollari a tacitazione di ogni pretesa. Il pagamento era però subordinato all'approvazione da parte della Corte Suprema degli USA che si è pronunciata in merito lo scorso 2 luglio.

Oggi, a distanza di quasi un anno, Apple ha incominciato a erogare il risarcimento a tutti coloro i quali hanno partecipato alla class action, sotto forma di credito da spendere in iTunes Store (per musica, app, libri e contenuti video) e nella misura di $6.93 per ogni libro acquistato rientrante nella classifica dei libri più letti del New York Times e $1.57 per tutti gli altri. Ad ogni modo, gli utenti riceveranno il rimborso solo per i titoli acquistati nel periodo contestato, ossia dal 1 Aprile del 2010 sino al 21 Maggio del 2012. I consumatori riceveranno solo $400 milioni, mentre i restanti $50.000.000 saranno versati agli Stati costituiti.

Calcolando che se Apple avesse perso l'appello avrebbe dovuto pagare in totale $840 milioni, la scelta di provvedere autonomamente alla corresponsione del risarcimento è stata più che saggia, visto che le possibilità di vittoria apparivano abbastanza remote.