Ci sono voluti quasi 8 anni, ma per la casa svedese, padrona della musica liquida, è arrivato il momento di fare cifra tonda. Come riporta il The Telegraph, Spotify ha raggiunto e superato i 100 milioni di utenti attivi. Una cifra grande, di cui però bisogna tenere in considerazione che la parte di consumatori paganti si ferma al 30% sul totale. Possiamo mettere a confronto i dati divulgati da Eddy Cue durante il WWDC16, che vogliono i sottoscrittori di un abbonamento Apple Music arrivare a quota 15 milioni (in questo caso tutti clienti paganti, in quanto non è prevista una versione free nell’offerta di Cupertino). I dati precedenti riguardo Apple Music risalgono ad aprile, quando i sottoscrittori erano 13 milioni, e prima ancora a febbraio, a quota 11 milioni: una crescita costante di 2 milioni di utenti ogni due mesi. Un pericolo per Spotify? Sicuramente qualcosa da tenere d’occhio, ma con il continuo declino della vendita musicale a favore dei servizi in streaming, lo spazio per far convivere due giganti c’è.

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Non a caso però, di recente, l’azienda dal logo di verde tinto ha deciso di uniformare il costo del suo piano famiglia a quello, molto competitivo, della rivale californiana. Non bisogna dimenticarsi, infine, che nonostante il vasto bacino d’utenza, Spotify continua ad operare in perdita per pagare le royalties dovute a case discografiche ed artisti. Questo significa che il business model ideato in quel di Stoccolma sia fallimentare? Non è detto. Sappiamo bene quanto la base di utenza sia importante quando si decide di monetizzare un servizio, e il modello free ha concesso a Spotify di farsi conoscere al grande pubblico, quando ancora lo streaming musicale era assediato su due fronti: da un lato dalla vendita di musica digitale, dall’altro dalla pirateria. Ma se oggi il colosso di Stoccolma decidesse di castrare le funzionalità della versione free (o cancellarla del tutto?), quanti utenti sarebbero pronti a perdere la comodità di un servizio così ben costruito per tornare al download illegale via torrent? Inoltre questa non è l’unica strada percorribile. Esiste un mondo là fuori, che ruota intorno alla musica, ma non è musica, va dai biglietti di concerti al merchandising passando per la pubblicità. Quel mondo può essere boccone ghiotto per un operatore del settore, a patto di avere un nome e i numeri giusti, ma quelli, in terra scandinava, non sembrano mancare.