Negli ultimi tempi, uno degli ambiti su cui Apple sta più concentrando le proprie risorse è quello della salute. Di primo acchito, potrebbero venire in mente tutte le possibilità offerte agli sportivi, fin dai tempi della storica collaborazione Nike + iPod, oggi moltiplicatesi e inglobate in iPhone e Apple Watch. Ma se ci fermassimo a quell’ambito dovremmo parlare più di fitness, o al massimo di wellness, se andassimo a considerare, oltre alle funzionalità di monitoraggio dell’attività sportiva, tutti quei reminder forniti da Apple Watch e volti ad evitarci una vita troppo sedentaria. Tutto molto interessante, vero, ma le strade che Apple sta battendo ci permettono di usare, senza troppe remore, i termini di ricerca medica e pubblica sanità, dunque qualcosa che va ben al di là del semplice mantenersi in forma.

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Molto di ciò che Cupertino sta sviluppando nel campo della salute, non si traduce direttamente in funzionalità disponibili a tutti, sui nostri smartphone, ma sta costituendo l’ossatura di un nuovo modo di approcciare alcuni aspetti fondamentali della ricerca medica. Se all’alba del secolo scorso non era raro vedere dottori e luminari della medicina, uno contro l’altro, in una gara volta al raggiungimento della gloria, per la messa a punto di una qualche nuova procedura medico-chirurgica, in tempi più moderni la collaborazione tra istituzioni è diventata fondamentale per il progresso medico, così come lo è per tutta la ricerca scientifica in generale. Oggi, è risaputo, i big data offrono alla medicina un’opportunità unica per andare a studiare aspetti ancori ignoti di numerose malattie. A differenza di molte altre scienze, in campo medico non è sempre possibile eseguire dei classici esperimenti di laboratorio: prendere un campione, misurarne alcuni parametri e vedere come reagisce a determinati stimoli, eventualmente cambiare le caratteristiche ambientali, o del campione stesso, e ripetere l’esperimento.

Tutto ciò non è fattibile, in primis perché il campione non è altro che un essere umano, portando con sé anche il secondo aspetto di difficoltà: siamo macchine estremamente complesse e le variabili che ci caratterizzano sono praticamente infinite. Si va dal codice genetico, già di per sé un marasma di informazioni e dati da analizzare, alle condizioni ambientali in cui siamo cresciuti e in cui viviamo: il cibo che mangiamo, l’aria che respiriamo, i farmaci che assumiamo, e così via… Tutta questa complessità è difficile da catalogare, analizzare e trasformare in un’informazione ricca di significato, che possa accrescere le nostre conoscenze riguardo le cause che scatenano una malattia, quelle che ne favoriscono uno sviluppo rapido piuttosto che una remissione, o l’efficacia di un farmaco relativamente al tipo di paziente. Per riuscire a districarci in questo ginepraio di dati, possiamo per fortuna fare ricorso a tutta la tecnologia di cui oggi disponiamo. Ma questa potenza di calcolo sarebbe inutile senza un continua e massiccia fonte di dati, che siamo noi utenti a fornire.

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Apple ha recentemente messo a punto alcune piattaforme per medici, ricercatori e pazienti. Se ne è parlato piuttosto a lungo, durante gli scorsi keynote: ResearchKit, che offre nuove opportunità di raccogliere dati su larga scala e CareKit, che permette di monitorare costantemente, e in modo più smart, il decorso di una particolare condizione fisica e di condividere le informazioni con i propri medici curanti. I partner di questo progetto, che vanno dalle università ai più grandi centri di ricerca, sono già numerosi e ogni giorno nascono nuove app che rendono la raccolta di dati, per sé e per la comunità, più capillare e puntuale.

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Sono piuttosto certo che quanto abbiamo visto fin qui, nonostante sia già molto, sia solo la punta dell’iceberg di un progetto che Apple sta portando avanti in collaborazione con la comunità scientifica, ma anche con la comunità di pazienti (ovvero noi). È proprio di oggi l’ultima novità in questo ambito, riportata dalla testata Fastcompany, e riguarda l’acquisizione da parte di Cupertino della società Gliimpse, che, senza dilungarci ulteriormente, possiamo dire che si occupa della raccolta di dati sanitari ai fini di creare un grande database medico fruibile dai ricercatori. Sicuramente in futuro torneremo a parlare anche di questa faccia di Apple, un po’ particolare, ma che, a mio avviso, diventerà sempre più caratterizzante della società californiana.