Questo matrimonio s'ha da fare, prima o poi. Ma quando? Di Mac basati su ARM, coi SoC Apple Ax, ne abbiamo già parlato altre volte. Nessun esito vi è però stato e anche la predizione di KGI secondo cui avremmo visto quest'anno provenire da Cupertino un computer con A10 appare sempre più difficile a concretizzarsi. Gli indizi, tuttavia, crescono e stavolta proprio in pubblico. macOS Sierra ha qualcosa da raccontare a riguardo.

macossierraarm

La scoperta è stata fatta dal sito olandese TechTastic (in inglese via iDownloadBlog; ringraziamo il nostro lettore e donatore Giuseppe Sorce per la segnalazione) scartabellando nella documentazione per gli sviluppatori, in particolare nella sezione dedicata alle differenze di codice che presenta Sierra rispetto ad El Capitan. Nella corposa pagina dedicata al kernel, da cui proviene lo screenshot soprastante che abbiamo catturato come conferma, l'header "machine" riporta gli interventi compiuti a livello di architetture supportate. Accanto al taglio definitivo di vecchie generazioni (incluse alcune già da molto tempo non più idonee per macOS, come i processori della serie Core Duo "Yonah" a 32-bit), suscita curiosità l'aggiunta della famiglia di processori ARM "Hurricane". Si tratterà dell'architettura su cui si basano anche gli A10 Fusion implementati negli iPhone 7? A livello di nome sarebbe coerente con le scelte meteorologiche di Apple, come da lista sottostante:

  • Apple A6 - nome dei core "Swift" (a livello di clima è da intendersi come rapida corrente)
  • Apple A7 - nome dei core "Cyclone"
  • Apple A8 - nome dei core "Typhoon"
  • Apple A9 - nome dei core "Twister" (tornado)

In assenza però del nome in codice per gli A10, su cui speriamo nelle prossime settimane AnandTech possa darci maggiori delucidazioni come di consueto, non possiamo aver certezza di quali siano i System-on-a-Chip che Sierra supporterebbe. Potrebbe benissimo trattarsi di una futura generazione, specificatamente pensata per fare il grande salto.

A prescindere da ciò, i maggiori dubbi rimangono sul "se" e sul "quando". Iniziamo dal secondo, che è più facile: il momento in cui le proposte ARM combatteranno ad armi pari anche con le rivali x86 di fascia media e alta non risulta più affatto lontano. Qui è proprio Apple ad essere in vantaggio, con l'acquisto nel 2008 di P.A. Semi che si è rivelato assolutamente azzeccato e continua a dare i suoi frutti. Il SoC A10 Fusion non solo batte nei benchmark sintetici quasi tutti gli Intel Core implementati nei MacBook Air, ma nei test single-core prende in giro pure il povero Mac Pro del 2013 con gli Xeon. Non parliamo poi del confronto con Qualcomm e gli altri player del mondo ARM Android/Windows. D'accordo, Geekbench e simili non sono tutto nell'indicare l'esperienza d'uso, però sono utili a capire le potenzialità tecniche del processore. Personalmente ritengo sia più realistico porre al 2019-2020 la svolta definitiva (ammesso che Intel non trovi per x86 uno sviluppo rivoluzionario), ma i più ottimisti potrebbero nemmeno aver torto nello sperare in tempi più brevi, considerato quanto gli A10 abbiano superato le aspettative. Volendo, nulla vieterebbe già oggi di provare il passaggio ad ARM almeno su un modello: il MacBook. Votato allo spessore estremamente ridotto e a consumi molto parchi, sarebbe il candidato ideale per tastare le acque, lasciando il resto della gamma su Intel ancora per un po'.

Ma è sensato farlo? Qui passiamo al "se", e lo scenario è parecchio complesso. La prima ovvia difficoltà a cui pensare è già stata oggetto di discussioni qui, ossia la conversione delle applicazioni. Si avvierebbe un grosso sforzo di adeguamento tanto per gli sviluppatori quanto per gli utenti, analogamente a quanto avvenne nel 2006 passando da PowerPC a x86. L'esperienza è stata però di importante insegnamento per Apple, che già ha predisposto gran parte dell'occorrente tecnico per lo switch. Come ricorda TechTastic nel suo articolo, infatti, agli sviluppatori non è più richiesto di sottoporre per l'App Store direttamente gli eseguibili già compilati delle loro app, bensì di caricare una forma intermedia contenente le porzioni principali del programma, denominata bitcode; l'onere di compilare il binario finale per le specifiche architetture passa infatti a carico di Apple. Il metodo bitcode è stato adottato a partire da iOS 9, coinvolgendo anche gli altri sistemi operativi fatti negli uffici di One Infinite Loop. Ogni parte coinvolta vedrebbe così la sua vita molto più semplificata: lo sviluppatore, che non dovrebbe preoccuparsi di riscrivere il codice sorgente delle applicazioni per supportare il nuovo processore; l'utente, che continuerebbe a fruire del software senza accorgersi del cambiamento dietro le quinte.

Rimarrebbero in ogni caso alcuni scogli: come fare per le periferiche e le app al di fuori dello Store? Soprattutto se magari sono costate all'utente parecchio e il produttore non è in grado di approntare subito una nuova versione compatibile con ARM. Windows? La comodità corrente di poterlo mettere virtualizzato o in dual boot si perderebbe. Ecco perché potrebbe verificarsi un'altra eventualità interessante, ovvero il coinvolgimento di Intel. A dispetto di quel che può sembrare, i rapporti tra Apple e il colosso di Santa Clara non sono mai stati così floridi, coinvolgendo ora anche i comparti di rete degli iPhone. Considerato poi come l'accordo di licenza che Intel ha stretto di fresco con ARM per produrre chip conto terzi appaia una tavola apparecchiata espressamente per Tim Cook, pensare a soluzioni ibride dotate di core ARM e x86 insieme, col beneplacito di ambo le parti, non sembra fantascienza. Di recente a qualcosa di simile stava pensando AMD col progetto Skybridge, abbandonato a quanto pare per problemi produttivi piuttosto che tecnici. Questo mix permetterebbe di gestire in modo agevole la transizione negli svariati anni richiesti, evitando l'utilizzo di emulatori software alla Rosetta. Ad ogni modo parliamo di pure ipotesi, la cui effettiva fattibilità andrebbe verificata sul campo.

In ogni caso, si può dire che gli ingredienti non mancano. macOS per ARM bolle in pentola, attendendo il momento di essere pronto al consumo. Molto potrebbe anche dipendere dal mercato, con le prossime mosse di Microsoft su Continuum e l'arrivo di Google Andromeda a chiarire dove sta puntando il mercato. Come sempre, rimaniamo in attesa dei prossimi sviluppi.