La settimana appena trascorsa ha sicuramente visto come indubbi protagonisti gli smartphone Google Pixel. Contrariamente alla serie Nexus, dove Google curava perlopiù la parte software lasciando ai produttori maggiore libertà sull'hardware, stavolta ci si trova davanti a dispositivi quasi interamente pensati negli uffici di Mountain View. HTC ha qui un ruolo pressoché equivalente a quello di Foxconn per Apple, ossia un mero partner produttivo. Il logo dell'azienda taiwanese è assente dalla scocca e gli unici riferimenti espliciti si possono trovare solo scavando nel firmware. Una scelta coraggiosa, da parte di Google, tuttavia non priva di qualche errore.

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Parto subito dal design. Abbiamo spesso minimizzato la questione "chi copia chi", dato che gli smartphone non possono non avere comunanze estetiche tra loro. Al di là delle beghe legali, ognuno trae ispirazione dall'altro, lo fanno persino a Cupertino (ad esempio, le bande in plastica sul retro introdotte con l'iPhone 6 si erano viste l'anno prima sull'HTC One M7). Ci sono state le esagerazioni, dimostrate dalle controversie in tribunale tra Apple e Samsung, ma negli ultimi due anni la rivale coreana ha cambiato direzione, con un aspetto più distintivo e molto gradito dal pubblico. Google sembra essere cascata nell'errore dell'eccesso, presentando terminali troppo simili al prodotto che vogliono battere. Non voglio dire che un salto di qualità non fosse necessario: a parte il 6P, la gamma Nexus ha per troppo tempo trascurato la qualità dei materiali. Da questo punto di vista i Pixel hanno raggiunto l'alto livello che si desiderava. Sacrificando però quell'originalità che contraddistingueva i Nexus. Non erano i più belli sul mercato, ma erano sufficientemente gradevoli per compensare col resto delle caratteristiche e soprattutto non ricordavano in alcun modo gli iPhone. I Pixel, invece, sembrano qualcosa che mi sarei più aspettato da Meizu, per dirne una, che non da Google.

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Anche sul piano delle caratteristiche tecniche nutro un po' di delusione. Chiariamoci: i punti in cui i Pixel superano gli iPhone non mancano. 4 GB di RAM senza distinzioni tra i due modelli, schermi AMOLED che Apple sinora si è ostinata a non implementare, uno spessore leggermente superiore a favore di batterie maggiori. Seppur più soggettivi, possono rientrare in tali casi pure la permanenza del jack cuffie e la maggiore libertà concessa da Android. Ma ce ne sono tanti altri in cui non eccelle altrettanto. In uno di questi potremmo dire che non è colpa sua, ovvero il SoC. Google ha scelto il meglio che attualmente il mercato non-Apple offre, lo Snapdragon 821 di Qualcomm. Non si può accusare Big G, pertanto, se l'A10 Fusion fa di meglio. È onere di Qualcomm fare passi in avanti. Qualche accorgimento ulteriore si sarebbe potuto prendere, ad esempio accontentandosi del Full HD invece di andare oltre, ma non avrebbe fatto differenze esagerate. Sul piano della fotocamera, DxOMark ha premiato il lavoro svolto da Google, col punteggio più alto mai raggiunto per un modulo da smartphone. Mi chiedo però come sarebbe andata se si fosse osato di più, implementando un doppio sensore come fatto da Apple, Huawei ed LG, insieme a caratteristiche ormai base per un top di gamma come la stabilizzazione ottica. I punteggi ci posso dire qual è la qualità in termini assoluti, ma non ci dicono quante foto vengono effettivamente bene. 3D Touch? Niente da fare, seppur in parte sopperiscono i Launcher Shortcuts. Vera protezione waterproof? L'IP53 non può essere considerata tale, quasi ogni telefono potrebbe ricadere in tale certificazione. Avrebbe potuto costituire in parte una compensazione la presenza di una caratteristica che l'iPhone non ha, come la ricarica wireless, ma non è presente nemmeno nei Pixel.

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Infine, il discorso commerciale. Di solito è lì che un prodotto ha la possibilità di distinguersi se non riesce appieno su quello tecnico, come abbiamo visto sopra. Non è nemmeno questo il caso di Google. Il prezzo tedesco, uno dei pochi paesi in cui per ora verranno venduti i nuovi device, è di 759€ per il modello base da 32 GB. Lo stesso che ha da quelle parti l'iPhone 7 (recensione) col medesimo taglio di memoria. Pur con tutta la buona volontà che potrà metterci il marketing, non sono sicuro che andare così testa a testa sottrarrà tanti potenziali utenti ad Apple. Peraltro con minori garanzie lato software: la situazione degli aggiornamenti (2 anni di nuove versioni, il terzo solo patch di sicurezza) non è stata migliorata e il calcio negli stinchi che si prospetta agli utenti Nexus è poco rassicurante. Android 7.1 sembra essere destinato ad arrivare sui precedenti dispositivi con un sensibile ritardo e privato di funzionalità non così tanto degne di esclusiva dei Pixel, come Google Assistant. Sembra di essere tornati al 2011, con Siri negato agli iPhone 4. Allora una parziale giustificazione era costituita dall'hardware, col passaggio al SoC dual-core. Non posso né voglio credere invece che oggi uno Snapdragon 808/810 non possa gestire tale nuova funzionalità, a maggior ragione se internamente sanno benissimo ci gira bene. Mi auguro pertanto che Google riconsideri le sue idee e non tenti davvero di negare ai Nexus cose che avrebbero dovuto essere presenti dall'inizio come i controlli manuali della fotocamera o migliorie estetiche al sistema.

Google dà il meglio di sé quando vuole battere l'iPhone, non quando vuole essere l'iPhone.

Con questi primi Pixel ha scelto invece la seconda strada, con le perplessità sopra illustrate. Ma si tratta del primo, serio tentativo da parte del colosso guidato da Sundar Pichai di prendere le redini anche sull'hardware, e come ogni 1.0 una dose di errori è anche fisiologica. Sono certo che già nel 2017 vedremo un percorso più delineato, che faccia da punto di riferimento nel mondo Android senza snaturarne troppo le sue unicità rispetto al sistema concorrente. Vale la pena attendere con fiducia, sperando nel frattempo in un calo di prezzi dei Pixel e nell'introduzione di una proposta di fascia media, forse in collaborazione con Huawei.