Li aspettavamo e sono arrivati, puntuali all'appuntamento. Stiamo parlando della nuova gamma di smartphone Google Pixel, che prende ufficialmente il posto sinora occupato dai Nexus. Simile concetto, ossia dispositivi che si integrano al massimo coi servizi di Google, ma diversa esecuzione: il design, la vendita e l'assistenza sono del tutto curati dall'azienda di Mountain View, delegando ad HTC la sola parte produttiva. Per quanto importante, il ruolo dell'azienda taiwanese è considerato una parte così piccola dell'intero processo da non avere alcun logo sulla scocca dei terminali. All'utente appariranno a tutti gli effetti fatti da Google. Due sono i modelli, Pixel e Pixel XL. Andiamo a vedere cosa portano in dote.

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Che la musica sia cambiata si capisce subito dalla scocca: il design non sembra fare mistero del prodotto rivale con cui vogliono confrontarsi e lo stesso vale per i materiali. Un mix tra alluminio anodizzato e vetro, che si nota soprattutto sul retro. Guardando al display, è la prima delle due sole differenze che contraddistinguono tra loro i modelli. Sul Pixel troviamo uno schermo da 5" con risoluzione Full HD, mentre sul Pixel XL si sale a 5,5" 2560x1440. Le comunanze ritornano con l'adozione della tecnologia AMOLED e la protezione offerta dal Gorilla Glass 4 di Corning. Da segnalare anche la presenza di un LED per la segnalazione delle notifiche.

Andando all'interno, abbiamo il SoC Qualcomm Snapdragon 821, quad-core a 64-bit con microarchitettura proprietaria Kryo (sempre su base ARM), frequenza massima di 2,4 GHz e GPU integrata Adreno 530. La RAM ammonta a 4 GB, mentre due sono i tagli di memoria disponibili, ossia 32 e 128 GB. In linea a quanto già visto sui Nexus, questo spazio non è espandibile tramite schede. La fotocamera posteriore presenta un singolo sensore da 12 Megapixel, con apertura f/2.0 e dimensione dei pixel di 1,55 micron, volta a migliorare la resa in condizioni di scarsa luminosità. Non mancano all'appello stabilizzazione digitale (no, niente ottica nemmeno stavolta), autofocus combinato con laser e rilevamento di fase, flash LED a doppia tonalità  e registrazione 4K. Forte enfasi è stata posta anche sul software, che presenta non solo il supporto agli Smartburst (l'equivalente delle Live Photos lato iPhone), ma anche una modalità per simulare un effetto di profondità di campo. Sono stati aggiunti inoltre maggiori controlli manuali. L'unità anteriore si attesta invece a quota 8 Megapixel, con apertura f/2.4 e pixel da 1,4 micron.

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Il comparto audio presenta un singolo altoparlante e tre microfoni con tecnologie di riduzione del rumore. Poche sorprese sulla connettività, ben fornita con LTE, Wi-Fi 802.11ac dual band, Bluetooth 4.2 e NFC. Quasi superfluo anche citare i soliti GPS, accelerometro, giroscopio e bussola. Il sensore d'impronte digitali è sulla parte posteriore, come nei precedenti Nexus. Il connettore è di tipo USB-C e si trova pure il jack cuffie da 3,5 mm. La seconda ed ultima differenza tra i due Pixel è la batteria: sul modello da 5" si ferma a 2.770 mAh, mentre sul fratello maggiore arriva a 3.450. In entrambi i casi si potrà godere della ricarica rapida che assicura altre 7 ore di autonomia con 15 minuti alla presa di corrente.

Parlando del software, non desta troppe sorprese la presenza di Android 7.1, col nuovo Pixel Launcher dotato delle scorciatoie rapide (richiamate tramite gestures sulle icone delle app, visto che non è presente il rilevamento della pressione) e l'integrazione con Google Assistant, che si può avviare in maniera simile a quanto sinora fatto con Google Now pronunciando "Ok Google" o tenendo premuto per qualche secondo il pulsante Home in basso. Non è ancora chiaro quando la versione 7.1 arriverà sui precedenti Nexus, ma si sanno perlomeno ulteriori dettagli su ciò che porterà e non porterà. È certa la temporanea esclusiva del Pixel Launcher sui nuovi device, ricalcando quanto già successo con Avvio Applicazioni Google Now dapprima ristretto ufficialmente al solo Nexus 5 e poi esteso a tutti gli altri smartphone Android. Per tutti sin da subito invece la modalità Night Light per rendere più comoda la visione in notturna, gestures legate al sensore d'impronte e altre migliorie generali (via The Verge). Per facilitare la migrazione da altri dispositivi Android, ma pure da iOS, è stata inclusa una caratteristica sia hardware che software denominata Quick Adapter: consiste di un cavo da collegare al Pixel con una estremità e al precedente telefono con l'altra. Un'interfaccia specifica guiderà poi l'utente nelle operazioni di passaggio dati.

Concludiamo parlando della parte dolente: il prezzo. A parere mio, ma anche di altri redattori, Google ha voluto sin troppo alzare l'asticella. Si parte da $649 per il Pixel base da 32 GB, a cui vanno aggiunti altri $100 se si vogliono 128 GB e ulteriori $120 se si desidera il mezzo pollice in più del Pixel XL. La prima tornata di paesi comprende USA, Canada, Australia, Regno Unito e Germania, con preordini da oggi e inizio ufficiale delle vendite dal 20 ottobre. La presenza di una nazione con l'Euro permette di anticipare il destino che attenderà i potenziali acquirenti italiani: chi sperava in un cambio 1:1 si scontrerà coi 769 € del modello d'ingresso. Tanto, forse troppo vicino agli iPhone che vorrebbero combattere e col rischio di aver fatto troppo poco sul piano delle caratteristiche (ci ritornerò in una riflessione nei prossimi giorni). L'unica speranza è che come già accaduto per i Nexus a porvi rimedio ci pensino i vari store online. A consolare in parte ci pensa il benefit del caricamento illimitato su Google Foto di immagini e video a risoluzione originale. Le colorazioni presentano nomi piuttosto curiosi: "Quite Black" (abbastanza nero), "Very Silver" (molto argentato) e "Really Blue" (davvero blu); quest'ultima sarà inizialmente esclusiva negli USA, per poi essere estesa agli altri mercati. Sarà possibile, infine, acquistare a parte i cosiddetti Live Case, che prevedono un'immagine a libera scelta dell'utente.