L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meglio conosciuta come Autorità antitrust, ha aperto due procedimenti a carico di WhatsApp per accertare delle presunte violazioni al nostro Codice del Consumo. I fascicoli fanno riferimento innanzitutto alla questione della condivisione dei dati tra il servizio di messaggistica e Facebook, proprietaria della piattaforma.

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Nello specifico, le indagini dell'Autorità si concentrano sul metodo utilizzato dall'azienda per indurre gli utenti ad accettare le nuove condizioni di utilizzo, al fine di includere appunto la possibilità di condivisione dei dati. Nel comunicato stampa rilasciato oggi si afferma che «di fatto WhatsApp ha costretto gli utenti ad accettare integralmente i nuovi Termini contrattuali, facendo loro credere, con un messaggio visibile all'apertura dell'applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire con l'uso dell'applicazione medesima». Effettivamente negli scorsi mesi, con un aggiornamento prima arrivato su Android e poi su iOS, all'apertura dell'app è apparso un messaggio che richiedeva di accettare le nuove condizioni. A prima vista all'utente appariva solo il pulsante "Accetto"; bisognava scorrere fino in fondo il testo del contratto per giungere ad una casella da spuntare per poter proseguire escludendo la condivisione dei dati con Facebook. La questione nel suo complesso era giunta già all'attenzione delle autorità competenti in materia a livello europeo lo scorso settembre.

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Il secondo procedimento è diretto ad accertare il comportamento vessatorio di alcune clausole contenute negli stessi termini di utilizzo di WhatsApp, che comprendono «la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il Professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, ad oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali americani». Le clausole vessatorie sono quelle regole inserite all'interno di contratti tra società e consumatori su larga scala che risultano particolarmente gravose per questi ultimi. I consumatori sono tutelati in contratti del genere perché considerati parte debole del rapporto: si pensi al solo fatto che è esclusa qualsiasi trattativa e il contratto deve essere accettato o meno così come formulato. Tali clausole, per essere valide, devono essere singolarmente approvate per iscritto e sono nulle quelle che determinano a carico del consumatore un significato squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. A questo punto, se al termine del procedimento l'Autorità accerterà l'effettiva natura vessatoria della clausole suddette chiederà a WhatsApp di comunicare l'esito e adotterà ogni mezzo ritenuto opportuno per informare i consumatori. Per ciò che riguarda la questione sulla condivisione dei dati con Facebook, invece, WhatsApp rischia una sanzione fino a 5 milioni di euro.