Negli ultimi anni mi è capitato di rado di essere davvero contrariato da uno dei principali brand produttori di fotocamere, anche perché evito di cedere ai fanatismi e di far prevalere il mio gusto personale sull'oggettività. Un esempio concreto è quello della Canon 5D Mark IV, che ha completamente deluso le mie aspettative ma non per questo l'ho demonizzata nella presentazione, trovandomi perfino a difenderla. Per il mio lavoro speravo che avrebbe portato un netto miglioramento lato video, mentre l'azienda ha ormai chiarito che per quello ci sono le sue cineprese e si è quindi concentrata nel creare un ottimo strumento professionale per fotografi. E in quel senso sembra davvero eccellente.

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Il punto è che puoi non soddisfare le mie esigenze, ma non per questo stai sbagliando. Più di una volta, invece, ho avuto da ridire nei confronti di Sony e delle sue politiche di prodotto, ma sono stato bersagliato dai suoi fanboy. La moda del momento su internet è quella di dare addosso a Canon e Nikon ed elogiare Sony (parlo solo di Full Frame ovviamente). Per carità, i primi due hanno vissuto fin troppo di rendita, per cui ci sta che l'ottima concorrenza venga ben sottolineata, ma sono sempre stato allergico agli estremismi. Sony ha i migliori sensori, tante funzioni evolute ed una spiccata propensione per il video, tant'è che la maggior parte dei videomaker semi-pro sono passati da Canon 5D Mark II alla A7s e poi dalla 5D Mark III alla A7s Mark II (recensione).

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A quest'ultima ho assegnato 4,5 stelle, per cui si potrebbe pensare che mi piaccia tanto, ma non è esattamente così. Se infatti le sue doti sono indiscutibili ed oggettive (motivo del voto), l'ergonomia ed il feeling con un prodotto sono del tutto personali. Ad esempio a me interessa poco avere uno store di app quando poi mi fai pagare anche le funzioni che trovo gratis nelle mirrorless concorrenti; mi va bene avere tante opzioni, ma non quando sono sparse completamente a caso nei menu; trovo comoda la portabilità, ma non a scapito dell'autonomia; mi piace lo schermo articolato, ma non puoi tralasciare ancora il touchscreen; è bello avere compatibilità con tante ottiche di terze parti, ma non il fatto che quelle native costino più delle altre; sono d'accordo nel pagare il giusto prezzo per un corpo professionale, ma non se poi distruggi il mio investimento rendendolo vecchio ogni anno con una nuove versione.

Gli ultimi due punti sono quelli per cui mi sento di dire a Sony che sta davvero sbagliando. Hanno le potenzialità per diventare il primo produttore al mondo di fotocamere, sia in termini di numeri che di soddisfazione del cliente e della "critica", ma la stanno sprecando per una politica di prodotto inadatta al mercato professionale cui mirano. Chi lavora in questo mondo, ha bisogno che i suoi acquisti siano investimenti e deve avere almeno un paio d'anni per ammortizzarli, quando non qualcosa in più. E invece Sony li tratta come amatori facoltosi, che dopo neanche 12 mesi da una consistente spesa si vedono presentato il nuovo modello con la certezza che il vecchio verrà dimenticato e pesantemente svalutato. Nel frattempo, invece di concentrarsi nell'ampliare l'offerta di obiettivi con varianti smart e magari più economiche, continuano a presentare quelle lenti a prezzi astronomici che comprano in pochi, mentre la maggior parte è costretta ad usare quelle di terze parti con adattatori (su E-mount mancano purtroppo Tamron, Tokina e soprattutto Sigma). So già che molti di quelli che usano Sony (ne abbiamo anche uno in redazione), hanno da ridire su queste osservazioni, perché comunque il parco ottiche è molto cresciuto e non si può non andare avanti con le innovazioni, ma il punto è che si può farlo senza fare un torto ai propri acquirenti.
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L'esempio più lampante di cosa si dovrebbe fare ce lo porta Fujifilm, marchio che non è certo fermo sui suoi piedi e che di recente è anche entrato nel mondo delle medio formato digitali, ma che dimostra di avere un grande rispetto per i propri utenti. Intanto i modelli "pro" li aggiorna ogni due o più anni, fino ai quasi quattro trascorsi dalle X-Pro1 alla X-Pro2 (recensione), ma soprattutto rilascia continui aggiornamenti firmware dei precedenti. Basti pensare alla X100, rilasciata nel 2010 con qualche difettuccio (in particolare lato AF) e cresciuta anno dopo anno sia nelle prestazioni che nelle funzioni, fino all'ultimo update 2.11 del 2014. Tutto questo mentre erano già uscite le successive X100S e X100T. Oppure la X-E2, che poco dopo l'uscita della X-E2s ha ricevuto un aggiornamento che l'ha messa in pari su quasi tutte le nuove funzioni. Onestamente, capisco molto di più un fan di Fujifilm, proprio perché l'azienda dimostra di essere a sua volta una fan dei propri acquirenti, rispettandoli e coccolandoli quanto più possibile.

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Una prova ulteriore la vediamo oggi, con il rilascio del firmware 2.0 per la X-Pro2, che va a recuperare la maggior parte del distacco con la più recente X-T2, in particolare lato AF. Ma per certi versi è ancora più incredibile il fatto che oggi anche gli utenti della X-Pro1 del 2012 abbiamo ricevuto un aggiornamento con il firmware 3.70. D'accordo che quest'ultimo fa relativamente poco, ma basta vedere il numero di versione per capire quanto è stato fatto in 4 anni e, in tutti i casi, sottolinea l'attenzione costante di Fujifilm. Considerate anche queste cose quando investite i vostri soldi. Non basatevi solo sulle specifiche tecniche sulla carta, guardate a cosa vi serve davvero e scegliete in virtù di aspetti troppo spesso trascurati, come l'ergonomia, l'affidabilità, la varietà e qualità di obiettivi, nonché il feeling con il corpo macchina.