La mia esperienza in ambito fotografico è nata assolutamente per caso, come è successo a tanti altri. Ne ho parlato nel 2009 in genesi di un fotoamatore, il quinto articolo scritto su SaggiaMente a soli 4 giorni dalla sua apertura. Per me la fotografia è come un virus: è una cosa a cui non pensi finché non ne vieni contagiato. Può avvenire ad una mostra, per delle foto su un giornale, guardando un documentario o anche per un evento vissuto in prima persona che genera l'urgenza di raccontare visivamente il nostro mondo interiore così come quello esteriore. Essendo figlio di un fotografo, per quanto amatoriale, ho da sempre visto fotocamere, rullini e immagini, anche se mio padre ha smesso di sviluppare in casa fin troppo giovane e non ho avuto modo di vivere in prima persona questa bellissima esperienza. Mi sono dedicato alla grafica pubblicitaria nei primi anni della mia carriera lavorativa, semplicemente perché ne avevo le competenze e mi piaceva. Il contagio, come lo chiamo io, è avvenuto per un amico portatore sano di reflex e, per assurdo, è stato lo strumento a far nascere in me la voglia di fotografare. Le compatte nel 2002 erano poco più di giocattoli che non ispiravano e le DSLR, nate da pochissimo, non sembravano ancora una valida alternativa. C'erano solo due full frame digitali: la sconosciuta – per me – Contax N Digital e la Canon EOS-1Ds, entrambe troppo costose e complicate per un fotografo novello. Scelsi quindi la via della pellicola, che mi aiutò ad avere un approccio più consapevole e ponderato allo scatto, cosa che oggi si sta sempre più perdendo. Per mia personale attitudine, la formazione degli anni a seguire fu più tecnica che artistica. Purtroppo un difetto comune tra i principianti è quello di sentirsi appagati dopo aver fatto due foto appena decenti, perché non si hanno i mezzi e la cultura per valutarsi criticamente.

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Too many cameras, immagine tratta da photo.net

Non sono mai stato uno di quelli che si pavoneggia per la reflex. Ho tenuto tutto per me per quasi 10 anni e fino al 2012 la fotografia era solo un hobby che coltivavo nel pochissimo tempo libero. Non ho mai smesso di "fare fotografie", però ho approfondito poco o niente la storia dei suoi più importanti esponenti. Essendo un grande osservatore ed avendo esperienza diretta nel campo del design, ho nutrito il mio senso estetico fin da piccolo, ma è con grande rammarico che vi dico di non aver sfruttato a dovere tutto quel tempo con una fotocamera in mano, senza conoscere coloro che l'hanno trasformata in uno strumento d'espressione artistica. Negli ultimi anni sto cercando di recuperare terreno, ma continua a capitarmi di essere in difficoltà confrontandomi con colleghi di una certa esperienza e levatura quando fanno riferimenti incrociati tra opere ed autori che conosco di sfuggita o per nulla. Certo, ci sono anche quelli che si riempiono la bocca di nude verità, senza vestirle di emozioni e condirle con il sale della critica, ma in linea di principio concordo con l'idea che non si possa arrivare a dire qualcosa di interessante in nessun settore senza conoscerne la storia. È un po' come pensare di fare l'architetto apprendendo solo le nozioni tecniche: si potrà certamente progettare qualcosa di solido e magari anche possedere uno spiccato senso estetico, ma sarà molto più difficile lasciare il segno. Partire da ciò che ci ha preceduto è l'unico modo per cercare di spingersi più avanti.

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Gran parte del mio lavoro su SaggiaMente verte sull'informazione. Quando scrivo un articolo vuol dire che probabilmente ne ho letti 50: molto spesso 40 sono inutili, mentre gli altri cerco di capirli ed assimilarli. Un tempo ero un avido divoratore di riviste di settore, passate poi al digitale, ma ormai leggo tutto su internet perché è più pratico e veloce. Per quanto riguarda la fotografia, però, ritengo che la carta stampata sia ancora una nobile necessità. Non mi riferisco ai manuali, ovviamente, ma alle monografie o alle raccolte. Le prime di queste non andrebbero consigliate a cuor leggero, perché sono profondamente legate alla personale visione della fotografia. Ad esempio io ne ho una che amo di Gianni Berengo Gardin (questa), ma non sarebbe la prima scelta per un paesaggista, tanto per capirci. Ecco perché trovo più logico consigliare delle raccolte, da cui si può avere un quadro molto generale per poi decidere di approfondire uno o più autori. Siccome molti mi chiedono consigli in tal senso, ho voluto acquistare tre dei più gettonati libri del genere su Amazon: Foto:Box, Magnum Magnum, Fotografia del ventesimo secolo.

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Il primo di questi è suddiviso in 12 sezioni: reportage, guerra, ritratto, nudo, donna, viaggio, città, arte, moda, still life, sport e natura. Risponde abbastanza bene all'idea di massima che mi ero fatto, annoverando ben 210 fotografi. Purtroppo lo spazio dedicato ad ognuno di essi è davvero minimo, in quanto vi è una pagina di testo con una critica snella, una biografia striminzita e quasi sempre una singola foto nella facciata destra. Diciamo che raggiunge lo scopo di portare alla nostra attenzione tantissimi fotografi, ma si avrà sempre la sensazione di rimanere a bocca asciutta. Personalmente l'ho approcciato così: leggo la pagina di un autore e se qualcosa nella sua storia, nella critica o nella foto fa scattare una scintilla, allora passo ad una ricerca su internet per avere un quadro più soddisfacente. Se poi trovo qualcuno che mi interessa davvero, allora valuto l'idea di acquistare una monografia. Non è sicuramente un volume essenziale, ma Foto:Box può essere considerato come lo scheletro su cui poggiare un'indagine personale sull'arte fotografica. Il formato 17,2 x 22 cm è compatto, ma le immagini sono comunque godibili perché quelle orizzontali sono state ruotate per riempire l'intera facciata. Si fa un po' di ginnastica, ma almeno sono più grandi. La stampa non è un capolavoro ma è abbastanza accurata, così come la semplice impaginazione, ma avrei preferito avere un indice con un elenco alfabetico degli autori. Il prezzo è di 16,92€ su Amazon con copertina flessibile.

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Magnum Magnum è di una razza leggermente diversa, sia in positivo che in negativo. Qui i fotografi selezionati fanno tutti parte dell'omonima ed illustre agenzia fotografica, sono in numero inferiore ma in compenso più approfonditi. È interessante anche il progetto editoriale, perché per ognuno di essi è stato chiesto ad un collega della stessa agenzia di scegliere le 6 foto più significative, dandone anche le motivazioni dopo il testo biografico. Il punto di vista è dunque personale e soggettivo, per altro fornito da un altro fotografo e non da un critico fra tanti. Il lavoro della curatrice Brigitte Lardinois è comunque efficace, perché è riuscita a mantenere una buona coerenza stilistica e strutturale per tutto il volume. Un aspetto che poteva essere migliorato è l'impaginazione, perché con la volontà di separare chiaramente la parte biografica (su sfondo grigio caldo) da quella critica realizzata dal collega (su sfondo bianco), si è ottenuto un mix non troppo elegante tra testo giustificato e a bandiera, con margini troppo stretti nel secondo caso. Penso si potesse fare di meglio, ma non è fastidioso visto che si trovano su pagine diverse. Questo volume è più grande del primo con i suoi 21,6 x 26,1 cm, però il layout è più variegato, quindi ci sono anche pagine con due foto o foto su due pagine. Il risultato è godibile, vi è un pratico indice degli autori in cima ed un totale di 413 immagini stampate con una buona qualità. Il prezzo è di 27,20€ su Amazon con copertina flessibile e personalmente l'ho preferito al primo in quanto meno enciclopedico e più approfondito, capace anche di stimolare con aneddoti biografici raccontati in prima persona dagli stessi autori. Pur rimanendo comunque un po' in superficie, direi che si merita un posto nella libreria tematica di qualsiasi fotografo.

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Fotografia del XX secolo si propone con un titolo intrigante ma che può trarre in inganno. È infatti interamente basato sulla collezione fotografica del Museum Ludwig di Colonia, il primo museo a dedicare una sezione molto corposa a questa splendida arte. Analizzandone il contenuto si capisce che questo non rappresenta un limite reale, in quanto vi sono autori internazionali di altissimo rilievo e che abbracciano alcune delle principali correnti fotografiche. Dei tre è probabilmente il più piacevole da leggere per via di un impianto più scorrevole e meno rigido, ma il formato di circa 20 x 15 cm è un po' costringente per le immagini, soprattutto perché ve ne sono tantissime (oltre 850 in 750 pagine) e spesso più di una nella stessa facciata se non vicine a parte del testo. Il lato positivo di questa impaginazione è che, pur essendo meno elegante, invoglia molto di più alla lettura, proprio perché le immagini catturano meno l'attenzione e sono sempre vicine a ciò che stiamo leggendo. Inoltre si limita anche il rischio che il volume venga sfogliato guardando solo quelle. La stampa è accettabile, anche se personalmente non amo la carta patinata lucida. Manca un indice degli autori, ma in questo caso sono organizzati alfabeticamente, da Ansel Adams a Piet Zwart. Il prezzo di 12,74€ su Amazon con copertina rigida è molto abbordabile.

Nel complesso, questi tre libri non si sovrappongono. Ci sono anche autori che compaiono più volte, ma non è un grosso problema visto il differente approccio. Con i prezzi attuali si spendono meno di 60€ per tutto il gruppo, per cui la spesa è piuttosto contenuta. Per chi ha già una buona cultura in materia servono pubblicazioni più specifiche, ma questi tre volumi forniscono un'ottima base di partenza per una libreria, da usare come guida per i futuri acquisiti.