Potete amarli, potete odiarli, ma i nuovi MacBook Pro fanno parlare di sé e risulta difficile esserne totalmente indifferenti. In modo particolare, le attenzioni sono sulla Touch Bar, la striscia touchscreen che sostituisce i vecchi tasti funzione fisici. Possiamo discutere della sua effettiva utilità, dando però tempo di uscire ai Mac dotati di essa, ma il suo potenziale tecnico è davvero interessante. Come descritto da ArsTechnica qualche giorno fa, essenzialmente è come avere un computer all'interno di un altro computer. Vediamo il perché.

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La Touch Bar ha svariate cose in comune con l'Apple Watch, dietro le quinte. A partire dal SoC T1: è molto probabile si tratti di una variante della serie S adottata negli orologi di Cupertino, avendo in comune l'architettura di base ARMv7. Se è confermata la presenza di un singolo core, nello specifico potrebbe essere stretto parente del SoC S1 presente nella prima generazione di Watch. Le modifiche maggiori riguardano la presenza della Secure Enclave, necessaria alla Touch ID in quanto include e protegge dati sensibili come le impronte digitali riconosciute, e l'integrazione di un processore d'immagine, presumibilmente per assicurare maggiore sicurezza per la webcam da eventuali attivazioni non autorizzate. Oltre al SoC, anche il sistema operativo è in comune, essendo quello della Touch Bar una variante di watchOS denominata "Bridge", snellita e ripensata nell'ottica di agire da intermediario tra le due parti (Mac e striscia). La maggior parte delle operazioni viene gestita direttamente dal sistema principale, ma alcune vengono invece delegate all'accoppiata T1/Bridge: su tutte la visualizzazione degli elementi a schermo. Essendo la Touch Bar un display a tutti gli effetti, connetterla alla GPU Intel o AMD avrebbe ridotto di una unità il numero massimo di monitor esterni collegabili. Demandando l'output alla T1, invece, consente di tenere il supporto multimonitor del chip grafico primario completamente intatto.

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Apple ha pensato la Touch Bar come un complemento, non un supplemento, agli elementi già offerti a schermo da macOS e dalle app. Le linee guida per gli sviluppatori terzi sono piuttosto chiare in tal senso, delimitando le operazioni fattibili tramite la barra pensando soprattutto a rapidità e semplicità. Il perché di queste precisazioni si ritrova nella strada intrapresa da Apple sul discorso touchscreen: è precluso ai Mac e tale rimarrà (salvo ripensamenti). Come Jony Ive ha raccontato nell'intervista concessa a CNet, un computer Apple basato interamente sul tocco come strumento di input, continua a non essere ritenuto da lui efficiente. Si è preferito un approccio diverso, frutto di svariati prototipi nel corso dell'ultimo biennio e culminato infine nella Touch Bar. Quanto rilasciato è solo la punta dell'iceberg, con ulteriori interessanti sviluppi che attenderanno la gamma Mac nel prossimo futuro. Ovviamente Ive non si sbilancia, ma è lecito presumere che riguardino la collaborazione con Sonders per tastiere dotate di schermi e-Ink, indiscrezione non negata dalla startup australiana.