Come tutti ormai sapranno, Android è un sistema operativo open source. Infatti esso può essere utilizzato da chiunque per produrre un qualsiasi dispositivo, prova ne è Amazon che sui suoi dispositivi Fire preinstalla un fork (una versione fortemente personalizzata) di Android. Tuttavia, se si vogliono utilizzare i Google Play Services (comprendenti una marea di API) e fornire ai propri clienti il Google Play Store (che include anche le app stock di Android), bisogna pagare non solo le royalties a Big G ma anche rispettare una serie di criteri minimi affinché l'azienda di Mountain View conceda le dovute licenze.

google-play-services-11-2016-980x748

Google Play Services e Play Store sono aggiornati in automatico direttamente da Mountain View: i servizi e le app che compongono due delle lunghe colonne presenti nello screenshot soprastante possono essere modificati e rivisti separatamente. Non di rado, infatti, nell'elenco degli aggiornamenti delle app presente in Play Store vi sono anche i programmi stock e il ben noto APK dei Services (sebbene quest'ultimo non venga notificato visivamente, ma aggiornato in automatico senza intervento da parte dell'utente). Il Core OS (ossia Android Open Source Project, AOSP) è sostanzialmente il sistema operativo base, che può essere soggetto ad upgrade solo con una nuova versione.

Il CDD (Compatibility Definition Document) di Android 7 Nougat, pubblicato recentemente da Google, menziona delle misteriose "Android Extensions" che permetterebbero di "estendere le API gestite mantenendo la stessa versione del livello di API". Come fa notare ArsTechnica, ciò è molto simile al lavoro già svolto dai proprietari Google Play Services, solo in una forma open, stavolta. Peraltro, i file GoogleExtServices.apk e GoogleExtShared.apk sono attualmente quasi vuoti, pronti per essere popolati al primo aggiornamento utile. A giudicare dai nomi, il primo potrebbe essere proprio destinato a contenere le Android Extensions, mentre il secondo pare sia una libreria condivisa al pari della già esistente Android Support Library, con la differenza di essere in copia unica invece di dover essere implementata manualmente nelle singole app. L'unico elemento rinvenuto nella versione corrente di GoogleExtServices è relativo all'ordinamento delle notifiche per importanza, implementato con Lollipop a livello di sistema operativo ed esteso con Nougat per supportare anche le notifiche raggruppate.

Se l'intuizione di ArsTechnica dovesse rivelarsi giusta, l'arrivo delle Extensions, in aggiunta ai Play Services, permetterebbe di avere API sempre aggiornate anche sui dispositivi che non beneficiano degli update diretti di Android da parte di Google e devono invece attendere la nuova versione da parte dell'OEM, con le conseguenze già note in termini di ritardi o mancato supporto. Il tutto avverrebbe tramite il Play Store, come se si trattasse di un'app qualsiasi. Sul piano teorico, trattandosi della parte AOSP nulla impedirebbe di vedere queste Extensions utilizzate anche su dispositivi senza servizi Google, ma all'atto pratico dovrebbero essere aggiornate manualmente dal produttore del dispositivo (es. la già citata Amazon, oppure Xiaomi), non potendo contare sul Play Store. Considerato inoltre che in questi casi è il produttore stesso a implementare nuove feature per la sua variante di Android, è molto probabile che queste novità saranno ristrette pressoché ai soli prodotti "Google approved".