Nelle ultime ore sta girando sulla rete una notizia diffusa da alcuni utenti, i quali si sarebbero accorti di una grave problematica che affligge Spotify. Il problema riguarderebbe una libreria di Google Chrome, infatti il browser è celato nell’applicazione di Spotify sia per Windows che per Mac. Nel momento in cui l’applicazione è aperta, a prescindere dal fatto che stiamo ascoltando un brano o no, Spotify scrive e legge una quantità di dati spropositata sui nostri hard disk. Si parla di numeri incredibili, circa 28GB di dati che sono stati scritti e letti in solo 2,5 ore. La comunità di Spotify è giustamente insorta sulle pagine di supporto, ed in particolare il problema risulta essere grave per chi utilizza dischi allo stato solido. Si sa che questo tipo di unità riesce a sopportare un numero limitato di riscritture prima di andare incontro ad un irreversibile degrado. Se parliamo poi di 100GB di dati per una giornata d’ascolto musicale, questi non sono, a lungo andare, assolutamente sopportabili da nessun SSD.

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Per fortuna Spotify è prontamente corsa ai ripari rilasciando l’update 1.0.42 dell’applicazione desktop, sia per macOS che per Windows. Solitamente gli aggiornamenti del client avvengono in maniera automatica ma, in questo caso, vi consiglio di forzarlo al più presto raggiungendo il menù Spotify e cliccando sulla voce Informazioni su Spotify (su MacOS); da qui potete vedere quale versione avete installata e, nel caso, richiedere l’update immediato alla risolutiva 1.0.42. Una volta terminato il download basterà riavviare l’applicazione per avere l'installazione automatica della nuova versione. Purtroppo anche io, facendo alcuni test con la versione 1.0.39, ho riscontrato uno scambio dati del mio SSD assolutamente anomalo, con circa 7GB di dati scritti per ora di riproduzione, mentre i dati in lettura mi sembrano regolari. A questo punto bisogna sperare che il problema sia comparso solo di recente e comunque correre ad aggiornare all’ultima release.