Il capodanno tecnologico, come consuetudine da parecchio tempo, non avviene in coincidenza con quello solare ma alcuni giorni dopo, a Las Vegas. La fiera CES è il modo in cui le aziende di settore danno il benvenuto al nuovo anno, presentando svariati prodotti, non di rado anche top di gamma che a partire dalle settimane successive avranno il compito di reggere la presenza nel loro settore addirittura sino al CES successivo (si pensi per esempio ai televisori, che entrano in commercio anche alcuni mesi dopo la presentazione). L'unico ambito in cui i movimenti sono relativamente ridotti è la telefonia. Ormai il ruolo di passerella per smartphone e tablet spetta verso fine febbraio al Mobile World Congress di Barcellona. Ma Xiaomi potrebbe pensarla diversamente, avendo ufficializzato un evento per il CES 2017.

xiaomices2017

È la nostra prima volta. Questo il teaser, dal sapore Appleiano, con cui l'azienda fondata da Lei Jun dà appuntamento alla stampa specializzata il 5 gennaio 2017. Nella scarna descrizione dell'evento, si parla di un nuovo prodotto entusiasmante che allargherà i confini dell'innovazione sinora conosciuti. Per ingannare l'attesa e stuzzicare la fantasia degli appassionati, Xiaomi ha invitato su Twitter a provare a indovinare il nome di questo prodotto misterioso. Non cercheremo di avventurarci sul toto-nomi, anche perché ci sono ben pochi indizi e riguardo e l'azienda è concentrata in una quantità di settori davvero enorme, che annovera i cuoci riso così come i droni. Xiaomi ha grandi ambizioni e non fa nulla per nasconderle: se la cura che ci mette si avvicina sempre più ai livelli di Cupertino, la sterminata gamma che si sta formando ha più comunanze col modus operandi di Samsung. Proprio per questo preferiamo concentrarci sul perché di questo debutto al CES.

Non è che il colosso cinese fa da ora conoscenza del mercato statunitense. Già dal 2015 ha iniziato a portarvi alcuni prodotti, lontani dal campo della telefonia. Ha coltivato da molto prima, però, l'attenzione verso l'Occidente. L'innesto più importante nell'organico è stato senz'altro quello dell'ex-Google Hugo Barra nel 2013. Gli ultimi anni sono stati un susseguirsi di lanci ben riusciti, che hanno portato Xiaomi dapprima a conquistare i favori nel mercato cinese e poi ad approdare in altri paesi dell'area con elevato potenziale, come l'India. La nomea creatasi ha raggiunto anche le nostre parti, al punto di sviluppare un florido mercato d'importazione non solo per gli smartphone, ma pure per altri prodotti. Le lampade Yeelight, parte dell'offensiva nella domotica che in Cina sta spopolando, stanno attirando non pochi utenti italiani. Nella nostra community su Slack per i SaggiUtenti donatori, ci sono svariati lettori soddisfatti delle loro Yeelight, controllabili con HomeKit grazie ai plug-in per Homebridge. Personalmente, con mia grande sorpresa, sto pure vedendo parecchie Mi Band in giro (supponendo e sperando siano autentiche tutte o quasi). Le potenzialità per il successo internazionale, quindi, ci sono tutte; sta a Xiaomi sfruttarle.

Ormai la questione non verte sul se. Per raggiungere i suoi obiettivi, Xiaomi deve entrare nel mercato globale e giocarsela ad armi pari coi concorrenti storici. Il mercato cinese non basta più, c'è abbondanza di aziende nel settore tecnologico, in feroce competizione tra loro con prodotti tutt'altro che disprezzabili. Non è un caso che in tempi recenti il mantenersi ufficialmente dietro la Grande Muraglia ha portato qualche dolore a Jun, vedendo la sua creatura fuori dalla top 5 del mercato smartphone. Realtà che ben conosciamo come Huawei e Lenovo hanno affrontato tale sovraffollamento svariati anni fa, optando per buttarsi con successo nell'arena internazionale. Ciò ha avuto un riflesso positivo anche nella stessa Cina, consacrandole definitivamente ai vertici. Già lo scorso febbraio si pensava che la presentazione dell'ottimo Mi5 al MWC fosse l'occasione ideale per Xiaomi, ma non è avvenuto, vuoi per la strategia commerciale vuoi per alcune limitazioni tecniche come l'assenza della famosa banda 4G a 800 MHz, adoperata molto in Europa (a maggior ragione da chi, come Wind, non aveva ottenuto le concessioni per il 4G a 1800 MHz; la fusione con 3 le permetterà di agire anche in quella banda). Il Mi5s di fine settembre e il primo approccio vero al Vecchio Continente tramite la Polonia hanno colmato anche queste ultime lacune, dimostrando quanto ormai ben poco impedisca il salto definitivo di qualità. Avverrà al CES? Noi lo speriamo, ma non possiamo escludere che alla fine si tratterà di un lancio solo per gli USA dell'ennesimo box multimediale o di un altro prodotto non particolarmente interessante. E ci ritroveremo alcuni mesi dopo a chiederci se la tanto attesa espansione mondiale avverrà nel 2018.