La Apple di una volta non esiste più, secondo numerosi utenti Mac di lungo corso. Quella Apple che ci teneva ai suoi computer, al loro sistema operativo e all'assortimento di applicazioni produttive sia a livello casalingo sia professionale. La colpa venne, e per certi versi tuttora viene, attribuita ad iOS, che ha sottratto attenzioni alla storica piattaforma di Cupertino. I numeri, non c'è bisogno di citarli per filo e per segno, piaccia o meno danno ragione alla scommessa di Apple: tralasciando volutamente i primi intoppi visti quest'anno, nell'ultimo decennio l'iPhone è stato una forza trascinante nei ricavi, assieme all'App Store (quanto fu bene ai tempi far desistere Jobs dall'idea che bastassero le web app). Il mercato tablet è stato a lungo regno quasi indiscusso per l'iPad, e ancora adesso è il punto di riferimento nonostante le difficoltà dell'intero settore. Il Mac ormai rappresenta una piccola percentuale del fatturato di Apple, riflettendosi nell'attitudine in One Infinite Loop verso tale gamma di prodotti. Alla luce dei fatti, il fresco report di Mark Gurman su Bloomberg poco stupisce.

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*picchetta nella parte centrale* Toc-toc! C'è ancora qualcuno nella divisione Mac?

Le sue fonti interne riportano una situazione non molto esaltante per il futuro. Il team che si occupa dei Mac è quasi considerato un distaccamento a sé stante, lontano non solo dalle maggiori cure estetiche di Jonathan Ive, ma pure dalla divisione software guidata da Craig Federighi; quest'ultima è forse la frattura più pericolosa, dato che se a livello di design per mantenere o rivedere in maniera moderata qualcosa già visto non serve per forza la mano di Sir Jony, la collaborazione tra hardware e software per macOS è invece necessaria. Personalità di spicco nell'ambito Mac hanno lasciato l'azienda, i manager non forniscono una chiara direzione per il futuro e ci si mettono pure intoppi tecnici a complicare le cose. Un esempio recente di tale impasse è costituito proprio dal nuovo MacBook Pro: se già ora non c'è molta soddisfazione per l'autonomia, figuriamoci nel caso Apple avesse deciso di procedere con la strada originaria. Gli ingegneri hardware avevano pensato di adottare un design diverso per le batterie rispetto a quello abituale, che avrebbe portato maggiore durata. Peccato che in fase avanzata di sviluppo questa soluzione non è riuscita a passare un test cruciale, costringendo a tornare in fretta e furia al precedente formato per completare in tempo i nuovi portatili. Il MacBook da 12", invece, è stato bloccato diversi mesi tra il 2014 e il 2015 dapprima nella scelta se puntare sulla Lightning o su USB-C (ha prevalso la seconda) e poi tra un design più sottile (vincitore) e uno più tradizionale. Per l'aggiornamento del 2016, invece, farà poco piacere sapere che non solo si pensava al Touch ID, ma pure all'aggiunta di una seconda porta USB-C e nessuna delle due migliorie è arrivata; in compenso, ha fatto il suo debutto la tonalità oro rosa.

Le maggiori preoccupazioni, tuttavia, sono altre. Tra un aggiornamento e l'altro continua a passare tanto, troppo tempo. Considerando proprio i MacBook Pro, ci sono voluti più di 500 giorni prima del ricambio generazionale avvenuto ad ottobre scorso. Quasi un anno e mezzo, un'era geologica parlando di tecnologia. Intel ci mette del suo col lento aggiornamento dei processori, ma anche quando finalmente sono disponibili in produzione a pieno regime l'attesa da parte di Apple diventa al limite dello snervante (e sì che avranno lavorato già per un bel po' di tempo almeno con sample quasi finali delle CPU e di altri componenti). La situazione, in tal senso, diventa ancor più grave prendendo il prodotto nell'immagine soprastante. Ieri su Twitter l'utente Joel Bernstein ha fatto i suoi auguri ironici alla "attuale" configurazione di Mac Pro per i suoi tre anni:

Un altro computer parecchio bistrattato, e non certo da oggi, è il Mac mini. Ha superato abbondantemente i due anni nella corrente incarnazione, ma le attese tra le passate generazioni non è che sono state tanto inferiori. Di questo stallo non ne beneficiano le vendite né tantomeno gli utenti, specialmente i professionisti, che non vogliono più sentirsi chiedere di spendere ancora oltre 3.000€ per hardware del 2013. Per non parlare del software, con Aperture ormai in soffitta e Final Cut Pro e Logic che stanno ancora recuperando dall'importante ristrutturazione avvenuta con la versione X. Non voglio però tediare troppo nel rimarcare tali considerazioni, avendole già espresse Maurizio alcune settimane fa. Ciò che più mi preme affrontare in conclusione è questo piccolo pezzo (già tradotto) dell'articolo di Gurman, commentando un fenomeno per ora piccolo, ma lentamente e pericolosamente in aumento, ovvero lo switch a Windows:

Se più utenti Mac faranno lo switch, l'ecosistema Apple diventerà meno coeso - aprendo la porta ad abbandoni di prodotti a più alto valore come iPhone e iPad.

Col recupero che Microsoft sta ottenendo in qualità e simpatia grazie a Windows 10 e lo spauracchio del progetto Andromeda da parte di Google, lo scenario prospettato è molto probabile. Per alcuni sta già diventando realtà, incluso il nostro stesso Maurizio, come da suo approfondimento linkato poco sopra. I Mac hanno costruito molta della loro buona fama anche grazie all'appoggio dell'utenza pro e ora potrebbe innescarsi un percorso inverso, rischiando di danneggiare pure iOS, che a sua volta ha rappresentato per alcuni anni una sorta di veicolo promozionale al fine di far passare ai computer della mela utenti che prima non li avrebbero considerati. E se il cocco di casa venisse intaccato Apple potrebbe decidere in tutta risposta di portare Xcode anche sugli iPad Pro, completando la frittata. Per ora si tratta di uno scenario nefasto a lungo termine, che spero ovviamente non avvenga mai. Nel breve, invece, da Cupertino assicurano ancora attenzione per i desktop, con Gurman che pronostica l'arrivo di USB-C e nuovi chip grafici AMD sui prossimi iMac, insieme a modesti speed bump per i MacBook. Allo studio c'è pure una tastiera con Touch ID e Touch Bar, ma il suo destino commerciale è attualmente incerto.