Gli smartwatch non hanno sinora stravolto il mercato come invece si pensava. Molte aziende ci hanno scommesso sul boom, a partire da Apple e Google. Entrambe possono ritenersi piuttosto deluse di quanto ottenuto rispetto agli sforzi profusi, soprattutto la seconda, contando su Android Wear per replicare sugli indossabili quanto già visto nella telefonia. In quel di Mountain View, forse, si può peccare ultimamente di un po' di lentezza: mentre Apple e Samsung hanno spinto su nuovi modelli e nuove versioni dei loro sistemi operativi, non solo Android Wear 2.0 è stato rinviato ai primi mesi del 2017 ma i movimenti da parte dei produttori sono stati anche relativamente limitati. A parte l'interesse di alcuni nomi più analogici, come Fossil e Michael Kors, molte delle aziende di punta nel mobile hanno preferito saltare il turno. Huawei, LG e Motorola hanno continuato con la generazione 2015 (anche il Watch Urbane 2 vi rientra, nonostante il lancio di quest'anno; fu rimandato causa problemi hardware) e Sony non si è schiodata dallo SmartWatch 3 del 2014, lasciando alla sola Asus il compito di ravvivare un po' le acque. Come riporta The Verge, però, sarà la stessa Google a rilanciare a breve la piattaforma sotto tutti gli aspetti.

Render from AndroidPolice.

A svelare i piani è stato Jeff Chang, product manager per la divisione Android Wear. Ovviamente, non si è sbilanciato nelle specifiche, conservandole per l'evento di presentazione; qui possiamo solo fare affidamento sulle indiscrezioni di AndroidPolice, che prevedono almeno nelle varianti di punta la presenza di GPS, 4G e sensore di battito cardiaco. Chang ha comunque confermato che si tratta di due modelli e che saranno i primi a debuttare con la versione finale di Android Wear 2.0. Non manca inoltre un dettaglio interessante: non rientreranno nella gamma Pixel né avranno in bella mostra il marchio Google. Chi ci piazzerà il logo sarà l'OEM che li produrrà, ignoto nel nome ma che il colosso guidato da Sundar Pichai assicura avere già esperienza con prodotti Android Wear. Ciò esclude in prima istanza HTC, che sebbene in passato fosse stata oggetto di numerosi rumor riguardo uno smartwatch (e qualche prototipo è pure trapelato) non ha mai fatto il suo ingresso nel settore. Togliendo anche Samsung dai papabili, impegnata col suo Tizen, è lecito pensare che per l'occasione siano stati rinsaldati i rapporti con una tra Huawei e LG, se non con tutt'e due seguendo il copione visto sui Nexus del 2015. Appunto, i Nexus: paradossalmente al polso Big G sta riprendendo la stessa filosofia che ha da poco abbandonato lato smartphone, ossia collaborare su dispositivi flagship progettati da un'altra azienda. Forse un'occasione persa per rinsaldare il nascente brand Pixel, ma chissà che per l'attacco in prima persona non si tratti semplicemente di un rinvio al 2018, tastando intanto il campo in un modo meno rischioso.

Nel frattempo, Google sembra aver colto l'opportunità di questa chiacchierata con The Verge per pubblicare una lista completa o quasi degli smartwatch che verranno aggiornati ad Android Wear 2.0. I possessori di Asus ZenWatch 2-3, Huawei Watch, LG Watch Urbane 1-2 e Motorola Moto 360 2 potranno dormire sonni tranquilli, così come coloro che hanno mirato in alto con modelli come il Tag Heuer Connected. In sostanza, la maggior parte degli indossabili Android Wear in circolazione passerà alla nuova versione. Ci sono però delle assenze illustri, come il Motorola Moto 360 di prima generazione (ma l'azienda stessa ci aveva già messo la pietra sopra mesi fa) e il Sony SmartWatch 3, che per rapporto qualità/prezzo è tuttora uno dei più completi in circolazione, con GPS e NFC che hanno fatto capolino in altri modelli Android ben più in là. Da possessore soddisfatto, spiace vederlo fuori lista, considerato che a livello di SoC e RAM non si differenzia poi così tanto da orologi supportati come il Watch Urbane, che tra due giorni invece spacchetterà mio papà, sperando gradisca un segnatempo non tradizionale (in caso negativo, mi offrirò di adottare volentieri il dispositivo orfano). Guardando alla realtà, però, ha oltre due anni di onorata commercializzazione alle spalle e ci sta lasciare spazio a prodotti più recenti. Vorrà dire che presterò più attenzione a XDA.