Circa sei anni fa testavo i primi SSD consumer, sottolineando quanto fossero determinanti nel migliorare le prestazioni di tutti i computer. C'era molta resistenza al tempo e ricordo chiaramente i tantissimi lettori che criticavano sia i limiti della tecnologia che la mia insistenza nel consigliarla. Nel frattempo i dischi allo stato solido sono diventati più economici, capienti e veloci, al punto che la SATA III si è rivelata il nuovo collo di bottiglia. Per questo Apple è passata ad interfacce diverse, anche se ciò ha significato perdere la possibilità di un facile upgrade per l'utente. Nel 2016 si è parlato tanto di dischi M.2/NVMe e nel 2017 questa tecnologia diverrà quasi certamente lo standard de facto per la fascia medio-alta del mercato. Ma se la velocità di 3,5GB/s di un Samsung 960 Pro (attualmente quasi introvabile) può fare la differenza quando ospita il sistema operativo, le applicazioni e lo swap, i circa 450MB/s di un comune SSD SATA sono ancora più che validi per mantenere i nostri progetti in lavorazione. Con il costo che hanno oggigiorno, gli HDD meccanici hanno senso solo nel caso in cui servano per stoccare dati statici o in grandissima quantità, altrimenti i 120€ richiesti da un Crucial MX300 da 525GB rendono gli SSD sempre più allettanti.

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Il problema, però, è che mettendoli in case esterni via USB e Thunderbolt, notiamo che la velocità effettivamente sfruttabile è notevolmente inferiore. Parte del problema può dipendere dall'assenza di supporto per il protocollo UASP, ma spesso succede anche con quelli che lo hanno e che vengono venduti come esplicitamente adatti per gli SSD. Io ne ho provati diversi nel corso degli ultimi due anni, spendendo sempre cifre comprese tra 20 e 30€, ma nessuno mi ha mai soddisfatto pienamente nel tempo. Oltre a non restituirmi il 100% delle prestazioni teoricamente possibili via USB 3, ho notato una certa discontinuità venir fuori giorno dopo giorno. Per questo motivo mi sono deciso ad acquistare un case che non fosse realizzato delle solite marche commerciali, che apprezzo per tante cose ma che tendo sempre più spesso ad evitare quando si tratta di lavoro. Ho trovato quel cercavo nel Neutrino U3.1 di AKiTiO, che fa parte di una serie che ho già avuto modo di usare in passato e che non mi ha mai deluso.

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Il case è in metallo con un design che definirei industriale, dimensioni abbastanza compatte di 12,5 x 7,7 cm ed uno spessore poco superiore ai 2cm. Ho avuto altri case in alluminio che sembravano più delle lattine, mentre in questo caso si notano l'ottima robustezza e lo spessore dello chassis, studiato anche per assorbire i colpi. In dotazione si trova un cavo USB-C di circa 40cm, un comodo ferma cavo, alcune viti e quattro gommini adesivi da applicare sulla base.

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Aprire il case ed inserire il disco richiede una manciata di secondi ed un cacciavite a stella, ma continuo a non apprezzare la scelta dei piedini adesivi a copertura delle viti esterne. Funziona dal punto di vista estetico, perché si nascondono completamente, ma non è il massimo nel caso in cui si abbia la necessità di cambiare disco, in quanto si dovranno scollare e riattaccare.

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Rispetto agli altri case di AKiTiO che ho provato in passato, questo ha un design simile ma più elegante, grazie ad un frontale a specchio su cui è applicato il logo del brand in rilievo (anch'esso di alluminio). Il cavo è fin troppo rigido, forse, limitandoci un po' nel posizionamento, ma se ne apprezza la robustezza. Collegato ad una delle porte Thunderbolt 3 del MacBook Pro 2016, si sfrutta la massima velocità dell'USB-C Gen 2, ovvero 10Gb/s. Questi vanno oltre il limite dall'interfaccia SATA 3, ma ciò risulta essere un vantaggio perché si sfrutterà completamente la sua banda.

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L'MX300 che ho messo all'interno (in questo caso da 252MB), è arrivato a superare i 500MB/s sia in lettura che scrittura, cosa impossibile con la USB 3 o la 3.1 Gen 1 (che sono praticamente identiche). Tuttavia basta un comune cavo USB-C / USB-A per poter collegare il Neutrino U3.1 su qualsiasi computer con porte standard, cosa che ho fatto per testarlo sul Mac Pro. In questo caso la velocità negoziata dal case è naturalmente inferiore, infatti risulta un "Fino a 5 Gb/s" nelle informazioni di sistema, cosa che impatta sulle prestazioni del disco, che non superano i 380Mb/s.

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Conclusione

Ultimamente mi trovo sempre più spesso a ripetere il proverbio "chi più spende meno spende". Specie da quando su Amazon si è verificata questa invasione di produttori cinesi a basso costo, ho notato che le nostre case si stanno riempiendo di scatole per cose che neanche ci soddisfano al 100% ma che spesso teniamo perché alla fine abbiamo pagato poco e possono sempre essere utili. Ma ne vale davvero la pena? Qualche volta sì, devo essere sincero, se non avessi "rischiato" non avrei scoperto alcuni brand che oggi adoro (come Xiaomi) e tante altre piccole chicche che consiglio perché con marchi noti in occidente si pagano di più pur essendo uguali o addirittura peggiori. In tanti altri casi, però, non ne vale davvero la pena. Ed è esattamente questo il punto con il Neutrino U3.1 di AKiTiO, un box che si fa pagare 59€ ma che ci ripaga con grande velocità, stabilità e qualità. Può non essere necessario per tutti, non lo metto in dubbio, ma se si vuole il meglio e se si ha intenzione di sfruttare pienamente la velocità degli SSD sulle porte USB 3.1 Gen 2, questa è la risposta. Un prodotto del genere nel poteva mancare nel catalogo di MacShop, il quale ci ha anche concesso uno sconto di 5€ per i lettori di SaggiaMente con il codice SK2-U31AS-AKT valido da oggi fino al 20 dicembre.

PRO
+ Design professionale e riuscito
+ Costruzione eccellente
+ Buona dissipazione del calore grazie all'alluminio
+ Ottima velocità grazie al supporto per USB 3.1 gen 2
+ Compatibile anche con USB-C gen 1 (a velocità inferiori)
+ Supporta qualsiasi disco 2,5" SATA III fino a 12,5" di spessore

CONTRO
Nulla di rilevante

DA CONSIDERARE
| Perfetto per i nuovi MacBook Pro 2016
| Sfruttabile anche su porte USB-A (3/2) con altro cavo