Cara ENAC, scrivo principalmente da appassionato di droni o SAPR. O se preferisci RPAS o UAV, come li chiamo io. Il soggetto non cambia ed è sempre lo stesso: parliamo di un sistema a pilotaggio remoto che, come lo è stato internet sin dai suoi albori, è destinato a cambiare la vita quotidiana di tutti noi e il modo in cui utilizzeremo molti servizi in futuro. Questo è inevitabile.

Scrivo però anche da pilota e da operatore ENAC, cosa che mi permette di vedere le cose dal punto di vista professionale. In questi anni ho sempre letto con molta attenzione e grande passione tutti i regolamenti, le note informative e le linee guida che hai pubblicato. Allo stesso modo, ho seguito quotidianamente l’evoluzione della regolamentazione estera e dei programmi di sviluppo su cui le authority aeronautiche di altri paesi nel mondo stanno lavorando. Lo faccio perché il mercato dei droni l’ho scelto per il mio futuro e faccio del mio meglio per raccogliere più informazioni possibili riguardo al mio lavoro, in modo da essere competente, professionale e mai un passo indietro.

Mi permetto anche di aggiungere che ho lavorato molti anni nel motorsport, ai massimi livelli fra F.3000 prima, e GP2 e F1 poi. Per la F.3000 ho anche scritto (non da solo, naturalmente) regolamenti che sono stati poi approvati dalla FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) e quindi credo di poter esprimere una mia opinione da professionista competente per quanto riguarda la stesura di regolamenti ufficiali.

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Iniziamo dalla fine: le linee guida 2017 per RPAS

Pochi giorni fa tu, ENAC, hai pubblicato le linee guida per le analisi del rischio associato alla sperimentazione, alla ricerca, all’uso e al certificato di progetto per i RPAS (Remotely Piloted Aircraft System). La faccio breve: questo documento è incomprensibile. Non è così che si scrivono regole che dovranno essere rispettate da migliaia di piloti che, di professione, sono magari fotografi, videomaker (e queste figure sono le principali) piuttosto che topografi, agricoltori o agronomi, tecnici specializzati nei loro settori oppure appassionati che vogliono volare in regola con il loro DJI Phantom. Cara Ente, hai utilizzato termini quasi incomprensibili, formule basate su ipotesi e senza esempi pratici. Credi che si possa regolare così un settore che né tu, ENAC, né alcun governo al mondo potrà arrestare perché fa parte della nostra evoluzione e della cosiddetta “industria 4.0” o Quarta Rivoluzione Industriale?

ENAC, se vuoi mantenere un ragionevole controllo degli UAV, dei droni ad uso ludico, degli FPV racer (che cresceranno a dismisura e saranno un grande sport del futuro, lo dico da anni e ESPN e Eurosport mi stanno dando ragione) non puoi scrivere regole incomprensibili, con evidenti buchi regolamentari e con imposizioni che non fanno altro che allontanare l’utilizzatore – sia esso professionista o appassionato – dalla legalità.

Non si parte da una regolamentazione scritta per mezzi che non sono droni, bisogna fare un passo avanti, un bagno di umiltà e scrivere per favorire lo sviluppo del settore. È un tuo dovere.

ENAC, non puoi restare così indietro. Non puoi imporre cifre altissime per gli aggiornamenti degli attestati, cercando di obbligare (cosa poi fortunatamente rientrata…) tutti i piloti riconosciuti che hanno deciso di operare in regola, a spendere molti soldi per sostenere un esame pratico che ci costringe (va bene, non tutti, ma la maggior parte) a far anche corsi pratici presso le scuole abilitate per sostenere uno skill test, quando con ogni probabilità tutti gli esaminatori volano peggio degli esaminati.

Siamo praticamente l’unico paese al mondo che ha una regolamentazione così complessa, che ci obbliga ad un terminatore di volo per area critica senza considerare che anche il terminatore può fallire o non funzionare. E stando al tuo regolamento, quasi ogni area risulta critica se ci si vuole attenere ad esso alla lettera – com'è giusto che sia – e non "all'italiana". La soluzione non è aggiungere regole alle regole, come non è irrigidire il sistema e obbligare i piloti e gli operatori a spese esagerate. Così blocchi il mercato, ma questo lo sai e certo non ti interessa. Perdonami ENAC, ma trovo nel tuo comportamento una certa dose di egoismo o di ignoranza. I messaggi che ti arrivano sono evidenti e provengono da tutte le parti, sei un po’ una vittima in mezzo ad un fuoco incrociato.

È ormai chiaro che il mercato e le regole sono guidati dagli Stati Uniti e dalla FAA (Federal Aviation Authority, per i non appassionati, l’ente Nordamericano che controlla l’aviazione civile) e la FAA, con la Part 107 che immagino tu conosca molto bene altrimenti sarebbe gravissimo, ha dato una chiara indicazione riguardo a cosa succederà nel futuro di questo mercato così importante, quello dei droni aerei. Gli operatori e i piloti chiedono regole semplici e applicabili, documenti leggibili da tutti, non solo da ingegneri o matematici o esperti di logica e di statistica, ma documenti leggibili anche da un bambino. Hai presente, ENAC, quando si dice “spiegamelo come lo spiegheresti a un bambino”? Ecco, così.

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Come potrebbe funzionare?

La Part 107 si riferisce a tutti i droni – attenzione – sotto i 25 kg. e garantisco che sono praticamente tutti i droni civili e professionali, tolti quelli con utilizzi molto specifici (ad esempio un drone agricolo potrebbe superarli) o quelli militari.

Questo regolamento, pubblicato il 21 giugno 2016, agevola moltissimo il mercato e permette ai professionisti di lavorare, punto.

L’ho fatta breve anche qui. Per la Part 107 (su questa pagina una semplificazione di ciò che prevede), il drone deve essere registrato presso la FAA (gli si comunica che un certo pilota utilizza uno o più determinati droni, e li si targa con un adesivo per il riconoscimento) ma non si deve fare nessuna procedura di riconoscimento, cosa che invece tu, ENAC, imponi in modo severo ma superfluo. Il pilota della Part 107 deve soltanto superare un test di conoscenza aeronautica di base presso una scuola FAA. Sempre la FAA permette a tutti gli aspiranti piloti di seguire un corso di formazione online, erogato direttamente e ufficialmente dalla FAA. Gratis. E ti dice anche cosa dovresti aspettarti dal suo test.

E pensare che per te, ENAC, basterebbe copiare. Non ci sono brevetti sulle regolamentazioni aeronautiche. Magari si potrebbe anche iniziare dalle FAQ dell’FAA, tanto per cambiare il tuo punto di vista e tornare tra noi, nella realtà. È vero, la Part 107 in realtà sono più di 600 pagine, ma alla fine tutto si riduce a poche righe, chiare e semplici. Quindi i piloti statunitensi, pagando solo $150 (ENAC, 150 dollari, capito?) devono sostenere un test per il quale possono prepararsi gratuitamente (tanto se non passano non possono volare) e poi devono semplicemente dichiarare il proprio drone – o la propria flotta – in modo da poter iniziare a lavorare. Punto. Tutto qui. Incredibile? No, è solo semplice ed onesto. Questo è il comportamento di una authority più che attendibile che ha deciso di regolare il settore unmanned, favorendo i piloti, gli operatori, chi richiede l’erogazione dei servizi e i produttori di droni e di componenti.

ENAC, nel caso in cui non ti fossi informata, quello dei droni è già un mercato da più di 100 miliardi. È un mercato per il quale molti servizi sono già richiesti in quasi tutti i settori industriali e produttivi, e siamo solo all’inizio. ENAC, vuoi veramente cercare di paralizzare il nostro paese, perdendo il treno di questo nuovo e ricco mercato, congelando i potenziali ricavi di produttori e operatori? Vuoi davvero obbligare a spendere di più chi ha bisogno di servizi per migliorare il proprio raccolto agricolo o per ispezionare ponti e strade? L’industria estrattiva, l’agricoltura, la sicurezza, il settore foto e video, la logistica sono solo alcuni mercati che godrebbero da subito di grandi risparmi e diversi vantaggi dall’uso dei droni.

In futuro ci saranno molti più droni che aerei. Perché bloccare tutto? Perché non copiare la FAA e dare una spinta al mercato? Immagino che i vertici di ENAC non siano tra coloro che si lamentano dell’immobilità e della burocrazia del nostro paese, perché vedo questo anche proprio nel tentativo di regolamentare il nostro settore, quello dei droni, facendo tutto il contrario di quello che dovrebbe essere fatto. Resta inteso che questa è soltanto la mia opinione, quella di un pilota e un operatore, e mi auguro presto anche un produttore di UAV. Ma ENAC, perché non ti siedi e ascolti quello che tutti ti stanno suggerendo? Perché non ascolti ASSORPAS e FIAPR? O più semplicemente un semplice pilota come me?

Se credi di aver bisogno di aiuto, chiamaci e noi saremo felici di definire le regole. Ma facciamolo molto, molto in fretta perché fra qualche mese saremo tagliati fuori dai giochi e tu avrai contribuito all’ulteriore distruzione delle nostre piccole e medie imprese, impedendo anche il decollo di un settore straordinario. ENAC, non pretendere di disegnarti come esperta di un settore per il quale nessuno è esperto. L’ha dimostrato anche la FAA ma anche la CAA inglese dove, guarda caso, Amazon ha potuto legalmente sperimentare le prime consegne di pacchi.La regolamentazione per i droni deve essere semplificata, deve essere scritta in modo comprensibile e non deve limitare il mercato. Con le nuove linee guida hai raggiunto il limite, ora dicci se proprio non ti interessa oppure se ci vuoi ammazzare, sarebbe assurdo.

ENAC, ti scrivo il mio umile consiglio: visto che mi sembri in evidente difficoltà, dai un bel colpo di spugna e riscrivi tutto da zero, basta qualche mese. Solo questo farebbe notizia. E non aspettiamo EASA, guidale tu le regole, noi italiani siamo sia creativi che tecnici, tutti noi sappiamo che hai tutte le possibilità per scrivere qualcosa che abbia senso e sia fruibile. Dopotutto è il tuo lavoro scrivere regole, no? ENAC, deponi le armi, dimostra intelligenza e professionalità – oltre che etica – e riparti definendo regole chiare e semplici, senza imporre spese che rischiano di guidare tutti verso l’illegalità e che bloccano gli investimenti esteri. Guarda che basta proprio pochissimo. Basta volerlo.