Nella giornata di ieri Apple ha reso noti i dati fiscali dell'ultimo trimestre del 2016, con risultati che hanno delineato un'interruzione della flessione avvenuta negli altri trimestri dell'anno. Sicuramente i buoni esiti conseguiti sono in parte da attribuire al successo di iPhone 7 che ha dimostrato di essere un terminale maturo e gradito dal pubblico (esattamente come diceva la nostra recensione). Il successo ottenuto sembra oggi essere rimarcato da una ricerca di Strategy Analytics – pubblicata da MacRumors – riguardante le unità di smartphone immesse sul mercato durante lo scorso anno. Dai dati riportati pare che Apple abbia venduto nel corso del Q4 2016 ben 78,3 milioni di unità, contro i 77,5 di Samsung che deteneva fino a quel momento lo scettro di produttore più prolifico. In questo caso, però, è indubbio che i passi falsi commessi dall'azienda di Seul, in particolare con il Galaxy Note 7, abbiano giocoforza favorito Apple nel recupero del gap che la divideva in termini di unità vendute.

Samsung rimane comunque al primo posto della classifica considerando l'intero anno passato, con un market share del 20,8% contro il 14,5% totalizzato da Cupertino. Questi però sono solo numeri che non indicano il reale peso specifico delle due aziende poiché, come è risaputo, Apple è focalizzata sulla fascia alta del mercato – con una piccola apertura verso quella medio-alta, se si considera iPhone SE – mentre la rivale produce dispositivi rivolti ad uno spettro più ampio di utenti. Il risultato di ciò si traduce in un guadagno netto per unità venduta decisamente più modesto per l'azienda sudcoreana, poiché i suoi margini di profitto sui terminali sono mediamente più risicati.

Siccome si sta parlando di classifiche, cogliamo la palla al balzo per citarne una ulteriore stilata da World Trade Mark Review. Si tratta della Brand Finance Global 500, la quale veniva capitanata in modo stabile da Apple fin dal 2012. Ho usato il passato perché quest'anno l'azienda guidata da Tim Cook deve lasciare la vetta del podio alla rivale Google, accontentandosi di essere accodata a quest'ultima. La caduta del valore del marchio – qualsiasi cosa questo stia effettivamente a significare – è stata valutata in -27%, portandola a "soli" 107 miliardi di dollari contro i 109 della rivale. La causa è in parte riconducibile, a detta degli autori della classifica, in un «eccessivo sfruttamento della benevolenza degli utenti». In pratica sembrano ribadire, così come hanno fatto molti altri esperti del settore, che l'azienda ha tradito la fiducia di alcune categorie di professionisti in favore di altre che hanno un peso maggiore nei bilanci.

Non che la classifica di World Trademark Review sia tra le preoccupazioni principali di Tim Cook e soci, ma il malcontento di cui si parla, sebbene presente solo in alcuni ambiti di nicchia, sarà sicuramente arrivato ben forte alle orecchie della dirigenza di Cupertino; non rimane ora che vedere come (e se) Apple intenda affrontare "il problema", magari iniziando ad accelerare sul rinnovo della linea Mac, dal mini al Pro. Seppure il settore dei creativi professionisti sia relativamente piccolo in termini di fatturato, va ricordato come quello che ha saputo donare al marchio quell'aura di prestigio al tempo del "think different", prima dell'immissione sul mercato di prodotti di massa come l'iPod e l'iPhone. E se una categoria piccola ma significativa ha aiutato Apple a diventare ciò che l'azienda è oggi, non è detto che voltarle le spalle non si traduca in una perdita di prestigio con ripercussioni anche sul profittevole settore consumer.

Il perfetto ecosistema ideato da Apple, che spinge molti utilizzatori di iPhone ad acquistare un Mac (e magari un iPad, una Apple TV e così via...), può rivelarsi un'arma a doppio taglio. Qualora un utente, per esigenze personali o professionali, dovesse essere costretto ad abbandonare il Mac, avrebbe un legame in meno anche per gli altri prodotti, iPhone incluso. Le alternative allo smartphone di Cupertino sono tante e spesso niente affatto malvagie, mentre di alternative a macOS ve ne è probabilmente una sola, ma è una strada che tanti utenti dei computer Apple non vorrebbero dover percorrere. Ma se così dovesse essere, imboccata quella strada, l'abbandono dell'ecosistema diverrebbe via via molto più semplice. Per usare una metafora potremmo dire che forse i Mac non saranno lo scafo che tiene a galla la nave Apple, ma sicuramente sono l'ancora che le permette di non andare alla deriva trascinata dalle correnti del mercato.