La piattaforma Android Wear era ormai da tempo in un limbo, con un troppo modesto interesse sia da parte degli utenti sia dei produttori. Non che Google non ci abbia lavorato su, ovvio. Ma gli sviluppi di rilievo hanno richiesto parecchi mesi, lasciando nel mentre campo quasi libero ad Apple Watch e ai Samsung Gear con Tizen. Oggi finalmente è arrivato l'atteso rilancio, sia hardware sia software. Android Wear entra nella fase 2.0, con una grande mano di LG.

Le indiscrezioni susseguitesi nelle scorse settimane hanno tutte trovato conferme, a partire dai nomi dei due nuovi smartwatch: LG Watch Style e Watch Sport. Fino a qualche tempo fa ci si attendeva degli indossabili da aggiungere alla gamma Pixel, ma quanto presentato oggi è più simile al vecchio programma Nexus, dove il ruolo di Google era più di supervisione e ottimizzazione software. Nell'attesa di capire se in futuro Big G deciderà di scendere in prima persona nell'arena, manteniamoci nel presente e iniziamo parlando del Watch Style, le cui tre varianti sono raffigurate nella parte sinistra dell'immagine soprastante. Il nome dice già tutto sulla vocazione modaiola di questo smartwatch, anche a scapito di un po' di funzionalità come avremo modo di vedere.

La costruzione della cassa è in acciaio inox, certificata IP67; pelle invece per i cinturini intercambiabili. Guardando allo schermo, troviamo un pannello P-OLED da 1,2" con risoluzione 360x360, sensore di luminosità ambientale e protezione Gorilla Glass 3. A destra del display, il pulsante visto sulle precedenti generazioni di orologi Android Wear è stato sostituito da un equivalente della Digital Crown già vista negli Apple Watch, permettendo di effettuare altre operazioni come lo scorrimento tra le notifiche o l'accesso alla lista delle app installate. Entrando all'interno del Watch Style, troviamo il SoC Qualcomm Snapdragon 2100, con frequenza di 1,1 GHz e pensato espressamente per questa tipologia di prodotti. La RAM ammonta a 512 MB, mentre 4 GB sono lo spazio di archiviazione disponibile. Wi-Fi e Bluetooth sono gli unici incaricati alla connettività. Il comparto energetico prevede invece una batteria da 240 mAh con possibilità di ricarica senza fili. Tre le tonalità tra cui si potrà scegliere: titanio, argento e oro rosa.

Un set di caratteristiche che non faranno certo gridare al miracolo, ma Google e LG non hanno pensato a questo Watch Style come palcoscenico tecnologico. È più un guanto di sfida che il colosso coreano ha lanciato agli altri nomi fashion lanciatisi nella fascia media di Android Wear, come Fossil e Michael Kors, raccogliendo nell'intento pure una buona cooperazione da Mountain View. Per vedere il nuovo rivale dell'Apple Watch bisogna passare al Watch Sport, visibile sopra sulla destra. La cassa rimane in acciaio inox, guadagnando la più elevata certificazione IP68 ma perdendo al contempo la possibilità di cambiare i cinturini in poliuretano; del perché ne riparleremo a breve. Lo schermo è più generoso, 1,38" con risoluzione 480x480, e alla corona principale si affiancano altri due pulsanti, dedicati rispettivamente a Google Fit e Android Pay. Confermati anche qui lo Snapdragon 2100 e i 4 GB di memoria flash, mentre la RAM sale a 768 MB. Il supporto Pay anticipa subito la prima differenza in termini di connettività: oltre a Wi-Fi e Bluetooth, è infatti presente pure NFC. E non è l'unica aggiunta, dato che abbiamo sia il supporto 4G integrato con eSIM sia un set altoparlante+microfono per effettuare le chiamate direttamente dallo smartwatch. Più orientate all'esercizio fisico sono invece il GPS e il sensore per il rilevamento del battito cardiaco, anch'essi assenti nel Watch Style. Questo ricco set è il motivo per cui i cinturini non sono intercambiabili, ospitando al loro interno le varie antenne necessarie. La batteria è da 430 mAh, sempre ricaricabile in modalità wireless. Infine, un accenno alle tonalità disponibili, qui solo due: titanio e blu scuro.

 

L'esistenza di questi nuovi LG è strettamente correlata ad Android Wear 2.0, per cui dovranno fungere da grande vetrina. La nuova versione del sistema operativo dispone di numerose migliorie, a partire dai quadranti, ancor più personalizzabili e pienamente estensibili dalle app di terze parti formando un similare androidiano delle complicazioni di watchOS. Le funzionalità per il fitness sono state potenziate, con un rilevamento più preciso dell'attività fisica in corso e la raccolta di numerosi parametri anche sulla base dei sensori disponibili nello smartwatch. L'aggiunta del Play Store rende Android Wear quasi indipendente dal telefono a cui viene associato, consentendo d'installare e aggiornare applicazioni direttamente dal polso. Ulteriore passo per l'indipendenza è la possibilità di rispondere ai messaggi con una tastiera virtuale completa o la scrittura a mano libera, in aggiunta ai metodi già presenti come la dettatura vocale e le frasi rapide preimpostate. Oltre alla già citata piattaforma Android Pay, arriva anche Google Assistant, permettendo agli utenti inglesi e tedeschi di sfruttarne le piene potenzialità pure in un formato ridotto.

L'aggiornamento 2.0 è in arrivo per tanti dispositivi: ASUS ZenWatch 2/3, Casio Smart Outdoor Watch/PRO TREK Smart, Fossil Q Founder/Q Marshal/Q Wander, Huawei Watch, LG Watch R/Watch Urbane/Watch Urbane 2nd Edition LTE, Michael Kors Access, Moto 360 2nd Gen/360 for Women/360 Sport, New Balance RunIQ, Nixon Mission, Polar M600 e TAG Heuer Connected. Assenze di peso sono sicuramente la prima generazione di Moto 360 e lo SmartWatch 3 di Sony, entrambi però con oltre due anni alle spalle. Da utente, continuo comunque a sperare in un ripensamento dell'ultima ora per il secondo, visto che già nel 2014 introdusse caratteristiche come GPS e NFC che solo ora stanno conoscendo una maggiore diffusione nel mondo Android Wear. Meglio invece non attendere gli LG Watch Style e Sport per saggiare la nuova versione. Le vendite partono nei soli USA da dopodomani, con prezzi rispettivamente di $249 e $349. Nelle prossime settimane arriveranno anche su un numero ristretto di mercati internazionali e il più vicino alle nostre parti sarà il Regno Unito. Da questo punto di vista il rilancio poteva essere più massiccio e l'auspicio è che per vederli ufficialmente in Italia non occorra attendere tanti mesi, come purtroppo non così di rado accade.