Di tanto in tanto si considera erratamente (è capitato pure a me di pensarla così, in passato) Intel in difficoltà per la grande offensiva subita da ARM, che l'ha costretta di fatto a lasciare campo libero a quest'ultima per i processori da smartphone e tablet. Ma il colosso di Santa Clara ha tanti assi nella manica e, in aggiunta alla predominanza tecnico/commerciale sui computer tradizionali, ha solidi risultati anche da altri settori, come quello delle reti e delle memorie. Proprio il secondo campo è dove Intel si sta muovendo con ottime premesse, grazie alla tecnologia Optane.

Optane permette di raggiungere velocità molto interessanti grazie alla tecnologia 3D XPoint, che prende il nome proprio dalla sua particolare struttura interna tridimensionale, priva di transistor e con una notevole densità di celle di memoria connesse tra loro a bassa latenza. Il risultato raggiunto da Intel e Micron, che hanno collaborato allo sviluppo di 3D XPoint, è un sistema di archiviazione con prestazioni che nel corso del tempo si avvicineranno sempre più a quelle di memorie volatili come la RAM, presentando costi di produzione non troppo elevati sin da subito e un ciclo vitale maggiore rispetto alle soluzioni flash attuali.

Se lato server le memorie Optane già stanno spingendo parecchio come soluzione altamente performante, sui desktop Intel inizia un po' più piano. Lo scopo dei primi moduli sarà essenzialmente di fungere da cache, visti anche i loro ridotti tagli di 16 e 32 GB. I benefici principali li avranno coloro che utilizzano ancora un hard disk tradizionale: affiancarvi un modulo Optane permetterà di migliorare complessivamente fino al 28% le prestazioni, prendendosi cura del caricamento delle app più utilizzate e di singoli file di elevate dimensioni. Si potrebbe definire insomma una versione potenziata di Fusion Drive, che porta la coppia di unità a velocità molto più simili a quelle raggiunte da una configurazione SSD pura. Proprio vista la loro natura non è poi così improbabile pensarne ad un'adozione da parte di Apple per le varianti non di punta di iMac e Mac mini (ammesso a questi ultimi ci creda ancora).

Ad essere sinceri, tuttavia, per Optane ci aspettavamo un inizio diverso. Se si considera il forte battage fatto negli ultimi due anni, quanto arriverà in commercio dal 24 aprile (e che richiederà piattaforma Kaby Lake con chipset serie 200) è da considerarsi proprio un assaggio delle reali potenzialità, pensato soprattutto per gli OEM al fine di integrare soluzioni ibride Optane+HDD nei loro nuovi prodotti. I prezzi italiani non sono ancora noti, ma possiamo già farci un'idea con quelli americani pubblicati da Mashable, rispettivamente $44 per il modulo da 16 GB e $77 per quello da 32: sufficienti per convincere l'utente privato in fase di assemblaggio PC o sostituzione componenti a puntare sugli SSD veri e propri, dato che nella stessa fascia di prezzo si trovano prodotti di marca con 120 GB di spazio e se proprio lo si desidera anch'essi possono essere abbinati a unità tradizionali per offrire una cache ancor più capiente. Detto ciò, siamo fiduciosi che questo sia solo un antipasto di Intel volto a preparare un'offensiva molto più robusta nel corso dei prossimi mesi/anni, che sfoderi tutto quanto di buono porta in dote Optane.