La sfida tra i produttori di smartphone si gioca su una moltitudine di ambiti: design, prestazioni, autonomia, piattaforma, prezzi, supporto... Chi più ne ha più ne metta. Un altro parametro meno canonico ma spesso molto importante è però quello di saper tirare fuori il classico "coniglio dal cilindro", un trendsetter, ottenendo consensi da subito o dopo una breve resistenza fisiologica iniziale. In questo senso Apple è stata senz'altro una delle più attive, sin dal primo iPhone. Se Android è quello che conosciamo oggi lo si deve anche all'operato dell'azienda di Cupertino, che ha convinto gli utenti e il settore della bontà di certe soluzioni per l'esperienza d'uso e l'interazione col proprio dispositivo, tanto hardware quanto software. Ci sono altri esempi fattibili: passata l'onda negativa dell'antennagate, l'iPhone 4 ha indotto ad esigere di più in termini di materiali per la fascia alta di mercato, col risultato che oggi questa ricercatezza sta facendo proseliti persino in certi entry-level. I display Retina hanno sensibilmente alzato l'asticella della qualità di visione, rendendo ormai di fatto obbligatori almeno 300 ppi anche per gli smartphone dei cestoni nei negozi. Possiamo citare altre caratteristiche ancora, come i 64-bit o il sensore d'impronte, che hanno conosciuto un'esplosione di popolarità dopo l'adozione nel 5s. Pure la porta Lightning, se vogliamo, è iscritta a questa categoria di "rivoluzionari", spingendo lo standard USB verso la comodità di un connettore reversibile.

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Negli ultimi tempi, invece, è sempre più difficile assistere a situazioni che fanno sobbalzare tutti dalla sedia. Quelle che fanno dire all'utente e/o al produttore rivale: «la voglio anch'io assolutamente». Ricercando in Apple un caso da prendere in esame, mi viene in mente il 3D Touch. Ad oggi, gli smartphone Android che hanno adottato un'analoga tecnologia si contano sulle punta delle dita, tra i marchi principali solo Huawei e Xiaomi ci hanno tentato. La prima addirittura sembra stia già abbandonando i suoi sforzi a riguardo, non essendoci alcuna menzione nelle specifiche tecniche del P10 Plus al Press Touch, di cui invece il predecessore P9 Plus disponeva. Il rilevamento della pressione esercitata non sembra dunque aver fatto breccia, tanto nel mondo del robottino verde quanto in generale tra gli stessi utenti iOS, preda ambita degli altri OEM. Se vi fosse stato un serio interesse l'avrebbero reso ben chiaro. Non tutto è stato comunque scartato: Google ha trovato un modo efficace (vedasi paragrafo "Software della recensione del Pixel) di implementare la funzionalità forse più utile del 3D Touch, ovvero le scorciatoie rapide, attraverso il tradizionale tocco prolungato. Ben lontani comunque dal poter considerare quanto lanciato da Apple un trend.

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Se guardo in casa Samsung, invece, l'intoppo arriva da dove meno ce lo si aspetta. Ok, i Galaxy con schermo Edge hanno venduto tantissimo, ma pochi concorrenti li hanno emulati. E non penso che Samsung faccia la preziosa nelle forniture di pannelli: col giusto accordo finanziario le sue linee produttive sono disponibili a soddisfare le esigenze di qualsiasi altra azienda, rivali incluse (vedasi rapporti con Apple). Credo piuttosto che, come per il 3D Touch di Apple, non si siano trovati dei veri vantaggi derivanti dagli schermi Edge. Le features software proposte da Samsung non hanno convinto e la curvatura si è rivelata anche problematica in termini di usabilità, inducendo spesso in tocchi involontari. Non c'è dubbio, però, che esteticamente piacciano molto, tant'è che la maggior parte degli smartphone odierni presentano un minimo effetto di curvatura, anche se questo è relativo al solo vetro e viene comunemente denominato 2.5D. Complessivamente, però, si può ben dire che la curvatura dello schermo non sia mai diventata un trend per il settore.

D'accordo, si tratta un po' di trovare il pelo nell'uovo. In fondo la cosa importante per Apple e Samsung è continuare a vendere i loro prodotti a badilate e il fatto che gli altri produttori snobbino tali tecnologie è assolutamente indifferente, se non addirittura un vantaggio che gli consente di continuare a distinguersi. Ma dimostra quanto sia diventato davvero difficile negli ultimi anni trovare qualcosa che faccia breccia nell'intero mercato smartphone e non solo in specifici modelli. Vari tentativi si susseguono e si stanno susseguendo. LG è stata la prima a proporre la presenza di uno schermo secondario per notifiche e interazioni rapide, insistendo qualche mese fa col modello V20; a gennaio ha fatto seguito HTC con una propria variante di tale caratteristica. Durante il Mobile World Congress 2017 di Barcellona, alle sue ultime ore di attività, abbiamo assistito addirittura a due potenziali cambiamenti.

Il primo caso riguarda LG G6, presentatosi al mondo col suo particolare display arrotondato agli angoli e col curioso rapporto d'immagine 18:9. Qui la domanda sorge spontanea: perché può già essere considerato tra i tentativi di "trendsetter"? Perché il Galaxy S8 avrà una conformazione molto simile, come mostra il render pubblicato dal noto evleaks:

Passiamo al secondo caso, che vede come protagoniste Huawei e Lenovo/Motorola. Sono di fascia commerciale diversa, ma credo sia ben visibile una similitudine tra i dispositivi presentati al MWC. Entrambi hanno il sensore d'impronte davanti (non è un pulsante) e curiosamente lo utilizzano alla stessa maniera per sostituire tramite gesture i tre tasti di navigazione software proposti come standard da Android. Questione probabilmente di praticità, per giustificare meglio la collocazione in avanti, ma la coincidenza d'intenti si fa notare. Soprattutto considerando che il già citato S8 è destinato a fare la mossa inversa, ossia passare ai tasti software dopo anni in cui si erano preferiti quelli hardware. Si sta delineando in sostanza uno scontro tra due diverse filosofie di esperienza d'uso, e solo i prossimi tempi permetteranno di capire se rimarranno confinate ai loro proponenti oppure troveranno esteso gradimento, arrivando a creare un trend.

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In realtà, però, se si guarda bene possiamo notare qualcosa farsi strada, proprio come ci si aspetta da un "trendsetter". E proviene, tanto per cambiare, da Apple. Lo scorso anno Huawei P9 e LG G5 si fecero pionieri del sistema dual camera, ma con scopi tra loro diversi (la prima puntava soprattutto sulla resa anche in condizioni difficili di luminosità, mentre la seconda sull'ampio angolo di campo). Poi arriva a settembre l'iPhone 7 Plus e chiarisce in che modo possa essere ben sfruttato il secondo sensore: uno zoom ottico, di piccola entità ma pur sempre senza artefatti digitali. Non solo molte rivali, incluse le soprammenzionate Huawei e LG, stanno rispondendo a tono ma vengono mostrate anche soluzioni concrete, come quella di Oppo, per migliorare il sistema. Stai a vedere che in fondo a spuntarla anche stavolta sarà la mela.

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